A chi come me ha condiviso l’idea del Nazareno non fa specie osservare e prendere atto di un accordo di massima fra il centro del centro destra e il centro del centrosinistra. Insomma l’incontro fra moderati. Perchè nessuno ci toglie dalla testa che dietro dietro, rintanato nello sgabuzzino del comando c’è qualcun altro. Mentre fra le folle, fra la gente come la chiamava una volta, continua a inveire contro Matteo. Il gioco delle parti per quel poco che conosciamo di politica c’è sempre stato.
Ricordiamo bene quando il banchiere faceva il coordinatore di Forza Italia e sparava a zero contro il vecchio, allora meno vetusto, per i suoi, a suo dire, sbagli madornali e che lui avrebbe agito diversamente. Uomo intelligente scaltro e ambiziosissimo aveva già da allora l’idea di arrivare dov’è ora. Perchè lì ci arriva soltanto chi non ha scrupoli e lascia diversi cadaveri dietro a sè. Intendiamoci, all’epoca, anni 90 la sottoscritta lo appellava il Berlusconi della Toscana, quando Silvio era in scalata. Si era prefissato e aveva previsto di portare, nel termine di una decina d’anni, una pletora di fedelissimi in Parlamento, Montecitorio o Madama a scelta. Mentre in Regione Toscana toglieva le preferenze, in accordo con la maggioranza, per avere campo libero e metterci i suoi uomini. Scelte politiche di ordinaria amministrazione, bellezza.
Ma veniamo all’oggi. Dopo lo squallido scontro quasi ringhioso fra chi diceva di avere assunto pillole per l’ignoranza e chi accusava di aver perso soldi in nero e averli fatturati, sic, Marchino il bacchettatore sollecita i due a smettere di fare gli amanti clandestini, li esorta a fare coming out, e dire che sono in maggioranza, a non fingere e nascondersi dietro le fioriere e partecipare a testa alta alle varie riunioni senza comportarsi da carbonari. Lex banchiere ha chiarito che non si nasconde affatto dietro le tende e che non voterà il provvedimento del governo che allunga la prescrizione. E sottolinea che lo fa anche per Marchino, dato che la ruota gira e prima o poi potrebbe capitare anche a lui il calvario che vivono molti italiani con i processi infiniti. E su questo non gli si può dar torto.
Ma quando mai clandestini. il Nazareno è da mo che esiste.E’ cambiato solo un fattore. Ma il prodotto non cambia.
Intanto Feltri si spenzola quasi incavolato, che non è nelle sue corde, ripetendo fino allo spasimo, quasi sconsolatamente che non è renziano ma più berlusconiano di berlusconi che ha cambiato idea e è diventato cuperliano. E che on conosce affatto con Matteo, con il quale non ha mai preso neppure un caffè.
Per cui alle riforme ribadisce il suo si sottolineando che a suo avviso il referendum non è per abrogare governo e premier.
Capita, fra le infinità di pensieri che si leggono, di incontrare frasi che esprimono concetti condivisibili, di persone scomparse da tempo, che fanno venire i brividi per la loro lungimiranza. Non sono comunista non lo sono mai stata. Ma se un sedicente, anzi conclamato comunista si esprime così potrei diventarlo… #sifappecceliare.
Con P.P. Pasolini, di un’attualità imbarazzante.
“Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunnza di destino dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non diventare uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo dell’apparire del diventare. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde. E’ un esercizio che mi riesce bene. E mi riconcilia con il mio sacro poco. Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”
Nota a margine
In ricordo e onore di Marchino
“L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto, è libero. L’uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero. Per contro, si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi.”
Da “Vino e pane” di Ignazio Silone

Lascia un commento