Negli anni ’80 chi scrive curò per la sede Rai regionale documentari sui sindaci di Firenze dell’immediato dopoguerra: Pieraccini, Fabiani, La Pira. Conclusi la trilogia pensai intervistando un fiorentino purosangue.. Scelsi un mito della mia giovinezza: Gino Bartali. Gli telefonai e fissammo un appuntamento al Piazzale Michelangelo, alla Loggia. Li stimava tutti e tre, anche perché li aveva conosciuti personalmente:Pieraccini lo chiamò appena liberata Firenze perché il Generale Alexander voleva ringraziarlo per avere liberato 49 civili inglesi rinchiusi a Villa Selva al Ponte a Ema.; Fabiani, quando era Presidente della Provincia, gli dette in uso un garage perché quello suo, così disse Bartali “Me lo aveva requisito Scelba”; a La Pira lo accomunava la l’amicizia con il Cardinale Dalla Costa.
Gli offrii un caffé ma lui “Ho furia”, mi disse e si infilò in macchina. Lo fermai e gli chiesi se era disponibile a raccontarmi la sua carriera, la sua vita. Stava chiudendo lo sportello “Ormai Firenze mi ha dimenticato- mi disse -, dalle altre parti, invece tutti mi festeggiano”.“Ma per Andrea, Luigi, la Biba e i nipoti- replicai – la sua storia un giorno sarà un bel regalo da rivedere e da riascoltare”. Si fermò. ”Forse si può fare, ma non a casa mia. Sergio Zavoli per “Le veline del ventennio” mi fece saltare tutte le valvole”. Una battuta che ha fatto ridere di cuore Zavoli.
Nel 1987 girammo il documentario per l’Istituto Luce, regista Gianni Marchetti, un musicista livornese autore di molte canzoni, una delle quali ha sfondato per la prima volta, nel 1961, il milione di copie dei 45 giri con “Legata ad un granello di sabbia”, cantata da Nico Fidenco.
Girammo il documentario tra Firenze e Roma. A Firenze intervistai Paietta e Pavarotti, emozionatisimo davanti a Gino. A Roma intervistai Andreotti e Gino mi parlò della nota telefonata di De Gasperi, in Via della Missione al n., 4 nel punto in cui fu ferito Togliatti nel 1948.
Dopo quel documentario – dal quale il regista Negrin e l’ottimo interprete Favino hanno tratto alcuni spunti del carattere di Gino- nacque una solida amicizia che mi ha fatto capire la sua personalità, al di là dei tanti luoghi comuni sul personaggio.Tanti i ricordi. Sempre – soprattutto negli anni in cui serviva fare propaganda politica utilizzando anche lo sport – si è detto che Gino era un baciapile, un bigotto. Gino era un uomo la cui una fede era tutt’uno con la sua forza morale. Una volta mi chiese di accompagnarlo a Poggibonsi per ritirare un premio. Era prevista una messa. Si mise a pregare sottovoce, ma al Pater Noster cominciò a declamare, a pregare ad alta voce. Mi disse in un orecchio: “Questa preghiera mi piace perché l’ha detta Gesù, le altre le hanno inventate i preti.”
Era un chiacchierone, si diceva. In realtà era un generoso, quando raccontava episodi della sua vita sportiva e umana era preciso nei particolari, ma era un uomo responsabile. Mi telefona il giorno dell’Epifania del 1993: “E’morta la Dama Bianca, Mosca mi ha invitato alla sua trasmissione sportiva. Porto anche l’Adriana.”
Nell’intervista i soliti argomenti, la borraccia (che invece era una bottiglia), il Tour del ’48 e così via, ma poi Mosca gli chiese:”Ora parlami della Dama Bianca”. Secca la risposta al tentativo di scoop: “Non ne voglio parlare, bisogna rispettare la memoria di chi non c’è più.” E Mosca rimase a bocca aperta.
Andammo a Roma per l’anteprima del documentario intitolato “Grazie Gino” organizzata dal Comune di Roma. Infaticabile un addetto stampa del Comune di cognome Pica, uno dei figli di Claudio Villa, il cantante a cui Bartali fu vicino nelle ultime ore della sua vita. Gino giunse su un barcone tutto infiorettato, c’erano i fuochi d’artificio. Scese a terra e mi disse: “Hai visto? Qui le feste le sanno organizzare perché mi vogliono bene.” Il documentario gli piacque: “Perché ho parlato solo io senza le bugie di voi giornalisti”, commentò sorridendo.
Chi scrive è stato capo della segreteria del Prof. Giuliano Amato sottosegretario della Presidenza del Consiglio negli anni ‘80. Nello schedario delle onorificenze vidi che Bartali nel 1953 era stato nominato Ufficiale, mentre giovani campioni di calcio, erano state conferite alte onorificenze. Proposi ad Amato di promuovere a Gino con il titolo di Grande Ufficiale. Terminata l’ intervista in Via della Missione, lo accompagnai a Palazzo Chigi. Amato gli porse il diploma: “Questo è un riconoscimento per quello che ha fatto per lo sport e per il Paese,” e aggiunse: “ Io sono sempre stato bartaliano, ma lei tanti anni fa mi fece perdere il campionato di tennis all’Università di Sant’Anna di Pisa.” “Io cosa c’entro?” “Prima di affrontare la finale giunse la notizia che una certa tappa aveva vinto Fausto.” Individuata la data Gino si dilungò a spiegare le cause della sconfitta.
Qualche anno dopo, nel 1993, il Prof. Amato, Presidente del Consiglio, passò da Firenze e si fermò a casa mia. Gli chiesi se riteneva possibile proporre Gino per l’onorificenza più alta.“Conosci la procedura Aggiorna il curriculum e mandami tutta la documentazione il prima possibile” Risposi: “Certo, hai ragione, Gino ora ha già 78 anni….” E lui di rimando: “No, l’urgenza non c’entra niente con l’età di Gino, il problema è un altro: presto cadrà il Governo.” Gino quando ebbe in mano il diploma di Cavaliere di Gran Croce mi disse: “Qui a Firenze, non ci aveva pensato mai nessuno che potessi meritarmi questi titoli”. E mi abbracciò.”La data del telegramma che comunicava il conferimento dell’onorificenza era quella dell’ultimo giorno del Governo Amato, il 22 aprile 1993.
Giovanni Errera
Un nostro lettore scrive:
Sono un giovane che ha ammirato Bartali nella ricostruzione fatta dal registra Negrin e molto ben recitata dall’attore Favino.
Vorrei sapere dall’autore dell’articolo se è vero che Bartali e Coppi divisero le simpatie dei rispettivi tifosi tra democristiani e comunisti.
Risponde Giovanni Errera
Un piccolo esempio: Bartali appena liberata Firenze andò a Roma in bicicletta per una gara. A una trentina di chilometri daRoma un gruppo di giovani volontari, col fazzoletto rosso al collo che facevano esercitazioni prima di andare al fronte, appena lo videro urlarono: C’è Bartali, è un fascista! Ora ti fuciliamo subito.
Gino reagì e riconobbe due giovani di Firenze Enzo F. e Aquilano C . Bartali rivide qualcuno del gruppetto a Roma durante la gara che gridavano a Bartali dandogli del fascista. La sera a cena in un locale rivide uno dei facinorosi, passando la serata a far baldoria.
“Quando tornai a Roma- diceva Bartali andai alla sezione del P.C.I. della zona di Gavinana. Vidi arrivare un mio conoscente, tale Alessi il quale mi disse che era il segretario della Sezione.
Gino gli raccontò l’episodio delle minacce e gli fece il nome dei due fiorentini..
L’Alessi si infuriò: “Li butto fuori. e così fece in nome dell’amicizia e per riparare il torto subito da Gino.
Qualche giorno dopo davanti al negozio di Piero Linari, presente Nello Ciaccheri il quale disse a Gino:
“Sono il fratello di quello che non ti ha fucilato. Io l’avrei fatto. Se n’é ammazzati tanti per sbaglio, uno più o uno meno…”
Questo era il clima dell’immediato dopoguerra. L’aspetto clamoroso è costituito dal fatto che dal Partito Comunista di allora non veniva radiato nessuno, ma la personalità di Bartali era tale, dal punto di vista sportivo e morale che ltri, indussero quell’Alessi a un atto di coraggio.

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