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Ciak, si gira! Al via la prima ripresa del lungometraggio “L’ennesima riforma della pubblica amministrazione”!

Si debutta con il Freedom of information act: riusciremo a conoscere le indennità dei politici?

di Giuseppe Macrina | 21 Maggio 2016

Prende concreto avvio l’ennesima riforma della pubblica amministrazione (anche Brunetta, a suo tempo, ci si era messo di buzzo buono!), questa volta a firma Madia.  E’ di  appena qualche giorno fa, infatti,  l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri,  del primo degli decreti previsti dalla legge delega del 2015: quello sulla trasparenza, non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, da attuarsi in tre step per dare tempo alle amministrazioni di riorganizzarsi.

Entra così a buon diritto nel nostro lessico un ennesimo acronimo che presto ci diventerà familiare:  è il FOIA, che sta per Freedom of information act.  Secondo una regola  di matrice anglosassone già in vigore in molti altri  Paesi,  sarà  quindi consentito a ogni cittadino un libero e agevole accesso agli atti e ai documenti delle pubbliche  amministrazioni. E questo indipendentemente dal fatto che – come sinora è  stato – il richiedente sia portatore di  un interesse giuridicamente qualificato.

Dal canto loro, le amministrazioni avranno l’obbligo di rispondere entro  trenta  giorni, in senso positivo o negativo. L’amministrazione che negherà i dati richiesti dovrà dimostrare che la risposta potrebbe essere pregiudizievole, in modo “concreto”, per gli interessi dello Stato (sicurezza nazionale, stabilità economica, ecc.) e per quelli dei privati (dati personali, segretezza corrispondenza, ecc.). Contro il diniego, il ricorso potrà essere presentato non solo al TAR, con gli inevitabili costi che questo comporta,  ma anche al difensore civico o al responsabile della trasparenza, figura questa già istituita presso ogni amministrazione.

Un provvedimento quindi che punta tutto sulla centralità dei dati pubblici, quale fattore  di miglioramento della qualità della vita dei cittadini e del controllo democratico.

La libertà di accesso riguarderà infatti tutte le informazioni, da quelle che attengono alla vita pubblica a quelle che si riferiscono all’affidamento di una gara di appalto.  Potremo, ad esempio, chiedere e avere contezza del  costo di un “viaggio di Stato” di un ministro o di un’opera pubblica e dei tempi occorrenti per il suo completamento. L’invio di documenti in via digitale dovrà essere gratuito.

A prescindere dalla richiesta dei cittadini, la p.a. avrà poi obblighi di trasparenza automatici dovendo mettere online tutta una nuova serie di informazioni.

Novità significativa è l’ampia platea di soggetti interessati direttamente dal Foia: non solo le amministrazioni in senso tradizionale (Stato, regioni, enti locali) ma anche società da queste controllate, partecipate (limitatamente alle attività di pubblico interesse), enti pubblici economici,  ordini professionali, associazioni, fondazioni e più in generale gli enti di diritto privato che abbiano un bilancio superiore a 500mila euro, un’attività finanziata per la maggior parte da fondi pubblici e tutti i componenti degli organi di amministrazione o di indirizzo designati dalle pubbliche amministrazioni.

Ma allora possiamo dire che, grazie  all’ ampiezza dei confini con cui è stata ridisegnata  la nozione di trasparenza, si può vedere, prendendo a prestito un’ immagine cara a Filippo Turati, la pubblica amministrazione  come la “casa di vetro”, all’interno della quale  tutto è sempre visibile a tutti ?

La domanda apre le porte a questioni più vaste che investono l’intero agire delle  amministrazioni pubbliche e il loro stesso sapersi modulare per rispondere alle esigenze di una società in continua evoluzione.

Qui, per le vere  riforme, le leggi non bastano, occorrono tanti altri “ingredienti”  ma soprattutto occorre un generale cambiamento culturale che trovi radici  in un clima diffuso di fiducia verso le istituzioni e di tensione reale verso il  rinnovamento.

Non servono infatti cambiamenti meramente formali – cambiare tutto perché nulla cambi – ché anzi a questo punto le stesse riforme, dopo avere  innestato nella collettività positive aspettative, creerebbero solo ulteriori insoddisfazioni.

 

Pubblicato in : EditorialeTag: amministrazione, cambiamenti, consiglio dei ministri, costi, euro, filippo turati, fondi pubblici, qualità della vita, riforme, tar

Info Giuseppe Macrina

Vissuto a Roma, dove ha compiuto gli studi laureandosi in Giurisprudenza e specializzandosi in Diritto penale e Criminologia, si è trasferito a Firenze nel 2003. Per oltre trent’anni ha lavorato presso importanti Società autostradali quale responsabile della gestione dei contratti relativi ad appalti di lavori, servizi e forniture. Giornalista pubblicista, è autore di numerosissimi saggi su svariati temi di interesse per le imprese: dalla contrattualistica alle normative di semplificazione amministrativa e a quelle attinenti alle prescrizioni di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri. Su appalti pubblici e normativa antimafia ha
anche pubblicato tre libri.

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