
Era l’ottobre 2006. Cominciava una nuova presidenza per l’Italia dopo il settennato di Carlo Azelio Ciampi. Cominciava il più che settennato di Giorgio Napolitano, primo capo dello Stato rieletto nella storia della Repubblica. Mi capitò in quell’ottobre del 2006 di condurre e moderare un incontro alle scuole di Monterenzio, provincia di Bologna, tra gli allievi e la moglie del Presidente. Mica “solo” una moglie, ma una protagonista della cultura e dell’azione politica: Clio Bittoni Napolitano. Ecco i ricordi, attualissimi, Per me. Arriva con sorriso, a passo svelto, saluta sindaci, presidenti, presidi ed autorità varie.
E’ la prima uscita pubblica di Clio Bittoni Napolitano, moglie del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E ha scelto una scuola della provincia bolognese, non una qualsiasi ma la “Falcone Borsellino” di Monterenzio, calanchi dell’Appennino e della storia del Novecento, dove da anni gli studenti svolgono ricerche sui temi della legalità e della cittadinanza attiva: C’è anche Rita Borsellino e c’è la Presidente della Provincia Beatrice Draghetti. Con al Preside Massaro son a un tavolo di tutte Signore e che Signore, e cerco di moderare dando la parola agli studenti e alle “relatrici”, con gli occhi puntati del servizio protocollo cerimoniale del Quirinale e dei colleghi di tutta la stampa che non si sono lasciati sfuggire l’occasione ghiotta.
Lei, la signora Clio Napolitano, avvocato e nonna, ci mette un attimo a mettere a proprio agio tutta la platea: “Vedete, vi ringrazio per questa occasione e saluto al signora Rita Borsellino, che con la sua attività…” Ci mette un attimo a entrare in dialogo diretto con gli studenti. “Com’è la sua giornata al Quirinale?” “Cerco di continuare la mia vita anche se le regole del Palazzo sono più improntate a quelle dei Papi e dei Savoia che non allo stile di una Repubblica”. Brivido. La Signora Clio non ha problemi, anzi aggiunge. “Sono iscritta ad un partito e non vede perché non debba fare iniziative di quel partito anche se sono la moglie del Presidente della Repubblica”. E’ molto diretta, gli studenti apprezzano. 25 domande, a raffica, dalla mafia alle donne, dalla guerra alla libertà e al suo ruolo di donna nelle istituzioni.
Due ore a raffica con insegnamenti che valgono più di tante lezioni. “Fate tante esperienze, cercare di conoscere tante comunità, perché identificarsi in una sola persona significa correre il rischio di scatenare odi pericolosi”. I titoli del giorno dopo sulla linea: “Io una contestatrice al Colle”. Simpatica e determinata sostenitrice di libertà e autonomia.
Come ha registrato nel suo pezzo in nazionale su Repubblica il giorno dopo il collega Valerio Varesi, amico e scrittore, la signora Napolitano ha simpaticamente contestato anche me, il conduttore/moderatore. Il contesto è : la donne sono più capaci di assumere identità plurali perché hanno una esperienza di vita più ricca e varia, dal lavoro alla famiglia e possono passare dalla politica alle cose quotidiane con più naturalezza. Gli uomini invece quando finiscono la loro carriera tra partiti e istituzioni non sanno più cosa fare. Scrive Varesi su Repubblica: Fabrizio Binacchi giornalista Rai si rivolge agli studenti: “Ragazzi quanti di voi vogliono fare politica da grandi?
“ E Mentre si alza una mano solitaria, la signora Clio Napolitano interviene a contestare ancora: “La domanda è mal posta perché non ci deve essere una distinzione netta tra i professionisti della politica e la società” Voilà. A conferenza terminata e dopo la consegna di fiori,targhe e doni, Clio Napolitano mi saluta con sorriso e aggiunge: “Scusi per la precisazione sulla sua domanda ma guardi che io con i giornalisti non sono buona come mio marito”. E tra gli applausi e i saluti sale sulla berlina grigia grigia, con la scorta a distanza e torna verso Roma. Una mattinata di storia.
Fabrizio Binacchi

Proprio una bella lezione di politica. Ovvero, come si può passare una vita intera al fianco di un personaggio che si è fatto mantenere dalla comunità per 60 anni svolgendo mansioni impiegatizie senza infamia e senza lode e, soprattutto, senza lasciare traccia del suo operato per la nostra nazione. In cambio della sua dedizione e della sua fedeltà, viene ripagato con centinaia di migliaia di euro annui che passeranno in eredità a figli e nipoti. Di questa porcheria la signora Clio Bittoni Napolitano non ha fatto alcun cenno. Preferisce dare lezioni di vita agli altri.
Con tutto il rispetto per la Sig.ra Clio io sono molto amareggiata per non dire altro.La morte di gheddaffi che deve pesare sulla coscienza della Francia e dell’Italia a cominciare da chi la rappresentava,ha cambiato in peggio tutta la situazione del mondo arabo,la primavera ha significato la devastazione della democrazia in tutti i paesi che volevano cambiare,si ma in peggio.
Che errore!