Sembra crescere un gran bisogno di verde. Soprattutto urbano. Di aiuole e giardini nelle nostre città. Con un titolo: quel gran bisogno di città accoglienti. Ce ne accorgiamo mente arriviamo in una città, in treno o in auto, se quel centro è più o meno respingente. Dai cartelli ma anche dalle strade, dalle piazze, dalle aree riservate ai nonni e ai bambini. Dalle scritte e dalle bandiere, persino.
Mi hanno molto colpito le domande che alcuni bambini delle elementari e delle medie hanno fatto l’altro giorno a uno dei candidati sindaci di Milano. “Vorrei più alberi nel mio quartiere” ha detto un bambino con l’aria di chi aspetta le vacanze per correre all’aria aperta. E una bambina: “Anche una spiaggia larga”. Una spiaggia a Milano? Perché no?!
A suo tempo un sindaco di Parigi si inventò e le creò le spiagge, sulla Senna per i parigini e non solo che non potevano andare al mare. Certo non potevano fare il bagno nella Senna ma l’idea dell’ombrellone e del lettino sotto il Ponte dell’Alma non era male come innovazione. Quel gran bisogno di città accoglienti, per i turisti ma soprattutto per chi ci abita, è diffuso.
E a volte basterebbe poco: qualche idea buona e qualche decina di migliaia di euro. Abbiamo piazze assolate e sconsolate nelle nostre città italiane. Altre invece hanno tentato e realizzato angoli di accoglienza signorile e funzionale, nel senso che funziona. Se passate da Asti vi capiterà di imbattervi in un piccolo parco con una decina di sedie verdi in ferro. Alcune a divano, alcune doppie, alcune a tre posti. Tra alberi e cespugli.
Ho visto famiglie intrattenersi al sole per decine di minuti. Una mamma poi mi ha chiesto: lei sa se c’è anche un parco giochi per bambini. Ho risposto: purtroppo non sono del posto. Una volta si diceva: quella piazza è un salotto. Dove sono i salotti di Mantova o di Firenze?
A parte le poltrone dei bar e dei caffè, che naturalmente animano le piazze centrali delle nostre città dalla Signoria a Sordello, da piazza Maggiore a piazza San Marco, quelle parole dei bambini chiedono una forma di salotto diffuso, non per spritz o per soli turisti, ma per vivere meglio quotidianamente. Per avere angoli e piazzette di accoglienza e inclusione.
Oltre al salotto delle sedie verdi di Asti vorrei segnalare un salotto, o meglio una specie di sala studio o sala lettura all’aperto sotto gli alberi, nel quartiere san Donato di Bologna tra il liceo Copernico e la sede del Consiglio di quartiere. Quelli che una volta si chiamavano luoghi di aggregazione.
Una decina di panche legno ferro e una decina di tavoli legno ferro con un chiosco che serve cappuccini e gelati acque e brioche, beh vi parrà poco ma quel salotto all’aperto è sempre pieno animato di giovani e studenti al mattino presto, di universitari che ripassano o studiano al mattino tardi e di nonni e nonne nel pomeriggio e sottosera.
E’ un pezzo di città accogliente in periferia. In centro invece? A parte qualche panchina sparuta qui e là l’unico salotto conosciuto è quello in pietra nel cortile del Palazzo Comunale o le quattro panchine all’angolo di via D’Azeglio. La bellezza di una città è data anche dalla sua accoglienza. In centro ad Alessandria mi è parso di poter stare solo in piedi. Grande parcheggio tra i palazzi delle istituzioni e nella piazza davanti al Duomo ma zero panchine, e zero alberi.
A Cervia Milano Marittima, invece, delle aiuole fiorite e delle rotonde verdi hanno fatto un obbligo internazionale con l’apporto di cinquanta città europee. Piante e fiori anche in riva al mare fanno la differenza per l’accoglienza e per il benessere.
Belle le opere d’arte esposte, belle le facciate rifatte, belli i viali allargati ma se ci fosse un posto in cui sedersi e chiacchierare umanamente non sarebbe male. Si chiamerebbe pezzo di benessere diffuso. E gratis.

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