Dunque, in questo paese parolaio e cialtrone, privo del pur minimo senso di dignità ma capace di evocarlo in piazza ad uso e consumo di una presunta morale pubblica, offesa e pronta a farsi stucchevole argomento di lotta politica, si può morire di lavoro nero, di sfruttamento e di onesta povertà, senza che una sola anima bella abbia un sussulto di coscienza e ce ne renda generosamente partecipi.
Dunque, nello stesso giorno in cui si celebra il funerale di cinque donne vittime di una scelta dura e disperata di vita, di un sacrificio di se’ portato alle estreme conseguenze, siamo stati assordati dal vituperio parlamentare sullo squallido suggerimento di un nuovo nome per il partito berlusconiano, con tutta la sfilata delle vergini vestali in servizio permanente effettivo di fronte a telecamere e taccuini sempre pronti a registrare le loro stantie cantilene, come se avessero qualcosa di davvero importante da dire.
Dunque, le scicchissime esponenti di “Se non ora quando?”, così pronte a spendersi per l’etica e la virtù da volerle imporre per legge, così generose del loro tempo e delle loro risorse personali nello scrivere manifesti, appelli, convocazioni in piazza a difesa della dignità delle donne drammaticamente macchiata dalle escort al sevizio del potere, non hanno trovato il tempo – essendo probabilmente prese fino agli occhi dalla lettura di centomila intercettazioni che effettivamente impegna assai – di emettere un suono, un fiato, di buttar giù una riga di compassione per cinque donne vittime della peggiore negazione dei loro diritti che si possa immaginare.
Dunque, vien da chiedersi in cosa ragionevolmente ed autenticamente consista questa dignità delle donne di cui tutti parlano a vanvera, di cui tutti si intestano la titolarità, di cui tutti si dichiarano difensori, quando poi invece di riconoscerla sotto le macerie che hanno sepolto cinque vite si volta la faccia da un’altra parte perché la rissa sguaiata su una battuta volgare rende molto di più in termini spicci di presenza mediatica.
A suo tempo, la sottoscritta si dissocio’ pubblicamente dalla manifestazione di febbraio indetta da “Se non ora quando?”, dandone motivate ragioni di cui oggi, purtroppo, vede tutte le reali motivazioni nel silenzio vergognoso che ha accompagnato la tragedia di Barletta. Se dovessimo indicare con precisione e senza tema di sbagliare dove sta la dignità delle donne, diremmo con certezza che sta nelle vite stroncate delle cinque operaie che pur di lavorare, di campare male ma onestamente, di tenere in piedi le loro travagliate famiglie, hanno scelto di rinunciare ad ogni tutela per il semplice motivo che nessuno – ne’ le istituzioni ne’ i sindacati ne’ i privati ne’ alcun nobile comitato di fancazziste snob – gliele ha date perché nessuno si e’ mai curato della loro esistenza. In vita come in morte.
Se dovessimo scegliere adeguate rappresentanti delle donne da mandare in Parlamento, le andremmo indubbiamente a cercare tra le altre troppe donne nelle altre troppe Barletta di questo paese ignobile, certe di aver trovato in loro una cognizione di causa che ahimè alla Marcegaglia sfugge, visto che lei sotto tutela ci e’ nata ed ignora per sua fortuna cosa significhi vedersi negare ogni diritto in ogni maledetto giorno della propria vita.
E questo non e’ bieco populismo, ma solo la presa di coscienza – l’ennesima ma certo la più amara – dei paradossali risultati prodotti nei decenni da una politica elitaria gestita come un club esclusivo dove le donne fanno da contorno al potere, sono derivate del potere, per nascita o matrimonio o scelta compromissoria di vita, e non hanno alcuna remora a dimenticarsi delle loro simili che, nel migliore dei casi, sono viste come rivali da temere, nel peggiore come fantasmi lontani anni luce dalle loro vite privilegiate.
Diciamolo: se le fighette di destra e di sinistra che a vario titolo stanno a Roma smettessero di sfilare in Aula come in uno showroom, di frequentare palchi di Fondazioni ed Associazioni molto glamour, di biascicare il birignao pseudo colto ed autenticamente tarocco con cui parlano e straparlano in ogni occasione, e smuovessero le loro chiappette palestrate e le loro boccucce siliconate in giro per l’Italia, quella vera, quella del lavoro nero, quella delle donne che tacciono e subiscono ogni ricatto pur di lavorare, forse potrebbero giustificare almeno il lusso indecente in cui le manteniamo.
E se le esponenti di “Se non ora quando” smettessero di accapigliarsi per un contratto miliardario in Rai, per un finanziamento pubblico al proprio film, per l’ultima pubblicità di biancheria intima contrabbandata per opera d’autore, e cominciassero ad occuparsi dei problemi di vita quotidiana delle donne di questo paese, magari risulterebbero un tantino più credibili nei loro appelli per la dignità delle donne, qualora questo fosse un tema da loro realmente conosciuto e persino approfondito.
Ma nulla di tutto questo può accadere, e dunque le donne, quelle vere, quelle che conoscono solo battaglie di quotidiana sopravvivenza, continueranno a cavarsela da sole, a sopravvivere da sole, a morire da sole – a dimostrare che la dignità, sostantivo femminile singolare, non conosce altra declinazione che quella della coscienza individuale.
ChiBo

Beh, peccato, io non le ho lette, se per caso esistono ancora fammelo sapere! Quanto a lei, la vedo solo da qualche giorno avendo dopo tanti anni di nuovo la TV italiana e devo dire che é onnipresente! Ma rappresenta bene il Partito della gnocca.
Occupiamoci delle altre gallinelle, il pollaio Montecitorio è pieno.
Caro Paolo, qualche anno fa, quando la Santanche’ straparlava contro le coppie di fatto – lei era allora convivente con il padre di suo figlio – o si inventava su due piedi paladina dei diritti delle donne musulmane, scrivendo improvvisamente libri ed articoli manco fosse candidata al Nobel, la beccai ripetutamente e con gusto, perché godeva di una tale esagerata ribalta mediatica che andava bilanciata. Posso dire che avevo colto e scritto allora tutte le incongruenze e le superficialità del personaggio che poi con gli anni sono divenute più evidenti fino a renderla una patetica macchietta. Oggi non ho alcun desiderio di occuparmi di lei, perché quello che avevo da dire l’ho già detto, mentre trovo molto più interessante sottolineare le incongruenze delle presunte eroine di Se non ora quando, quelle che vogliono la morale di stato, ma poi vivono nei privilegi e se ne fregano delle donne che vivono e muiono senza tutele.
La gallina pare non sia neanche cosi stupida secondo studi recenti, in ogni caso fa l’uovo e sfido qualsiasi umano a produrne di simili e di commestibili….
Ma la Santanché, qualcuno l’avrà votata? L’altra sera parlava dei valori, i suoi, e della sua coscienza, ma non ne ha azzeccata una, e anche per i conti dello Stato aveva delle grosse difficoltà a controbattere la gionalista del Sole 24 ore! Chiara ci illumini!
Osservazione per Paolo Francia:
Come fa una gallina (il massimo rispetto per le galline e mi scusino per l’infelice accostamento alla Daniela nazionale) senza cervello ad avere un pensiero per inquinare qualcosa?
Me lo spieghi in modo scientifico, a meno che non voglia far ricorso a Lourdes e ai miracoli di Nostra Signora che nella sua infinita misericordia può ogni cosa, anche donare cervello a chi non lo possiede.
Mi piacerebbe che tu analizzassi la personalità (disturbata) di Daniela Santanché e dei suoi “valori”. Questa Sarah Palin all’amatriciana che pare vivere su un altro pianeta, inquina ogni trasmissione TV col suo pensiero. Se non fosse anche comica, l’unica cosa che la salva, andrebbe presa a schiaffi. Potresti darle te uno “schiaffo” alla Pensalibero?!?