Un contratto di governo tra due partiti che si erano insultati fino al giorno prima? Gia’ visto! Qualcuno raggiante che si affaccia al balcone? Gia’ visto! Un popolo sfiduciato al voto, “tanto peggio le cose non possono andare”? Gia’ visto! L’ esplosione di populismo in Europa, scossa da movimenti anti-immigrati, anticorruzione, anticapitalismo, antisemiti? Gia’ visto anche questo. E tutto in un periodo, quello della Repubblica di Weimer che si concluse nel 1934 con la nascita del fenomeno nazista e la conseguente ascesa di Hitler al potere, saldamente mantenuto sino alla tragedia finale.
Potrebbe essere anche “Déjà vu” il titolo del saggio scritto, in tempo reale, mentre tutto il “gia’ visto” oggi accade, da Siegmund Ginzberg, storico, saggista, giornalista per anni inviato all’ estero, che invece ha preferito intitolare questo libro, edito da Feltrinelli, “Sindrome 1933”. Un invito a riflettere rivolto ai suoi contemporanei italiani, ma anche europei.
La sequenza dei “déjà vu” e’ lunga e, pertanto, impressionante. Spirito di solidarieta’ additato come “spazzatura umanitaria” (oggi, buonismo); l’ odio per le èlite, additate come la fonte di ogni ingiustizia; contro la cultura “dei professoroni”, come qualcun direbbe oggi; contro i giornali, o “giornaloni”, colpevoli di remare contro. Senza contare che uno dei primissimi provvedimenti del ministro degli interni del governo Hitler, Wilhem Frick, fu chiudere le porte agli immigrati, in gran parte poveri ebrei dell’ est Europa che fuggivano ai progrom e alle persecuzioni, nella speranza di fuggire in America dopo aver attraversato la Germania. A questo si aggiunge una politica tesa a raccogliere ogni protesta, ogni lamentala, ogni desiderio del popolo cui viene regolarmente promessa soddisfazione, anche a scapito delle casse statali tedesche, sempre piu’ svuotate – piu’ che in nome del popolo in quello della propaganda di regime -, tanto da obbligare l’ allora ministro dell’ economia Hjlmar Schacht, ad escogitare strumenti diabolici di rimpinguamento virtuale del tesoro di Stato. “Hitler – ci ricorda Ginzberg, che in questo saggio ha profuso una puntuale e pignola documentazione da storico – prometteva qualcosa a tutti, fregandosene dell’ ortodossia economica, dell’ indebitamento e dei rapporti internazionali”.
Perche’ leggere questo libro? La risposta e’ affidata alle parole dell’ autore. Per dare una spiegazione a quella “sgradevole sensazione di déjà vu” veicolata dalle notizie di ogni giorno”. Per ricordarci che “ci sono, in molti paesi, leader poco raccomandabili, arrivati al potere sull’ onda di un voto popolare”. “Sono andato in cerca di analogie, che sono per definizione imperfette, e forse anche superficiali, non come strumento di polemica o propaganda, ma come strumento di comprensione” . “Temo – scrive Ginzberg – il presente che imita il passato inconsapevolmente, magari senza accorgersene. Ecco perche’ sono andato in cerca di analogie”. “mi preoccupa – osserva – una specie di coazione a ripete involontaria, il riaffacciarsi di dinamiche, meccanismi che avevano portato al disastro la Germania di Weimer, e con lei l’ intera Europa”. La storia non si ripete mai allo stesso modo, ma le dinamiche tendono a ripetersi, anche se non ce ne rendiamo conto. Il guaio e’ che sappiano a cosa hanno portato nel passato, ma siamo ciechi circa il futuro.
“SINDROME 1938”, di Siegmund Ginzberg, Feltrinelli. 16 euro.
Grazia Carifi

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