
Brutta, veramente brutta questa storia degli attacchi volgari e pretestuosi del PD ai radicali.
Ripercorriamo la storia. In occasione delle elezioni del 2008, il PD di Veltroni tentò, quasi con successo, l’operazione di restare l’unico partito in contrapposizione al PDL e alla Lega. In effetti vennero cancellati il PSI, il PdCI, Rifondazione comunista ai quali fu rifiutato l’apparentamento indispensabile nel caso non fosse superata la soglia minima di voti (4% alla Camera, 8% al Senato). Di Pietro, chissà perché ( ci sono solo malignità al riguardo) fu il solo cui venne concesso di apparentarsi. I radicali accettarono condizioni umilianti quali il no a Pannella e a qualche altro candidato e così riuscirono a portare a casa sei deputati e tre senatori, eletti nelle liste PD. Agli uni e agli altri venne fatto sottoscrivere l’impegno di formare, all’indomani del voto, gruppo unico assieme al PD.
E’ andata che Di Pietro, avuta la grazia, si è ben guardato dall’onorare l’impegno ed ha fatto una spietata concorrenza proprio al PD. I radicali, senza perdere la loro peculiarità politica, hanno onorato gli impegni con lealtà e fantasia (non avevano mai detto di rinunciare ad essere quello che sono).
E’ successo così anche negli ultimi due episodi che hanno innescato il processo stalinista e prevedibilmente anche le prossime “purghe”.
In occasione della mozione di sfiducia al ministro Romano e della squallida pantomima dell’assenza al dibattito sulla fiducia al governo seguito alla bocciatura del rendiconto del bilancio, i radicali si sono semplicemente richiamati ai principi dello stato liberale, nel primo caso, e al rispetto delle Istituzioni nel secondo. Avevano ragione. Ma anche se avessero avuto torto, non hanno cambiato il corso delle cose: il risultato sarebbe stato il medesimo. A Di Pietro, all’estrema sinistra e ai cattolici che si richiamavano alle ragioni della coscienza, il PD ne ha perdonate di peggio.
Nei confronti dei radicali, l’ostilità è la stessa che nel passato comunisti e parte dei democristiani hanno costantemente riservato alla cultura liberale e riformista. Una ostilità che talvolta resta nascosta per ragioni tattiche e di opportunità. Ma che poi riemerge prepotentemente come un fenomeno carsico.
E questo è un grave problema per tutti: per lo stesso PD, per i laici liberaldemocratici o socialisti e per tutta la politica italiana.

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