Quei geni che hanno approvato una legge elettorale chiamata Italicum pensando così di fare vincere le prossime elezioni a Matteo Renzi, ed ora sono in subbuglio perché si sono accorti che, invece, potrebbe vincere Beppe Grillo, dovrebbero fare una sola cosa. Dovrebbero dimettersi dal loro incarico, deputato o senatore. E accompagnare il gesto con un discorsetto di questa fatta: “ cari Italiani, è con immenso dolore che ci apprestiamo ad abbandonare i dolci privilegi di una vita che ci consente lauti stipendi e riguardi di ogni tipo. Avevamo raggiunto questo traguardo che nemmeno ci sembrava vero. Non con defatiganti trafile e dibattiti accesi nelle sezioni dei nostri partiti. Più semplicemente e intelligentemente con atti di fedeltà e devozione verso i leader dei partiti. I quali, in cambio, ci avevano messo chi alla Camera e chi in Senato. Per approvare l’Italicum molti di noi si erano spostati: da Bersani a Renzi, da Berlusconi ad Alfano, da Alfano e Berlusconi a Verdini, da Monti in ogni dove. E questa, oltre che una seconda astuzia, era anche un modo di dimostrare che, in fin dei conti, anche noi eravamo uomini liberi. Ma, come è evidente a tutti, siamo finiti in un vicolo cieco. Invece che garantirci il rinnovo delle prebende e tanti altri anni felici, abbiamo lavorato per il Re di Prussia. Le dimissioni che solennemente vi presentiamo sono la prova di quanto siamo stati coglioni ma anche il nostro riscatto. Perché scolpiscono indelebilmente, a futura memoria, una sacrosanta verità: una classe politica generata dalla fedeltà e dalla devozione non può esistere. E i leaders che si illudono di vivere sul consenso di fighetti e fighette sempre ai loro ordini non sono veri leaders”.
Quei geni che non faranno mai questo discorso, ne stanno facendo, invece, un altro, a sprezzo di ogni minimo senso del ridicolo. Dicono che l’Italicum, che pure avevano approvato, deve essere cambiato perché “è cambiato il contesto”. Cioè: “era stato concepito quando vigeva il bipolarismo, mentre ora i poli sono tre”. Orbene: il Governo Renzi è nato il 22 febbraio del 2014; la legge detta Italicum è del 6 maggio 2015; le elezioni che avevano sancito l’esistenza di tre poli, dando a Bersani e Berlusconi il 29% dei voti ciascuno ed a Grillo il 25% oltre che il 10% a Monti, sono del 2013. Insomma, il tripolarismo, e qualcosa di più, c’era già da due anni quando trionfalmente nacque quell’obbrobrio chiamato Italicum.
Il meschino balbettio attuale per giustificare il cambio di rotta dimostra l’attualità del tema sollevato nel nostro precedente articolo: il bisogno assoluto di creare una nuova classe politica. La nostra idea è che ciò potrebbe avvenire cogliendo l’occasione del dibattito che si sta riaprendo sulla legge elettorale. Abbiamo sostenuto che l’uninominale indurrebbe i partiti a candidare e gli elettori a votare le donne e gli uomini ritenuti migliori, non i più docili e fedeli. E che, forti del consenso popolare, gli eletti sarebbero in grado di immettere aria nuova e controbilanciare il potere delle oligarchie e delle burocrazie di ogni tipo. Abbiamo riscontrato attenzione e voglia di assumere iniziative per iscrivere nell’agenda politica questo tema. Alla ripresa dell’attività politica, se questa voglia ci sarà ancora e sarà in grado di trasformarsi in impegno, Pensalibero farà la sua parte.

Le colpe della situazione politica attuale è solo nostra ossia di chi va a votare credendo ciecamente delle promesse elettorali dei vari politici.
Un esempio è dato dal precedente governo 5s – lega: nessuno dei due aveva la vaga sensazione che sarebbe andato al governo e pertanto aveva fatto promesse elettorali fantastiche sul genere ” chiu pilu pe tutti” che se si fosse presentato sarebbe stato uno dei maggiori partiti.
Sarebbe bastato che un elettore avesse pensato per un solo minuto, in fila al suo seggio elettorale, dove avrebbero preso i soldi per realizzare le loro promesse avrebbe votato per qualcun altro.
I soldi in Italia ce li hanno gli italiani in banca e basta, lo stato italiano ha una montagna di debiti e a uno che ha un tale debito non li presta nessuno se non “a strozzo” tipo Grecia ergo i soldi come al solito si prendono dove sono ossia dalle nostre tasche.
Se dopodomani ci fossero elezioni io propongo questo ragionamento:
5S da non votare perchè si sono dimostrati incapaci di governare con un ministro degli esteri che raccoglie in giro qualche aiuto solo per la pena che fa.
Lega da non votare sino a che a capo ci sarà un pseudopolitico che va in giro col rosario e che in modo blasfemo dice preghiere a canale 5: se io devo pregare lo faccio in silenzio senza tanta pubblicità, fatto in quel modo è solo un altro modo per raccattare qualche voto dei pochi vecchietti risparmiati dal coronavirus e da qualche cristiano estremista.
Berlusconi ormai se non è sorretto dalle sue due ancelle non saprebbe neanche dove andare.
FdI con la Meloni che vuole uscire dall’Europa: pensalo come tanti ma non dirlo dietro ad un microfono un buon politico non deve essere un estremista.
Resta solo il PD che oggi non è che splenda più di tanto.
La nostra situazione oggi purtroppo è questa e come ho detto la colpa è solo nostra e dove mettiamo quella croce.
Speriamo che a votare ci andranno in tanti altrimenti vincerà chi promette “chù pilu pe tutti”
Scusatemi se sono stato troppo lungo ma i nostri problemi non si possono risolvere con due battute.
Cari Nicola e Paolo, la sostituzione della Berlinguer non è che un atto tra tanti nella volontà di sottomettere la realtà politica al perbenismo del pensiero unico. I segnali sono molteplici, e trovano a Firenze, nel perbenista Nardella delfino renziano e violinista di ottava fila approdato in Palazzo Vecchio grazie alla senilità dei fiorentini, uno dei più zelanti esecutori, un esecutore silenzioso, che come tutti gli spiritualisti col violino cataloga i risentimenti, e li ripone per il dopo. Ieri per disgrazia mi trovavo in città verso il tocco e in autobus occorse quasi un’ora per superare proprio l’inizio di via Toselli col traffico bloccato. Decine, molto decine di agenti antisommossa, e decine molte decine di carabinieri in appoggio erano dispiegati per circondare un intero caseggiato, appunto da via Toselli, a via Benedetto Marcello e piazza S.Jacopino. Né l’autista, né noi viaggiatori sapevamo cosa stesse accadendo, ma certamente la rilevanza delle forze messe in campo faceva immaginare gravi eventi di inaudita violenza. Mi aspettavo delucidazione dal telegiornale regionale, ma i bigotti di Lardo De Gasperi si svegliano solo per la pappina quotidiana sul modello toscano dell’accoglienza che forse fa pena, e sull’armadio della vergogna per la caccia alle SS ormai centenarie, quindi per tutta la notte mi sono chiesto senza risposta cosa fosse accaduto di così grave da mettere sotto assedio un intero caseggiato. Leggo oggi sul foglio iperperbenista La Repubblica, che si trattava di sloggiare occupanti abusivi da un edificio di via Toselli, i quali occupanti hanno fatto resistenza fino a rifugiarsi sul tetto scagliando oggetti vari, mentre in loro difesa erano accorsi un ventina dei soliti rimestatori dei centri sociali, una ventina non di più, visti coi miei occhi, ma inerti di fronte al muro ridicolmente ben più numeroso e minaccioso di agenti antisommossa. Ora, se è ancora lecito parlare senza essere schedati ma ne dubito, mi permetto due consigli: al sindaco violinista consiglio di calmarsi, magari obbligandosi alla Kreutzer tutte le sere in pigiama, e poi subito due belle valeriane e a nanna. Perché il suo perbenismo urbano sta trasformando la città dell’11 agosto ’44 in un cupo obitorio per turisti. Al questore di Firenze consiglio di frenare gli slanci scomposti del primo cittadino, di non assecondarlo più di tanto sottoponendo le forse dell’ordine all’immagine più che risibile della propria funzione. In particolare consiglio il questore di rivedere l’impiego della forza, specie in questo periodo di traffico autostradale convulso, dove almeno sulla A11 il novanta per cento dei conducenti dei Tir parla al cellulare, legge, mangia, e addirittura scrive senza che una pattuglia stradale sia disponibile a intervenire, forse frettolosamente convertita in spaventosi agenti antisommossa contro il pericolo per la democrazia suscitato dagli occupanti abusivi. E qua mi sia concesso un terzo consiglio al ministro degli Interni, quell’Angiolino Alfano che ogni mattina di spennella il di dietro di vinavil per non staccarsi dalla poltrona, quell’Angiolino Alfano che appena apre bocca costringe a cercare convulsamente cera per gli orecchi: caro Alfano il terrore del terrorismo ( o il terrorismo del terrore? ) in Italia non può giocare più di tanto perché siamo accoglienti, siamo i più accoglienti al mondo e finché saremo così accoglienti quale stupido islamista radicalizzato – bello però questo nuovo aggettivo! – verrà a massacrare un popolo di gonzi che ascolta Bergoglio da mane a sera? Allora non facciamo scadere la vigilanza antiterrorismo allarmando qualche centinaio di poliziotti e carabinieri, lavoratori, non lo dimentichi mai, lavoratori, per liberare case dagli abitanti abusivi. L’Italia della sinistra perbenista, cioè destrona, pullula di Nardella, violinisti, benzinai, dentisti, ricercatori, avvocati, pianisti, barman, un esercito immenso di Nardella compulsavi nuovi attori della buona politica che lei, caro Alfano, incollato al suo seggiolone di comando, dovrebbe ben conoscere. E quindi inviti con una circolare molto riservata i questori a farsi negare quando i Nardella telefonano loro angosciati per invocare la forza pubblica se quattro imbecilli hanno occupato una casa, foss’anche una casa in Paradiso anziché nella sua succursale, Firenze. Dentro ogni questura c’è un punto di ristoro, e se un Nardella petulante rompe i timpani, il questore non ha diritto di farsi cornetto e cappuccino anche dieci volte al giorno pur di negarsi? Tanto poi la sera c’è sempre la Kreutzer a calmare un Nardella, soprattutto ora che quella pericolosa sovversiva della Berlinguer è stata zittita.
Terribile che esistano delle Marie Rose Mariani. Speriamo almeno sia uno pseudonimo, che non sia una donnetta ma un ometto, visto che speravo tanto dal gentil sesso.
Questi due ultimi post, Nicola, esilaranti! Intanto le epurazioni in RAI sono cominciate, la Berlinguer troppo critica nei confronti di Renzi, messa in disparte per facilitare la propaganda per il SI al referendum. Purtroppo, come bene spieghi, i leccaculo sono sempre ben presenti a tutti i livelli.
For ever, chiedo scusa
Gent.ma Sig. ra Mariani,
Facciamola corta: Matteo for eversivo. E non ne parliamo più. In giro c’è di peggio. ..
Un articolo fazioso e inconcludente fin dal titolo: chi sarebbero gli eletti senza formazione politica? A parte molti grillini, gli altri hanno quasi tutti secoli di politica alle spalle.
Il dr. Cariglia vorrebbe forse l’ uninominale secco all’ inglese. Certo non ignora come scarseggi di rappresentatività per il fatto che venga eletto chi, nel proprio collegio, riceve anche un solo voto in più: infatti per decenni, le formazioni terze e quarte non hanno messo piede alla camera bassa. Inoltre chi dice che costui sia il più competente e preparato?(Lasciamo perdere quella alta che è fatta da eredi e nominati dalla regina e sono quasi 1500).
Forse sceglierebbe il doppio turno alla francese. Qui al ballottaggio vanno le formazioni che hanno superato il 12,50% : la recente storia insegna che non vince affatto chi ha ricevuto il maggior numero di voti al 1° turno, fosse pure il 49% (anche qui lasciamo stare la Camera Alta, non eletta a suffragio universale diretto).
O meglio il proporzionale, più o meno puro della Spagna? Forse andrà per la terza volta alle elezioni o forse nascerà un governo con maggioranze forzate e dunque innaturali, pronte alla crisi al primo intoppo.
O il proporzionale alla tedesca che ha costretto SPD e CDU alla grosse Koalition (lasciamo stare il Bundesrat, composto da una settantina di nominati in 2° grado).
Personalmente io (che non ho mai votato PCI e i suoi succedanei ) non lo toccherei proprio l ‘ Italicum: così M5S potrà incamerare i voti dei “bravi” berlusconiani, delle perpetue brunettiane, delle ruspe salviniane, dei fittofili ecc e senza pagare dazio, come a Roma.
Maria Rosa Mariani
Mi sembra che Gian Franco centri la questione. Una costituzione si scrive e si riscrive sulle coordinate di una nazione conosciuta, storicamente e culturalmente solida e definita, ma noi sappiamo bene a non essere ciechi che l’Italia in cui nascemmo tra vent’annoi non ci sarà più, né socialmente, né storicamente, né culturalmente. Allora quale costituzione vogliamo riscrivere, per quale nazione, che non sia un modellino astratto e incolore previsto dalla carta dell’Onu per i paesi del terzo mondo? Oppure ci rassegniamo a rivedere la costituzione anno dopo anno? O meglio sarebbe invece ammettere che la carta coi valori fondanti non è più concepibile per nessun paese del cosiddetto occidente allargato?
Grazie delle parole. Non solo pensalibero farà la sua parte, ma anche io, che ho l’onore di scrivervi, metto a disposizione di quello che ho letto le mie possibili azioni e pensieri.
Caro Gianfranco,
sarei davvero un illuso e un ingenuo se pensassi di “cambiare il paese con il solo sistema elettorale”. Un problema alla volta, per favore. E la domanda è: meglio una classe politica di nominati o una prodotta dalla selezione derivante da una dura lotta nei collegi uninominali? Quanto alla nuova o rinnovata Costituzione, caro Gianfranco, sarei più radicale di te. L’unica via è un’Assemblea Costituente, come quella del ’46, eletta al solo scopo di riformare la Costituzione, con sistema rigorosamente proporzionale, e poi tutti a casa, una volta svolto il compito. Ma questo, si sarebbe detto una volta nelle assemblee di una volta dense di ogni genere di fumi, “è un altro discorso”.
Caro Nicola, condivido in toto la tua proposta, anzi potreste dare inizio ad un programma tale da coinvolgere tutti coloro che hanno smesso di votare, più quelli che hanno votato tappandosi il naso e siamo molti, potremmo essere la maggioranza, CORAGGIO.
Io intanto voto NO, al referendum perchè la Nostra Costituzione non può essere stravolta, così come la vorrebbero questi analfabeti, o vanitosi del sapere.
Tanto vedo che siamo in contatto, vedo che spesso condividiamo i pensieri e le azioni, posso seguirti dando voce nella mia zona, Val di Chiana senese.
Raffaello da Montepulciano augura buone cose, ferie per chi le usa, e sopratutto SALUTE
E allora caro Raffaello da Montepulciano un augurio e un grazie anche a te, e penso di poterlo dire a nome di tutti.
Gentilissimo Tognoni De Pugi,
no, proprio non mi sogno di indicare le preferenze come stimoli alla corruzione. Anzi: perchè mai i voti dati alle primarie ne dovrebbero essere maggiormente al riparo?
Anche per me il sistema delle preferenze è valido. Se in questo momento prediligo l’uninominale è perchè lo ritengo maggiormente capace di dare una scossa, generare un rinnovamento, e dare vita ad una classe politica che per la forza datale da questo tipo di sistema sarebbe in grado di bilanciare lo strapotere delle burocrazie e delle oligarchie.
Dott. Cariglia, condivido in toto quanto da lei scritto, solo su un punto non sono d’accordo e cioè sull’uninominale. Io ero e rimango per il voto di preferenza, forse non sarà il miglior modo per eleggere i nostri rappresentanti in parlamento, ma almeno se viene eletto politici “bravi o scarsi” è l’elettore che ha scelto, e non le segreterie dei partiti, scrivendo il loro nome sulla scheda elettorale. E non mi si dica che le preferenze aumentano la corruzione , perché come dimostrano i fatti degli ultimi anni, mi sembra che la situazione sia di molto peggiorata in confronto a quando c’erano le preferenze. Paolo Tognoni De Pugi
Certo che i padroni dei partiti potrebbero presentare vecchie volpi o nuovi giovani in cerca di occupazione come loro campioni per il seggio uninominale, Si tratterebbe di dimostrare, avendone finalmente l’opportunità, che siamo capaci di fare, insieme con altri di buona volontà, qualcosa di diverso..
A settembre tutti con Nicola! E un collegio per Marzio!!
Caro Marzio,
io credo una cosa semplice: consentire ai capataz di insignire sulla punta della spada deputati e senatori, come avviene oggi, è peggio che affidare il compito ad una salutare disputa alla fine della quale, a decidere, ci sia il giudizio della gente. Infallibile? Certo che no. Ma molto più affidabile della possibilità di mandare direttamente in Parlamento docili servitori. Grazie per i tuoi contributi sempre stimolanti.
Caro Nicola, l’idea che con l’uninominale i partiti candiderebbero i migliori mi sembra molto astratta, ossia non tiene conto che la gentaccia che ci rappresenta e governa è stata sublimata dai valori che permeano la società e dentro la società stanno i partiti obbedienti agli stessi valori, essere telegenici, saper recitare le passioni, avere chiacchiera sul cambiamento purché sia, essere spalleggiati da chi conta, appartenere a una filiera di addetti, ecc. Tu credi che dentro i rispettivi partiti la gentaccia che ci governa non sia già ritenuta la migliore possibile? Tu pensi che alle porte dei partiti attendano inascoltati i migliori? Tu credi che gli sgherri dei Renzi, dei Grillo, degli Alfano e dei Berlusconi non siano da sempre ritenuti i migliori secondo i valori suddetti? Non vedo come l’uninominale farebbe affiorare valori messi da tempo in soffitta, e quindi i loro improbabili paladini, Siamo di fronte ad una crisi profondissima, forse terminale del concetto di rappresentanza, come anche gli States dimostrano senza speranza. Non è detto però a differenza del primo novecento che tale crisi debba sfociare nel totalitarismi, anzi, i presupposti sono assolutamente diversi, ma la crisi del concetto di rappresentanza resta e non c’è legge elettorale che possa curarla. E’ la legittimità del patto di delega che non regge più comunque lo si rabberci, per cui qualsiasi rappresentante comunque eletto appare un usurpatore.