Il pasticciaccio che ha portato alla mancata presentazione della lista dei candidati al consiglio regionale del Lazio nella circoscrizione provinciale di Roma è, come l’elezione all’estero del senatore Di Girolamo, uno dei frutti avvelenati dell’arroganza della classe politica. Ma c’è anche molto di più e di peggio.
Gli stregoni maldestri spesso restano impigliati nelle loro stravaganti stregonerie. In questo caso procedure studiate apposta per escludere gli altri: quelli che volessero tentare di importunare un sistema oligarchico riservato a pochi. O che attentassero alla smodata volontà di autoconservazione della cerchia di uomini e donne al potere.
A Roma, tuttavia, è venuto alla luce qualcosa di ancora più esplicitamente grave e che tutti avevano rimosso.
I delegati alla presentazione della lista PDL – questa l’ipotesi più accreditata – si erano assentati per gli ultimi aggiustamenti all’elenco dei candidati. In altre parole: per cancellare qualcuno ed inserire qualcun altro. L’ultimo di una serie di colpi bassi, fuori di ogni pratica democratica, che portano, alla fine, alla presentazione di liste decise in segretezza dai padroni dei partiti, nazionali o locali che siano.
Lo fanno tutti, non lo fa solo il PDL.
Questo accade semplicemente perché i partiti, che svolgono funzioni riconosciute nel quadro del nostro sistema e ricevono finanziamenti mai così cospicui (camuffati da rimborsi elettorali) non osservano alcuna regola.
Basterebbe l’obbligo di sancire ufficialmente negli organismi previsti dagli statuti le liste elettorali e pasticci come quello romano non si verificherebbero più.
Ma questa è democrazia, cioè tutt’altro discorso.
N. C.

Comunque ho visto le immagini che girano su youtube: c’è stata una bella rissa e un gran casino davanti all’ufficio dove dovevano essere consegnate le liste. I rappresentanti del PDL non sono stati fatti entrare. Con violenza e spintoni, non semplicemente stendendosi a terra come qualcuno dice.
Una volta andavano a pescare solo nelle liste dei partiti nuovi. Li guardavano il pelo nell’uovo. Ricordo cinque anni fa un magistrato di una provincia della Toscana che non ebbe pudore a dichiarare che avrebbe spulciato “tutte le firme dei partiti minori perchè evidentemente sono quelli che hanno più difficoltà a raccogliere firme autenticate”. Dei partiti grossi poco importava leggere che i candidati erano stati inseriti o tolti all’ultimo momento e che, quindi, le firme erano state raccolte irregolarmente perchè era ancora sconosciuta la lista dei candidati.
Ora, alla frutta, il sistema fucila i propri ufficiali.
Tra le tante, leggo – sul Corriere del primo marzo – anche questa:Caldoro ( Stefano Caldoro, candidato del PdL in Campania, insieme a Mara Carfagna ,n.d.r.) la candidatura di Roberto Conte proprio non se l’aspettava. Conte, condannato in primo grado per concorso esterno in associazione di stampo mafioso, è stato presentato nella lista “alleanza di popolo”, alleata nel PdL.La candidatura è “frutto di un blitz notturno”, denunciano i caldoriani;è una candidatura”nata notte tempo”, ripete il Caldoro.E le firme, lì in Campania, quando le hanno raccolte? Tutte e duemila all’alba?
Due persone decidono tutto riguardo lla politica italiana compreso coloro che verranno (?) eletti alle prossime elezioni Regionali. Azzerata la partecipazione a qualsiasi livello, completamente inutile portare nuove idee, tanto non servono a questo sistema. Una cosa pero’ e’ certa, che i risultati di questo modo di gestire la cosa pubblica sono devastanti. Il nostro Paese e’ ormai allo sfascio con la maggior parte dei cittadini allo stremo’ e un’intera generazione di giovani senza lavoro e senza futuro. Questa “roba”, qualcuno ha il coraggio di chiamarla governabilita’ !
Alla Costituente si pensò di non regolamentare la vita interna dei partiti nel timore che si pensasse che si volessero limitare o controllare. Comprensibile: si usciva dal ventennio fascista. Ma oggi non imporre regole a chi ha potere di designare alte cariche, nominare deputati, senatori e consiglieri regionali, manager pubblici, etc. è solo manifestazione fastidiosa di arroganza.
La triste realtà emersa da questa, a dir poco, spiacevole vicenda è che le liste elettorali non sono frutto di una ricerca del candidato perfetto ma è frutto di “mercanteggi” interni e lotte furibonde tra correnti interne per i primi posti
Perchè dopo oltre 50 anni dall’approvazione della nostra costituzione non è stato emanato il regolamento di attuazione degli articoli 39 (La libertà sindacale) e 49 (Il diritto di associarsi in partiti) della nostra carta costituzionale? Da questa mancata regolamentazione noscono i privilegi della oligarchia che ci governa.
In Lombardia non è stata ammessa la lista Bonino-Pannella perchè risulta composta da un numero non idoneo di iscritti. Delle due l’una: si ammettono in Lombardia i radicali e a Roma il PDL, o si escludono tutte e due perchè non conformi ai regolamenti. Premesso che sarei per il ritorno al voto di preferenza, che sarei contro gli sbarramenti, ect ect… credo si debba verificare se è stata incapacità organizzativa oppure boicottaggio. Nel secondo caso, intervenga chi deve intervenire. Ma nel primo… chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Amen.
Ci hanno tolto le preferenze, cioè la possibilità di scegliere chi ci deve rappresentare, ma nonostante disappunto e mugugni, le cose sono rimaste così come hanno deciso i detentori del potere, sia di destra che di sinistra, compatti e solidali nel proteggere e allargare il loro potere.
Adesso stanno trovando un saltro metodo per mettere definitivamente a tacere la volontà dei cittadini. Possiamo pensare qualunque cosa: c’è un accordo per dividersi le regioni, c’è la volontà, nell’ambito delle stesse alleanze,di depennare i candiati più scomodi (quando ci si allea con l’unico scopo di racimolare voti, tutto è possibile), ma di sicuro c’è il desiderio più o meno conscio di trasformare i cittadini in semplici merionette, prive di libertà, di volontà, di capacità di critica.
Dovrebbe veramente formarsi una rete trasversale di soli cittadini capace di impedire a qualunque politico, si chiami Di Pietro ( una vera iattura) o in qualunque altro
modo si chiami, di mettere il cappello su questa iniziativa popolare.
Quanto poi alla richiesta di Emma Bonino del rispetto della legge uguale per tutti, siamo tutti d’accordo, ma una sua eventuale vittoria per mancanza di di diretti concorrenti dovrebbe lasciare l’amaro in bocca a chi , come lei, è abituata a lottare. Vincere facile non dovrebbe piacere a nessuno.
«Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perchè tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.» Voltarire
Speriamo la ragione prevalga
difendere e garantire la volontà dei cittadini, quando viene espressa tramite la vittoria di un referendum, dorebbe essere il primo obiettivo di qualsiasi politico, sia di dx che di sn, invece in Italia la volontà dei cittadini viene presa per i fondelli.
Vorrei che il POPOLO si organizzasse per NON RIMBORSARE LE SPESE ELETTORALI ai partiti.
Un bel movimento nè di dx, nè di sn, ANTIPARTITOCRATICO.
Nascerà, son sicura, e sarà solo l’inizio dell’onestà politica andata persa, è il mio sogno, il mio pezzo di cielo, il mio AVATAR!!
;)
Ho il forte sospetto che -invece- si tratti di un atto intenzionale del Pdl contro i finiani.