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QUEL CHE RESTA DELLA RAI

Un “puttanaio”. Peggio di Arcore in certe serate “distensive”. Perché in viale Mazzini e a Saxa Rubra si danneggiava, e si danneggia, l’immagine, la credibilità, la capacità di fare ascolti, il bilancio stesso di un’azienda che, per ora, è pubblica, cioè di tutti. Di Vittorio Emiliani

di Red | 18 Luglio 2011

Non bastava aver tolto alla Rai i 724 miliardi di lire (dopo le tasse) già versati dai texani di Crown Castle per il 49 % di Rai Way (Bbc aveva loro venduto il 100% delle “torri”).
Non bastava aver aumentato in misura insignificante il canone che era già di gran lunga il più basso e il più evaso d’Europa.
Non bastava aver apertamente incitato gli italiani a non pagarlo per “punire” Santoro, Floris, persino la Dandini (invito prontamente raccolto a Castel Volturno e dintorni dove il 90 % non paga).
Non bastava aver assicurato a Mediaset il 66 % degli spot, ascolti o non ascolti (e Mediaset nel 2010 è scesa dal 38 al 33% dello share).
Non bastava aver nominato presidenti e consiglieri di breve durata e , in maggioranza, di obbedienza berlusconiana. Non bastava aver infilato nei Tg e nelle reti direttori di una disperante mediocrità e arrendevolezza che si sono subito circondati di gente ancor più mediocre e più arrendevole. Berlusconi ha messo in Rai alcuni “colonnelli” ex Mediaset fra i più fidati e fedeli, perinde ac cadaver: così le tanto detestate (e si capisce) intercettazioni hanno svelato l’esistenza in Viale Mazzini e a Saxa Rubra di una struttura Delta di autentici infiltrati (regista l’attuale deputata del Pdl, Deborah Bergamini, già segretaria del premier) preoccupati di frenare la Rai per la quale formalmente lavoravano, e lavorano, e di non danneggiare l’azienda di famiglia del Capo.
Spionaggio industriale? Sabotaggio aziendale? Probabilmente anche qualcosa di più grave. Un “puttanaio”. Peggio di Arcore in certe serate “distensive”. Perché in viale Mazzini e a Saxa Rubra si danneggiava, e si danneggia, l’immagine, la credibilità, la capacità di fare ascolti, il bilancio stesso di un’azienda che, per ora, è pubblica, cioè di tutti.

Vittorio Emiliani – dal blog della Fondazione Nenni – http://fondazionenenni.wordpress.com

Pubblicato in : Primo piano

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