Ha compiuto 40 anni la democrazia sanitaria italiana, introdotta nel 1978 dal Servizio Sanitario Nazionale. Andiamone fieri. Tra i tanti mali italiani ci sono alcune frontiere buone o addirittura di eccellenza: tra queste la sanità gratuita uguale per tutti. Come pe la Giustizia nelle aule dei tribunali, andrebbe scritta nei pronto soccorso e nei padiglioni: La Sanità E’ Uguale Per Tutti. Almeno potenzialmente.
Poi come è vissuto e gestito il sistema del Servizio Sanitario Nazionale nelle varie regioni e province italiane è un altro conto, è un’altra storia. Ma il principio della cura sanitaria a carico della collettività uguale per gli alti e i bassi, per i magri e i grassi, per i poveri e per i ricchi, per i biondi e per i mori è stata ed è una bella rivoluzione che appartiene alla grande ondata di riforme che ha caratterizzato i più o meno mitici anni Sessanta e Settanta. Fino agli anni Ottanta.
Pensate che in quelle manciate di anni l’Italia vide introdurre la riforma agraria e quella del lavoro, riforme economiche e riforma sociali e civili, possiamo dire che quelli sono stati gli anni del consolidamento delle libertà e dei diritti introdotti all’indomani della Costituente, della Costituzione e della proclamazione della Repubblica. Lo ha detto chiaramente il presidente della Repubblica Mattarella al momento delle celebrazioni per il quarantennale del Servizio Sanitario Nazionale nel dicembre scorso: «Voglio ringraziare tutti i protagonisti del nostro eccellente Servizio Sanitario nazionale. Questi 40 anni rappresentano una storia importante per il nostro Paese, una pagina ampiamente positiva che ci pone all’avanguardia nella comunità internazionale. Dobbiamo mantenere e sempre più migliorare questa condizione attraverso l’opera, l’impegno, la passione e la dedizione di coloro che a vario titolo fanno parte del Servizio sanitario nazionale. Vorrei ringraziarli molto. La Repubblica vi è grata». Ogni parola di questo messaggio del presidente Mattarella disegna e proietta l’importanza strategica della riforma.
Uguaglianza, diritto, partecipazione sociale, aderenza al territorio attenzione ai bisogni sono i tratti della modernità di questa riforma di cui godiamo i vantaggi a tutt’oggi. Al netto ovviamente dei casi di malasanità e di degenerazione gestionale con i ben noti eventi di corruzione.
Ma come diceva un mio amico grande manager dell’organizzazione del lavoro un conto sono le mappe organiche e le caselle funzionali e un conto quando ci metti i “bipedi”, cioè le persone che devono incarnarle e riempire di significato quelle caselle: di solito va bene altre volte va male.
Difendiamo e valorizziamo il Servizio Sanitario Nazionale perché è una delle cose più indovinate dal nostro sistema politico nel corso dei suoi 70 anni di vita democratica. Da una banale influenza ( ma nulla è mai davvero banale) alla cura di una malattia severa e grave come una leucemia o una diverticolite con perforazione qui e ora possiamo contare su un sistema di assistenza e cura di alto livello e di costo zero; quella stesse assistenza e cura che in altre grandi democrazie del mondo costerebbero milioni di euro selezioni censuarie incomprensibili per la nostra cultura sociale e civile.
Anche le polemiche giuste sulle liste di attesa possono dare una mano per capire come il territorio nazionale sia molto differenziato e soggetto ad evoluzioni della stessa apolitica sanitaria: un reparto, una divisione una azienda sanitaria può cambiare dal grigio al rosa in poco tempo a seconda del rinnovo della sua gestione e dell’introduzione di nuovi meccanismi e nuovi strumenti.
Per esempio ci sono tempi lunghi in Calabria ma tempi molto corti in Basilicata secondo ultimi rilevamenti. In zona positiva ovviamente terre e regioni che vanno da Bolzano alla Lombardia dalla Toscana al Piemonte e Veneto.
I tempi di attesa per una tac o una risonanza o per una visita agli occhi possono dimezzarsi o quasi annullarsi e si fa innovazione organizzativa e gestione dei flussi di richiesta: tutto è migliorabile basta volerlo e disegnarlo con la condivisione di tutti gli attori.
Ci vogliono le idee giuste nelle persone giuste e con le persone giuste. Così il Servizio Sanitario Nazionale potrà essere sempre più adatto ai bisogni e sempre più democratico. Dal pronto soccorso alla lungo degenza.
Fabrizio Binacchi

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