
Un peso eccessivo della sinistra radicale nel centrosinistra non porta da nessuna parte. Introduce elementi di instabilità nella stessa coalizione, con esiti che già abbiamo avuto modo di sperimentare nella breve e tormentata fase di governo dell’Unione.
La questione è oggettiva, nero su bianco in centinaia di articoli e dichiarazioni pubbliche; le distanze, su temi cruciali come politica estera, economia, lavoro, sono significative.
La nostra via, indicata sin dal congresso di Perugia, è quella del Progetto per l’Italia fondato sulla triade di valori merito – inclusione – responsabilità, fondamenta per il riformismo del terzo millennio: merito nella scuola e nei posti di lavoro, inclusione per chi è fuori dal godimento di diritti (vecchi e nuovi), responsabilità per chi amministra, ma anche per ogni cittadino che ha a cuore le sorti dell’Italia.
Solo una coalizione a guida riformista può incarnarsi come alternativa duratura ad una destra destinata a rinascere sotto altre forme dopo il ventennio berlusconiano.
Solo una coalizione riformista può rispondere allo stato di emergenza in cui l’Italia è precipitata, recuperando la credibilità perduta in seno alla comunità internazionale e innescando una nuova scintilla di speranza per il Paese, facendo ripartire l’economia e il lavoro, mirando alla ricomposizione di una società disgregata e battuta per anni dal vento della secessione, dell’individualismo, del familismo amorale.
Un’Italia che ha bisogno di più libertà: libertà d’impresa, libertà nel far emergere il talento, libertà di scelta per il proprio destino. Libertà come esercizio di responsabilità.
È un orizzonte lontano, ma nessun orizzonte è troppo lontano per chi fa esercizio quotidiano di riformismo.
Le primarie dei socialisti francesi sono state uno straordinario esempio di partecipazione e hanno mostrato il desiderio di cambiamento dentro al partito e dentro il Paese.
In Italia assistiamo a questo spettacolo con una punta di invidia, consapevoli di quanta strada ci separi da chi vive Oltralpe.
Il rischio concreto delle primarie italiane, così come le immaginiamo leggendo i giornali, è che si risolvano in una guerra tra fazioni, una faida tra partiti o pezzi di partiti, un puro scontro di personalismi.
In un simile scenario il rischio di una riproposizione dell’Unione è dietro l’angolo.
L’unico modo per evitarlo è anteporre alle primarie dei leader le primarie delle idee, dando vita ad un programma condiviso per un nuovo centrosinistra.
Fino ad oggi siamo stati i soli a dirlo chiaramente all’interno di una coalizione che ancora non c’è ma già si divide.
Continueremo la nostra ‘traversata’ fino all’Assemblea congressuale di Fiuggi, ad inizio di dicembre, quando lanceremo il nostro Progetto per l’Italia.
Nella speranza di non restare l’unica voce che grida nel deserto.

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