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Quello che le donne dicono.

Si pensa ma non si dice. Nessun uomo dica a donne cosa devono fare. Ecco le parole del nuovo candidato sindaco di Roma. Come darle torto. A proposito.. ma le femministe dell’ancient secle che fine hanno fatto…

di Carla Ceretelli | 20 Marzo 2016

“Non è giusto e mi dà un senso di angoscia per il nostro futuro vedere che chi difende i propri diritti viene pubblicamente sbeffeggiato….Se dovessimo considerare la mole di lavoro compiuto dalle casalinghe nel complesso della loro vita, ci troveremmo di fronte a cifre di ore lavorative superiori a quelle degli occupati nelle fabbriche e nei campi.” Leonilde Jotti.

Dopo 70 anni dal voto alle donne.. quanta strada da fare.. non per le donne ma per tutti.
2 giugno 1946 All’Assemblea Costituente vengono elette 21 Donne su 556 complesivi.
Oggi alla Camera dei Deputati siedono 198 Donne su 630,  il 31,4%.
E le donne , le precarie della scuola di oggi,  ricordano le mondine e i loro scioperi della prima metà del secolo scorso,  30 giugno 27, 17  maggio 44…
Mentre si dissertava su unioni civili omosex e stepchild adoption ci siamo dmenticati o abbiamo accantonato il nocciolo del problema. Il maschilismo che ancora si insinua e considera la donna nella sua specificità fisica prima che morale e intellettuale.
Meloni docet  Insieme  a Bedori sua eventuale, ma pare di no ormai,  omologa milanese. Cari signori uomini.. non ce la fate, non tutti, a togliervi quella puntina di maschilismo che bene o male vi è rimasta appiccicata  nonostante gli sport estremi delle signore. E alcuni non ce la fanno nemmeno a tapparsi la bocca quando è il momento di tacere,  a  non esternare ciò che eventualmente e liberamente  si pensa, come si dice  garbatamente e insulsamente oggi, a collegare  il cervello con la bocca.
Si pensa ma non si dice.
E un candidato sindaco dell’urbe non se lo può permettere. Come le gazebarie.
E per citare una grande donna, Levi Montalcini, rare sono le persone che usano la mente, poche quelle che usano il cuore, uniche quelle che li usano entrambi.
Ora, in tutta sincerità, quello che si disse  nei confronti di  Madia, quando all’ottavo mese accettò un ministero fattivo e attivo, si fa per dire, si deve  ammettere anche per Meloni.  Chi sa che cosa significa  essere mamma, prima durante e dopo, non può negarlo.  Inutile arrampicarsi sugli specchi sostenendo che una donna è più brava e quindi se la cava. Che può usufruire di  una tata svizzera  a tempo pieno… inutile. Nel  periodo della gravidanza e ancor più in quello puerperale, la donna si dedica totalmente, di cuore e di mente,  alla creatura in una simbiosi che solo chi l’ha provata può comprendere. Dunque mi va di ripetere quello che pensai allora. Atro sarebbe stato, comunque,  se già Madia fosse stato un ministro e se  già Meloni fosse sindaco.  Ma accettare un compito o candidarsi a un ruolo che oggi tutti considerano un salto nel buio.. ce ne vuole.  Ora, Madia l’abbiamo già sperimentata e dunque, dolcemente,  l’accantoniamo.  La Giorgia sarebbe  un’ottimo candidato, si, con l’apostrofo, e forse un bravo sindaco ma, come ha lei stesso sottolineato presa dal sacro fuoco della gravidanza appena iniziata, forse sotto effetto ormonale,  non era il caso di candidarsi. Perchè fare un bambino e occuparsene richiede tempo e impegno.  E inutile munirsi di tate e nonni, emozioni e pensieri  sono legati indissolubilmnte alla   culla, almeno i primi mesi.  Non è per niente una facile decisione.
Ma se pensa  di avere la forza di farlo…In bocca al lupo, deve essere sostenuta e non osteggiata più di tanto.
Se c’è davvero qualcosa che rende diversi i sessi, e non trattasi di sessismo, è appunto la gravidanza.  Oggettivamente.
Ma, da qui ad  accettare che  un uomo dica quel che ha detto il Bertola, che più grezzo e rozzo  non si può.. no, ce ne corre. Stai a casa a fare la mamma che è la cosa più bella del mondo…
Via orsù, si pensa, ma non si dice. A un alter ego, a un  concorrente. Che non è chiaro se lo è interno o esterno alla propra parte.
Su Bedori, casalinga disoccupata e grassa, non  si sa cosa dire. Tutti, ma proprio tutti, da Spadolini al divo Giulio per non parlare dei   crozzati  di oggi, i politici o comunque uomini (mi rifiuto di aggiungere donne, che da sempre son comprese nel termine homo  e non cambia comunque il cervello di nessuno  citandone  il genere) pubblici sono stati ironicamente offesi e satirizzati  a più non posso. Da sempre. Questo dimostra quanto i pentastellati buttati là senza avere un minimo di esperienza politica, siano inadeguati. Altrimenti saprebbero che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. In politica ci sono troppi squali, sostiene colei che cade dal pero….e si toglie i sassolini dalle scarpe.
“Sghignazzano quando lo psicoguitto dà del ladro o dello psiconano a qualcuno.
Ma come vergini cucce alzano i loro lai e squittiscono “aita, aita” se qualcun altro sfotte per un po’ di ciccia…” commenta un caro amico feisbukiano.
Qui c’è un grande equivoco. Nessuno dice, almeno pochi lo dicono, che la donna deve smettere di lavorare se è incinta, che non è  stato patologico salvo eccezioni.  A parte i sindacati.  Dipende dal lavoro. A questo proposito ho avuto in uesti giorni  contezza di lavoratrici “usurande o usurate” che devono lasciare il lavoro obbligatoriamente quando si accorgono di esere gravide. Anche se stanno benissimo e continuerebbero a lavorare  volentieri. Trattasi di chi lavora nell’artigianato, tipo saloni  di coiffeur…
Ecco,  questo sì che aiuta le donne.
Intanto Silvietto bello dà di matto facendosi plagiare dall’ex  protettore civile, esortando a distribuire case e mandare a scuola i bambini rom..che chi vuole ce i manda già, e ripetendo che le mamme devono stare a casina loro a rimirar il bebè.  Mentre la Giorgia e Matteo 2 ottengono consensi dalle alpi alla punta di Porto Palo di Capopasssero…
Pubblicato in : EditorialeTag: anni, assemblea costituente, bambino, camera dei deputati, futuro, lavoro, meloni, mondo, persone, scuola, secolo scorso, sindacati

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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