I due alleati del governo gialloverde, Di Maio e Salvini, è da giorni che se le stanno dando di ” santa ragione “. Colpi bassi. Ogni occasione è buona per insultarsi. Di Maio definisce Salvini “un pugile suonato ” e Grillo vorrebbe prenderlo a calci nel c… Salvini replica duramente, e senza problemi ” sparacchia ” sul premier Conte. I cinquestelle accentuano la loro natura giustizialista e forcaiola e giocano abilmente sulle vicende giudiziarie che hanno colpito la Lega. La Lega replica accusando i grillini dei ritardi sulle riforme, dall’ autonomia regionale alla flat tax. Ogni quotidiano , ogni telegiornale parla ormai solo dei loro litigi. L’ occupazione mediatica è completa. Si vedrà dopo il voto del 26 maggio se le baruffe sono vere o costruite unicamente a scopo elettorale. Anche le elezioni amministrative che si terranno nella stessa giornata delle europee, a partire dalla regione Piemonte, passano in secondo piano. E il PD ? Non pervenuto. Surclassato nell’ opposizione a Salvini da Di Maio, emette ogni tanto un debole vagito. Poco comprensibile la comunicazione elettorale, con un segretario molto modesto mediaticamente, il PD è letteralmente scomparso dalla campagna elettorale, giocando un ruolo residuale e da perdente. Sembra solamente accontentarsi di superare il venti per cento. Ma mai, in tutti questi giorni è riuscito a presentare una proposta politica forte ed innovativa. L’ unico approccio è contro il nemico nero Salvini, ma su questo campo il M5s lo batte ampiamente. Una parte consistente del gruppo dirigente del PD pensa ad un futuro di governo coi cinquestelle e questo non fa altro che portare voti proprio ai cinquestelle. Sembrerebbe proprio che Tafazzi sia ancora il leader della sinistra italiana. Una sinistra logora e vecchia che odora ancora di naftalina.
Roberto Caputo

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