
Ascoltare il question time di ieri al Senato ha dato una sensazione sempre più evidente: la politica italiana sta smettendo di essere governo, visione, strategia o difesa degli interessi nazionali per trasformarsi definitivamente in un talk show permanente. Una recita continua dove ciascuno entra in scena per strappare il titolo di giornata, la clip da social o l’applauso della propria tifoseria, senza alcun interesse reale verso ciò che serve al Paese.
Il livello del dibattito ormai è desolante. Non esiste quasi più confronto sul merito, non esiste costruzione, non esiste nemmeno la volontà di trovare un punto utile alla nazione. Esiste solo la demolizione sistematica dell’avversario, anche quando i dati, la situazione internazionale e persino l’evidenza raccontano qualcosa di più complesso.
Ascoltare interventi come quelli di Matteo Renzi o Francesco Boccia lascia sinceramente una sensazione di vuoto politico impressionante. Ore passate ad attaccare il governo su qualsiasi tema possibile, senza però spiegare quale alternativa concreta avrebbero oggi tra guerre, crisi energetiche, instabilità industriale europea, debito pubblico e pressione internazionale crescente.
Questo non significa che l’attuale governo sia perfetto o immune da critiche. Sarebbe ridicolo sostenerlo. Ma tra mille difficoltà, qualcosa sul piano economico e soprattutto diplomatico lo sta comunque portando a casa. L’Italia oggi mantiene una posizione internazionale più centrale rispetto a pochi anni fa, riesce ancora a dialogare con Washington, Bruxelles, Medio Oriente e Nord Africa, prova a difendere la propria manifattura e tenta di restare agganciata ai grandi tavoli strategici in una fase storica devastante per l’Europa.
Eppure dall’opposizione non arriva quasi mai una critica utile, tecnica o nazionale. Arriva solo una continua campagna di logoramento. Una politica che sembra tifare per il peggioramento della situazione pur di colpire il governo in carica. Questo è il passaggio più inquietante.
Perché una opposizione seria controlla, corregge, propone e quando necessario attacca. Ma dovrebbe anche avere il coraggio di riconoscere ciò che funziona nell’interesse del Paese. Oggi invece sembra prevalere un meccanismo tossico dove il fallimento dell’Italia diventa quasi un investimento politico.
Nel frattempo il cittadino assiste a questo teatrino sempre più distante dalla realtà quotidiana fatta di stipendi compressi, imprese in difficoltà, pressione fiscale, energia cara e perdita progressiva di competitività industriale. Mentre il Paese arranca, una parte della politica continua a comportarsi come fosse ospite fisso di un salotto televisivo degli anni Novanta.
Ed è forse proprio questa la sensazione più amara: non vedere più statisti, ma opinionisti con l’immunità parlamentare.
Piero Terracina

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