
Si parla da diverse settimane di guerra in Sudan, ma non molti sono a conoscenza che in Sudan dove è ancora vigente la pena di morte, si pratica ancora la crocifissione, questa tortura , un vero supplizio che esiste da quasi tremila anni ed è tuttora in uso anche in Arabia Saudita e Birmania e anche altrove.
Dal punto di vista religioso/dogmatico nel simbolo della croce sono racchiusi tutti i dolori del mondo, ma al tempo stesso contiene anche tutte le risurrezioni del mondo. C’è la morte ma anche la speranza. La croce richiama anche alla crocifissione, una croce che parla di morte, una morte atroce, ogni cristiano sa da dove deriva il simbolo della croce, la croce si riferisce alla scena della crocifissione di Cristo.
Il significato di questa pratica disumana come pena di morte, non ha nulla a che vedere con la simbologia e con la fede. E’ una questione di brutalità, di ingiustizia, terrore e sadismo, potrei aggiungere anche altro, ma le parole non servono, ma ciò che è ancora sorprendente è che esistono luoghi a Manila nelle Filippine per esempio, dove per la commemorazione della morte di Cristo, durante la Pasqua, e quindi non come una pena di morte, qualcuno si fa crocifiggere veramente, per rivivere la passione e la sofferenza di Cristo, queste pratiche sono condannate dalla Chiesa.
Le tecniche:
Anche durante il nazismo pare usassero la crocifissione nei campi di concentramento, con la differenza, rispetto a Cristo, che il condannato era appeso con le braccia sopra la testa, con i piedi liberi. In questo modo vi era un soffocamento molto rapido.
La crocifissione, chiamata Haritsuke, era conosciuta anche in Giappone. Fu introdotta nel periodo Sengoku (1467–1573), dopo 350 anni senza pena di morte. I guerrieri Ninja (le spie del Giappone feudale) attraverso la repressione dei fedeli, ridussero a pochissimi devoti il cristianesimo giapponese nel 1640 d.C.
Il 2 febbraio del 1597 il samurai Toyotomi Hideyoshi ordinò la crocifissione mediante la tecnica detta Hikimawashi. La tecnica è del tutto simile a quella della crocefissione di Gesù. I condannati furono crocefissi e immediatamente dopo infilzati da sotto con una lunga lancia nella gola, per una morte molto rapida.
Oggi la crocifissione è usata come metodo di esecuzione capitale oltre al Sudan in Arabia Saudita, Birmania, ma anche in Siria. Si parla di crocifissione nella Sura nel versetto 5,33 del Corano.
In Iran è in disuso, ma teoricamente prevista.
Amnesty International ha denunciato ottantotto crocifissioni nel 2002 nella regione del Darfur, in Sudan, l’ultima sembra risalire al 2013.
La pena di morte comunque è da condannare in tutte le sue modalità, ed è ancora prevista nell’ordinamento legislativo di 53 Paesi.
A titolo informativo altre pratiche violente sono state denunciate nel 2019 dalla Commissione ONU che ha documentato il ripetuto reclutamento di bambini soldato in sud Sudan, e l’ampia diffusione di pratiche di violenza sessuale e stupri di guerra.
Dania Scarfalloto Girard

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