La sera del 7 luglio, a Cagliari, ho assistito alla “generale” dell’opera Napoli milionaria! (a proposito, va segnalato il valore di un’orchestra come quella del Teatro Lirico di Cagliari che, nonostante sia poco valorizzata, costituisce una delle realtà migliori del panorama nazionale) con la musica di Nino Rota e libretto di Eduardo.
Quest’opera, non più eseguita dal 22 giugno 1977 quando inaugurò il Festival di Spoleto (certi eventi, allora, venivano trasmessi dalla RAI ……… addirittura in mondovisione!), è stata da poco riproposta al Festival di Martina Franca (il 15 luglio, inoltre, il Maggio fiorentino ha eseguito di N. Rota Il cappello di paglia di Firenze).
A proposito del finale di quest’opera, Fedele D’Amico dice che Rota ha “creato uno dei più alti momenti del suo teatro e del teatro del Novecento”*. Sommessamente aggiungerei che si tratta di una delle più affascinanti opere del grande musicista e, probabilmente, di una delle più importanti opere dello scorso secolo.
E’ comprensibile che il grande pubblico conosca Nino Rota per le sue colonne sonore di tanti film, da quelli di Fellini alla serie de Il Padrino di F.F. Coppola, per citare soltanto alcuni dei più famosi (pochi lo conoscono come compositore di musica strumentale e operistica).
Meno comprensibile è l’oblìo nel quale questo grande musicista è stato relegato dalla critica ufficiale, quella critica schierata che decide la validità degli artisti in funzione del loro grado di allineamento all’ideologia imperante. Di Rota ha sempre dato fastidio la sua libertà, il distacco dalle militanze “moderniste” e, soprattutto, non gli fu mai perdonato “l’amore incondizionato tributato a lui e alla sua musica”* dal pubblico, neppure quando il grande e già santificato Eduardo decise di realizzare con lui la versione operistica di Napoli milionaria!. La “critica” si scaglò subito contro il compositore (“Forse era meno compromettente aggredire un musicista già ‘schedato’ che discutere le scelte di un mito indiscusso come Eduardo?”*).
Noi italiani siamo così. E, difatti, al di là delle Alpi, dove sanno ben approfittare delle nostre piccolezze, capiscono e carpiscono ciò che noi gli lasciamo prendere: la partitura dell’opera di Rota viene pubblicata dall’austriaca Schott (ma, certo, non solo questa) e, in Italia, non credo si trovino incisioni dei lavori concertistici (quando cercai i quartetti per archi scoprii che le uniche edizioni erano svizzere e inglesi…..).
Questa realtà è indicativa del come trattiamo i nostri “grandi”. Ma non basta: se non fosse per la colpevole complicità dei media, dei teatri (solo Martina Franca, Cagliari e Firenze, da quanto mi risulta, si sono ricordati del centenario della nascita) e della critica, forse potremmo godere, non solo ogni quarant’anni, di quel prezioso patrimonio musicale lasciatoci dal compositore milanese.
Da tutta la sua musica emerge una rara conoscenza della natura dell’uomo, osservata con quella serena accettazione che, pur evidenziandone i difetti, non li giudica ma laicamente e umanamente li comprende, rendendoli al contempo elementi di riflessione per tutti. La grande fantasia creativa costruisce una serie di temi musicali corrispondenti ad altrettante maschere di valore universale le quali, sia negli accenti comici che in quelli drammatici o grotteschi, trovano una loro ragione esistenziale, un loro posto preciso nel teatro della vita.
Chi avrà la fortuna di asssistere all’opera vi troverà non solo quello spaccato napoletano a cavallo del secondo conflitto, ma tutto il Novecento italiano e, soprattutto, potrà constatare quanto Eduardo anticipasse i problemi legati alla perdita di umanità, tipici del nostro tempo, e quanto la musica di Rota riesca a tessere una trama musicale che tocca tutte le corde del sentimento e del pensiero. Il coinvolgimento dello spettatore è assicurato.
Andrea Viero
Brani tratti da: Nicola Scardicchio, Nino Rota e la Napoli di Eduardo, dal Programma di sala della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari.

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