• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Quel giorno nell’inferno di Marcinelle: la tragedia di 70 anni fa

La tragedia di Marcinelle, 8 agosto 1956, causò 262 vittime, tra cui 136 italiani. La testimonianza del soccorritore Lino Rota, oggi 97enne, restituisce l’angoscia di quelle ore e il valore della memoria, custodita anche nel Museo della Miniera da lui fondato a Nembro

di Agenzia Sir | 9 Agosto 2026

di Raffaele Iaria*

8 agosto 1956. Sono trascorsi 70 anni da quel mattino d’estate in cui la miniera del Bois du Cazier, a Marcinelle, si trasformò in una tomba di carbone. Il bilancio è di 262 morti, di cui 136 italiani. Una cifra che continua a risuonare nella memoria collettiva dell’emigrazione italiana del dopoguerra. Anche quest’anno, alle 8.05, l’ora esatta in cui la miniera cedette, Marcinelle si fermerà: la Campana “Maria Mater Orphanorum” risuonerà con 262 rintocchi, uno per ogni vittima. Un gesto semplice ma potentissimo, capace di riportare indietro il tempo e restituire voce a chi non l’ha più.
In Italia, numerose città hanno organizzato iniziative per ricordare le vittime della tragedia mineraria che colpì 32 province, dal Nord al Sud. Tra i borghi più segnati c’è Manoppello, in provincia di Pescara: un paese che, dal 1946, aveva visto partire per il Belgio 325 uomini. Quel giorno, in miniera, ne morirono 23.

La tragedia continua a vivere nelle parole di chi, in quelle ore sospese tra speranza e disperazione, scelse di scendere sottoterra per cercare un segno di vita.

Tra loro c’era Lino Rota, uno dei primi soccorritori italiani arrivati al Bois du Cazier. La sua voce, ancora oggi, a 97 anni, restituisce la densità di un’esperienza che non si è mai dissolta. È una memoria che non si limita a raccontare. “Sono arrivato – dice al Sir – che ancora non si capiva bene cosa fosse successo. C’era fumo ovunque, un odore che non ho più dimenticato”. L’odore della miniera ferita, del legno bruciato, del metallo che si piegava, delle vite che si spezzavano.

La notizia dell’incendio si era diffusa rapidamente, ma nessuno immaginava la portata del disastro. Quando Rota raggiunse il sito, trovò una folla disorientata: minatori che conoscevano ogni galleria come una stanza di casa, donne che stringevano fotografie, bambini che intuivano il dramma. Il Bois du Cazier era diventato un punto di raccolta di dolore e attesa. “Non c’era tempo per pensare. Bisognava scendere, provare, vedere se qualcuno rispondeva”, ricorda Rota, sottolineando che il lavoro dei soccorritori “iniziò immediatamente, senza ordini formali. Era un moto naturale, quasi istintivo”.
Le squadre “si alternavano, cercando di penetrare nei livelli inferiori, dove il fumo era così denso da sembrare una parete. Si vedeva solo con le lampade. Ogni tanto si sentiva un rumore, ma non sapevamo se fosse la miniera che cedeva o qualcuno che provava a farsi sentire”. Le prime ore furono un susseguirsi di tentativi, di chiamate nel vuoto, di passi misurati per evitare crolli. La speranza resisteva, ma la realtà diventava sempre più dura.
“A un certo punto – dice Rota con una voce flebile e commossa – capisci che non c’è più niente da fare. Lo capisci dall’aria, dal silenzio, da come ti guarda chi è con te”.

Foto di Matteo Cogliati

All’esterno, la tensione cresceva. “Quando uscivamo – ricorda Rota – ci guardavano come se potessimo portare una risposta. Ma noi non avevamo risposte”, dice. La tragedia si stava delineando in tutta la sua crudezza, una ferita che avrebbe segnato la storia dell’emigrazione italiana e che ancora oggi rappresenta un monito sulla dignità del lavoro e sulla fragilità delle vite che lo sostengono.
Rota rimase sul posto per tutta la giornata e per quelle successive. Non si limitò alle operazioni di soccorso: “Non ho mai pensato di andare via. Era come se dovessi restare lì, per rispetto verso chi era sotto”. Marcinelle “non è un ricordo. È qualcosa che ti rimane addosso”. E la sua storia, grazie al suo impegno a “non dimenticare”, vive ancora oggi.

Due anni fa ha ricevuto un’onorificenza della Repubblica per il suo contributo in quelle ore drammatiche. Un riconoscimento accolto con discrezione:
“Io non ho fatto niente di speciale. Ho solo fatto quello che sentivo di dover fare”, dice ancora oggi.Ma la storia, a volte, riconosce ciò che gli uomini non vedono in se stessi. Oggi, nel custodire la memoria di quella giornata, la voce di Lino Rota continua a risuonare come un gesto di umanità e responsabilità. Ricordare Marcinelle significa ricordare uomini come lui: persone comuni che, in un momento di tragedia, scelsero di non voltarsi dall’altra parte. La memoria storica vive anche grazie a queste storie, che non chiedono celebrazione ma ascolto. E a Nembro, in provincia di Bergamo, dove vive, questa storia parla attraverso il Museo della Miniera e dell’Emigrazione, ideato da Lino e dalla moglie Mariuccia e poi sostenuto dall’associazione “Nembresi nel mondo”, che racconta la durezza del lavoro e la dignità dei migranti del dopoguerra.
Ogni anno la commemorazione si arricchisce di nuovi contributi. Quest’anno arriva il fumetto “Sotto le stesse stelle”, ispirato alla vita di Lino e realizzato da Mario Fattorini con la guida del giornalista Paolo Riva, che ha realizzato anche il podcast “Gli ultimi minatori”, prodotto con Diego Ravier e Dario Palladini. La quarta puntata è stata presentata il 3 agosto al Museo, chiudendo un percorso che intreccia memoria, arte e testimonianza “per non dimenticare. Dimenticare non è possibile”, dice Rota.

Raffaele Iaria

*Agenzia Sir

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti