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Quell’uranio al 60 per cento è prova provata delle bugie degli iraniani

Nella bella città portuale di Haifa, la gente venerdì si è affollata lungo il mare azzurro scrutando l’orizzonte per vedere arrivare la Gerald Ford dalle acque di Creta. Meglio di un calmante, mentre si aprivano nel Paese i rifugi collettivi, i dipendenti dell’ambasciata americana non indispensabili ricevevano l’indicazione di lasciare il Paese sugli ultimi voli civili e Tel Aviv respirava profondamente l’aria marina prima del buio, quando tutto può accadere. Alla tv il portavoce dell’esercito diceva: state tranquilli, noi vegliamo. Intanto, le agenzie battevano, oltre all’incontro urgente di Trump col suo team, l’avviso riservato dell’IAEA, l’agenzia dell’ONU per l’energia atomica. È spuntato ieri dalle carte che conservano i segreti del nucleare iraniano: a Isfahan, uno dei siti nucleari più importanti, sotto terra, nel profondo, sono oggi conservati parecchi dei 450 chili di uranio arricchito al 60 per cento, una percentuale che si spiega soltanto con l’intenzione di costruire bombe e testate atomiche destinate a obiettivi dichiarati, ripetuti, esposti come diabolici corruttori del mondo islamico che gli ayatollah vogliono edificare a spese dell’occidente

di Fiamma Nirenstein | 1 Marzo 2026

Nella bella città portuale di Haifa, la gente venerdì si è affollata lungo il mare azzurro scrutando l’orizzonte per vedere arrivare la Gerald Ford dalle acque di Creta. Meglio di un calmante, mentre si aprivano nel Paese i rifugi collettivi, i dipendenti dell’ambasciata americana non indispensabili ricevevano l’indicazione di lasciare il Paese sugli ultimi voli civili e Tel Aviv respirava profondamente l’aria marina prima del buio, quando tutto può accadere. Alla tv il portavoce dell’esercito diceva: state tranquilli, noi vegliamo. Intanto, le agenzie battevano, oltre all’incontro urgente di Trump col suo team, l’avviso riservato dell’IAEA, l’agenzia dell’ONU per l’energia atomica. È spuntato ieri dalle carte che conservano i segreti del nucleare iraniano: a Isfahan, uno dei siti nucleari più importanti, sotto terra, nel profondo, sono oggi conservati parecchi dei 450 chili di uranio arricchito al 60 per cento, una percentuale che si spiega soltanto con l’intenzione di costruire bombe e testate atomiche destinate a obiettivi dichiarati, ripetuti, esposti come diabolici corruttori del mondo islamico che gli ayatollah vogliono edificare a spese dell’occidente: gli USA, Israele, l’Europa. È una quantità molto pericolosa di uranio quella nelle mani di un regime che ha costruito invece che acquedotti e scuole missili che possono arrivare a 3500 chilometri di distanza, ipersonici e ultrasonici, e droni per Putin; che ha costruito una catena d’acciaio per occupare il Medio Oriente, nutrita di affari sporchi come il grande commercio di droga, utilizzando sia l’estremismo shiita degli Hezbollah che quello sunnita di Hamas, formando alleanze spurie con tutti i despoti del mondò, e a casa sua schiacciando col suo calcagno omicida dissidenti, donne, gay.

La trattativa, se è ancora in piedi e riprenderà a Vienna come dicono, non va bene: l’Iran non vuole consegnare agli USA il suo pacchetto di uranio, è la sua forza, non l’ha mai fatto anche quando gli sarebbe convenuto, quando aveva promesso e aveva firmato. I suoi cittadini soffrono le sanzioni per la menzogna continua degli ayatollah che invece esportano i loro miliardi a Mosca, in Turchia, in Cina. Adesso la guerra è all’orizzonte. Sembra che l’Iran abbia consumato la sua ultima occasione, chi crede più a trattative che sono finzioni e rifiuti. E dunque, occorre un fronte unito, anche europeo finalmente,  per mettere fine allo strangolamento delle dinamiche mondiali, alla smania di conquista che assedia senza tregua il Medio Oriente. Stamani si poteva leggere sul Financial Times un pezzo dell’onorato analista e vicedirettore Janan Ganesh, molto liberal: diceva le guerra non funzionano più, che comunque non ottiene i risultati che ci proponiamo, tanto vale farne a meno.  Vorrei vederlo seduto qui stasera, con le mani in mano, mentre medita sull’inutilità di combattere, ad aspettare l’uso dei 450 chili di uranio arricchito e i missili ipersonici iraniani, mentre da il bacio della buonanotte ai suoi bambini. E intanto si viene a sapere anche, come è successo oggi, che l’Iran ha già rifornito di missili Hamas a Gaza, di kalashnikov e esplosivo i palestinesi di Ramallah, e di un miliardo di dollari gli Hezbollah in Libano. 

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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