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Quei partiti che parlano con Draghi pensando ad altro…

Dopo il governo Draghi, non potrà tornare tutto come prima. In entrambi i campi già si notano cambiamenti. E potrebbero persino nascere, finalmente, due schieramenti che si considerano a vicenda legittimati a rappresentare tutti gli italiani.

di Nicola Cariglia | 7 Febbraio 2021

In altro editoriale su questi stesso numero di Pensalibero, Livio Ghersi scrive che il tentativo che sta compiendo il presidente incaricato, Draghi, in termini non politici ma bellici, si definirebbe un tentativo di tregua.

Immagine appropriata se si considera il clima incandescente che, politicamente, e non solo, viviamo in Italia da molti anni. Purtroppo è già facile vedere che si tratterebbe pur sempre di una tregua armata. Perché i vertici dei partiti che si avvicendano al cospetto di Draghi sembrano avere la testa altrove, non concentrata sulle gravissime emergenze così drammaticamente richiamate da Mattarella al momento del conferimento dell’incarico. Le dichiarazioni che i vari leader rilasciano dopo gli incontri che si svolgono a Montecitorio per la formazione del governo grondano banale e scontata propaganda. Tutti solo attenti a ribadire la loro collocazione, in vista della ripresa delle ostilità non appena il futuro governo Draghi avrà compiuto la sua missione. E’ significativo lo scompiglio creato dalla mossa spiazzante di Salvini, che ha annunciato la disponibilità della Lega ad assumere incarichi di governo. Come se il quadro dovesse restare eternamente immobile.

E, invece, dopo il governo Draghi, non potrà tornare tutto come prima. Lo stesso centrodestra, già diviso di fronte a Draghi, difficilmente reggerà tale e quale ad ora. La Lega sta muovendo timidi passi nella direzione opposta al suo trascorso sovranismo, per assecondare quel tragitto verso l’Europa che il mondo imprenditoriale, ed i suoi stessi Governatori della Regioni del Nord reclamano a gran voce. E non ha più senso, nel centrosinistra, il disegno di uno schieramento tutto concentrato sull’asse PD-5Stelle. L’alleanza nacque come straordinaria, per impedire nuove elezioni e un governo Salvini. Politicamente una mossa legittima, ma che non può significare la ragione di essere per entrambi i partiti. Che hanno già dimostrato di non poter condividere una politica comune su troppi temi, in particolare la giustizia, le grandi opere, la politica economica che i 5Stelle vorrebbero ancorata ad un insostenibile assistenzialismo generalizzato. La “tregua” rappresentata dal governo Draghi (sempre che vada a buon fine) sarebbe un lasso di tempo sufficiente per ripensarsi. Provino, i 5 Stelle ad uscire definitivamente da quel “vaffanculismo” che ha fatto la fortuna di tanti di loro e tanti danni agli italiani. Se hanno idee, provino a dire cosa intendono fare loro, e non cosa sbagliano gli altri. Quanto al PD, è una illusione pensare di affrontare le prossime elezioni incatenati all’alleanza con i 5 Stelle e, in aggiunta, sotto la cappella di Conte, che già si è riproposto. Non solo perché l’esperienza compiuta è stata fallimentare e i programmi sono, al momento, inconciliabili. Soprattutto perché il PD ha bisogno vitale di riacquistare un’ immagine nitida ed una missione forte nella società italiana. Lo faccia cercando di aggregare, in primo luogo, tutte le formazioni che hanno radici e cultura nel campo, riformista, europeista e laico per navigare, poi, in mare aperto. Potrebbe in questo modo non solo vincere la competizione elettorale. Potrebbe persino contribuire a dare al Paese un di più che non ha mai avuto: due schieramenti in competizione che tuttavia si considerano a vicenda legittimati a rappresentare tutti gli italiani.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: 5 stelle, anni, centrosinistra, danni, draghi, elezioni, futuro, governo, grandi opere, italia, lega, mare, mondo, montecitorio, pd, Pensalibero, società italiana

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    9 Febbraio 2021 alle 18:58

    Poi dopo questo immenso tormentone sul Draghi salvatore che lascerà molti a bocca asciutta, vorrei che qualche esperto di diritto costituzionale mi spiegasse perché attaccare chi occupa un ufficio istituzionale, significa attaccare quell’ufficio e ciò che rappresenta. Se serpeggia una simile prostrazione morale non siamo già fuori dalla democrazia? Ovviamente mi riferisco al panico diffuso nel criticare il felpato Mattarella, e tutta la vicenda che sta portando Draghi a palazzo Chigi, su cui anche Lucia Nunziata auspica più chiarezza.

    Rispondi
  2. Marzio Siracusa

    8 Febbraio 2021 alle 09:30

    Draghi è il solito bigotto occulto, perbenista e complessato, molto sereno, con in tasca la contabilità invece del messale. Ed è bene parlare già del dopo Draghi perché il nostro lascerà un Italia narcotizzata, e instupidita che gli ingenui chiameranno più matura, in realtà sempre più piatta, obbediente, tremebonda di vecchi un po’ allucinati un po’ erotici. Gli auspicati schiaramenti destra sinistra possono formarsi solo nella nazioni convinte che la storia presente sia qualcosa. Se anche un disperato come Bergoglio comincia a rendersi conto che gli emigranti non colmeranno la sterilità delle coppiette italiche, il problema è davvero di natura contabile? Di Draghi in Draghi verso il nulla.

    Rispondi

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