
Ci sono ricorrenze che non appartengono soltanto alla storia. Marcinelle è una di queste. Settant’anni fa, l’8 agosto 1956, nella miniera del Bois du Cazier morirono 262 lavoratori, 136 dei quali italiani. Uomini partiti dal nostro Paese per cercare altrove lavoro, dignità e futuro.
La Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo deve servire innanzitutto a ricordare quell’Italia fatta di emigranti, di valigie, famiglie divise, lavori durissimi e sacrifici enormi. Generazioni di italiani hanno contribuito con il proprio lavoro alla crescita dei Paesi che li accolsero e, contemporaneamente, alla crescita dell’Italia.
Ma ricordare significa anche leggere quella storia con gli occhi di oggi. Significa comprendere cosa voglia dire lasciare la propria terra perché non offre abbastanza opportunità. Significa guardare diversamente chi oggi affronta un viaggio alla ricerca di una vita migliore. Significa soprattutto non dimenticare che dietro la parola “migrante” c’è sempre una persona, con un progetto, una famiglia, una speranza.
Lo ha ricordato oggi anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: la memoria di Marcinelle deve spingerci a garantire che la gestione dei fenomeni migratori rispetti sempre la dignità delle persone.
E poi c’è il lavoro. Marcinelle ci parla ancora perché la sicurezza, la dignità e la tutela di chi lavora non possono essere considerate battaglie del passato. Ogni morte sul lavoro rende quella memoria drammaticamente contemporanea.

Per questo l’8 agosto non può essere soltanto una commemorazione. Ricordare il sacrificio degli italiani di ieri significa assumersi responsabilità verso i lavoratori e i migranti di oggi. La memoria ha valore quando diventa impegno.
Gaetano Amatruda

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