Non ha alcun senso paragonare, come ha fatto una parte della stampa, l’incontro di Roma dei 27 leaders europei per i sessanta anni della firma dei trattati, con l’enorme bagno di folla che, in contemporanea, accompagnava la visita di papa Francesco a Milano. Cosa si vuole dire: che Francesco è circondato dal rispetto e dall’amore della gente, quale sia lo strato sociale, e che l’idea dell’Europa e tutta la classe politica sono ormai insopportabili all’intero nostro Paese e non solo?
A me pare una visione rozza e un abuso insopportabile di uno dei tanti luoghi comuni che prendono spesso il luogo del pensiero. Quando mai gli incontri istituzionali, ancorchè internazionali, sono caratterizzati dal tifo da stadio? E quante altre volte, invece, abbiamo assistito a Pontefici che dovevano farsi largo tra folle acclamanti per muovere un passo? Abbiamo forse dimenticato che viviamo in un’epoca nella quale i tradizionali valori sono in crisi senza che altri si siano ancora affacciati all’orizzonte? Non è la prima volta che spiritualità e religione diventano l’unico elemento al quale appigliarsi.
Contrariamente al temuto, il vertice di Roma si è svolto senza incidenti. Forse il rischio era stato sopravvalutato. In ogni caso, plauso sincero al ministro dell’interno, Minniti. Probabilmente molti giornalisti erano stati allertati e dislocati in vista di un enorme afflusso da tutta Europa, di malintenzionati in vena di incidenti che, al contrario, non si sono verificati: non gli incidenti e nemmeno, se Dio vuole, il grande afflusso. In mancanza di ciò, molta stampa non ha trovato di meglio se non dedicare la propria fatica al raffronto, improponibile tra il calore attorno a papa Francesco e l’indifferenza romana per tanti illustri personalità politiche del vecchio continente. Si capisce: se scrivere è fatica, ancora di più sarebbe stato studiare per affrontare i veri contenuti dei quali si sarebbe dovuto scrivere: i nodi attuali non risolti, un serio bilancio di questi sessanta anni che tenesse conto dei pro e dei contro, senza vellicare, acriticamente gli umori negativi dei “populisti e dei “sovranisti”, o quelli positivi a prescindere degli euroburocrati e di altre categorie avvantaggiate. E si è trattato di una patente dimostrazione di doppia superficialità. Perché quello con il Papa è un raffronto sbagliato non solo dal punto di vista quantitativo, ma ancora più qualitativo. Perché quel milione di persone accorse per Francesco, non fanno risaltare il disinteresse per l’Europa. Perché, per dirla con le parole del bravissimo Umberto Minopoli. “La folla cristiana e’, invece, spirito europeo.E’ voglia di identita’. E’ ansia per lo stato dei nostri valori, e’ preoccupazione per la nostra civilta’. E’ voglia di “radici europeee” di cui il Cristianesimo e il giudaismo sono fondamento. E che sono negate dal terrorismo islamico, dall’attacco ai nostri valori e dai cedimenti populisti e relativisti. Quella folla dal Papa e’ folla europea. Al di la’ delle stesse posizioni del Papa cui quella folla si attacca come ad un presidio, come ad una garanzia di forza della Chiesa Cattolica, come a testimonianza della forza delle radici”. Per cui “Giu’ le mani dalla folla cattolica: e’ folla europea”! Questa la conclusione di Minopoli. E la condividiamo.
Nicola Cariglia

O l’Europa è cristiana o non è Europa. Né le banche , né la finanza faranno mai l’ Europa. Nel tempo l’avevano capito Carlo Magno , Napoleone I, i quali non erano più distratti di noi.
Ricavare dal bergoglismo la voglia di Europa mi sembra una forzatura. E perché non la voglia di Nato, visto che oltreatlantico il cattolicesimo è più prospero che da noi? La grande adunate pseudocattoliche ci prendono solo al laccio nel vuoto di idee in cui viviamo,
Non darei tutta questa plusvalenza allo spostamento del Papa….il Papa è andato a Milano, la gente l’ha incontrato. Fine del discorso.
L’Europa? Lasciamola stare, non si capisce piu cosa è, un calderore di Paesi totalmente incompatibili da tutti i punti di vista.
Mi permetto di correggere: quella folla è FOLLA MONDIALE, è gente che viene da ogni parte del mondo e viene solo per vedere ed acclamare il Papa e riscontrarsi nella propria fede cristiana, cattolica e no… Il bravo signor Minopoli non ha resistito alla tentazione di strumentalizzare l’evento in chiave europeista… piuttosto dovrebbe far riflettere la proccupazione del (pur bravo) ministro Minniti nell’attendersi disordini in concomitanza della celebrazione del sessantenario dell’UE… significa che c’è la percezione del grande malcontento della gente verso “questa” UE, in cui il vero governo è rappresentato da una fantomatica commissione (non eletta da nessuno ed autoreferenziata) e l’economia dalla banca privata centrale, che si sovrappone, identificandovisi, a quella di Francoforte… Se a qualcuno piace essere governato dai mercati e da un algoritmo bancario, goda finché può, ma non s’illuda che duri, perché alla fine non ce ne sarà per nessuno…
La Chiesa di Roma non ha mai amato le istituzioni sovranazionale in base al principio “una c’è già e sono io”. Non per niente non ha mai nominato un ambasciatore alle Nazioni Unite. Amerebbe la UE, con le sue radici illuministiche?
Sono perfettamente d’accordo con te!. Solo uno sguardo attento e professionalmente corretto, una esperienza pluriennale ed un ovvio buonsenso può leggere, fra le riga, gli avvenimenti di ieri. Marisa Montrone