Schiumano di rabbia i giornali di destra al dilagare delle piazze inondate di “sardine” ormai in ogni angolo di Italia. Hanno fiutato il pericolo, che è duplice. Le probabilità di vittoria del centrodestra in Emilia Romagna si assottigliano. E le adunate di Salvini non hanno più il ritmo di una marcia trionfale ma rischiano di assumere quello di una via crucis.
Gli stessi giornali e leaders politici che ogni giorno descrivono in stato comatoso il PD, ora lo accusano di “essere dietro” alle piazze nelle quali ragazze e ragazzi, donne e uomini, si stipano come sardine. Dunque, il PD sarebbe tanto morto da riuscire, senza che ce ne accorgiamo, a manipolare decine di migliaia (per ora!) di persone, fino ad instradarle in raduni affollatissimi: molto più di quanto lo siano le adunate salviniane. Non è un ragionamento semplicemente demenziale, è molto peggio. E’ un ragionamento che da per scontato che milioni di persone che hanno già bevuto ogni tipo di panzana (a destra come a sinistra, grillina o salviniana o di vattelappesca chi) berranno anche questa.
E, invece, la novità è proprio la ricomparsa esplicita e messa in piazza, non più sommessa e timida, del dubbio: una categoria che in un Paese poco incline alla laicità temevamo si fosse talmente affievolita da non contare più niente. “A gareggiare tra i puri – diceva il vecchio Nenni – troverai sempre qualcuno che ti epura”. Così, questo movimento delle sardine, nato da poco e dal futuro ancora indecifrabile, potrebbe avere innescato il processo che porta alla definitiva messa in soffitta della “seconda” e del progetto di “terza” repubblica. Le grida e l’incitazione all’odio di Matteo Salvini, come il Vaffa di Grillo, le campagne contro la “casta” di certi giornali, giornaletti e giornaloni, e prima ancora il tifo becero per le manette ai tempi di Tangentopoli, avevano determinato la vittoria dell’antipolitica sulla politica. Ora le sardine ci dicono che l’antipolitica, di cui Salvini è diventato il simbolo più evidente, non può rappresentare il futuro. Con il loro dissenso, vivaddio, hanno rotto anni di conformismo e di certezze immotivate. E’ una pagina bianca tutta da scrivere. Ma è pur sempre una pagina nuova.
Nicola Cariglia

…dunque, per le sardine “l’antipolitica, di cui Salvini è diventato il simbolo più evidente, non può rappresentare il futuro”. Fin qui la parte più facile, quella “destruens”,. Ma la più utile, quella “construens” dove e da chi comincia?…
Lo chieda alle sardine. E anche a Salvini magari…
Caro Direttore, via.. una volta tanto camminiamo dalla stessa parte!! Sono convinto, anzi sicuro, che la maggior parte delle sardine sia rappresentata da splendide persone che si stringono quando arriva l’onda più grossa; immagino facilmente tra loro una moltitudine di elettori che non vanno a votare da chissà quanti anni… e che si guardano tra loro un po’ smarriti perché smarrita hanno la strada dell’impegno civile e della speranza di un domani migliore. Detto questo, mi piacerebbe affiancarLa nella viva speranza che qualcosa possa accadere, ma negli ultimi vent’anni (come precisamente da Lei evidenziato) abbiamo assistito a tanti tentativi di bellaciao, di vaffa, di mani pulite e di girotondini che si sono persi in breve anche dalla memoria degli italiani. Resto convinto della bontà del pensiero pentastellato, della necessità di “pulire” il mondo politico, di togliere rendite di posizione, promuovere la meritocrazia, ecc. (altro non aggiungo per non rubare gradito spazio epistolare) ma mi accorgo che nonostante i buoni propositi, l’italiano medio legge i giornali e ascolta tanta, tanta televisione Ahimè! Per questo, sabato scorso non ero tra le 3500 sardine in piazza a Perugia.
Cordialmente attento, saluti cari
Capisco , caro Bonavia, che anche le delusioni politiche richiedono tempo per consolarsi.
Credo, con tutto il rispetto per l’autore dell’articolo, che qui ci troviamo di fronte al momento più alto dell’antipolitica, al trionfo del movimentismo che travolge definitivamente le regole.
D’accordo con Hamel. Se le ” sardine ” fossero il ritorno alla politica, avrebbero bisogno di emulare le Dandini o i Vauro, o addirittura i Grillo? Se le “sardine ” fossero qualcosa di nuovo dalla sinistra spiritosa, si sarebbero accorte che “Bella ciao” è una canzoncina ripetitiva e pure bruttina, con un’epica da Grand Hotel, e magari avrebbero assunto a propria bandiera la assai più trascinante ” Fischia il vento..”. Ma le folle in cerca di protagonismo finiscono sempre per emulare il peggio.