Oggi vorrei scrivere di episodi di scortesia turistica. Prima comincerei tuttavia con qualche domanda di stretta attualità pandemica. Ma non doveva essere un’estate italiana? Perché siamo andati all’estero a villeggiare e qualcuno a prendere il virus? Mistero. Le raccomandazioni di fare vacanze sicure e protette che fine hanno fatto? Una movida notturna e un assembramento in discoteca possono valere un Covid-19? Dove sono quei genitori, quei maestri di vita, quei tutori che dovrebbero ben consigliare figli, nipoti, maggiori e minori? Misteri della modernità. Episodi di strano turismo dell’anno pandemico 2020. Ce lo dobbiamo ricordare: meglio una mascherina oggi che una terapia intensiva domani. O dopo domani.
Diciamolo, confessiamolo: siamo un Paese turistico e accogliente ma non sempre siamo totalmente ospitali o cortesi nei modi e nei comportamenti. Certo nella stragrande maggioranza dei casi troviamo personale di alberghi, addetti ai ristoranti, personale di bar e campeggi, gelaterie e parcheggi gentili e attenti, ma ci sono anche sacche di rigidità ed episodi di inospitalità che spesso rovinano l’immagine di una città, di un servizio, di un borgo.
C’è una città in cui un bar vicino alla stazione, guarda caso, fa pagare due cappuccini e due brioches 15 euro. Roba che normalmente costa meno della metà. Qualcuno dice: dipende se sei in piazza della Signoria servito e riverito, c’è il sovraprezzo. Un giorno in un notissimo e blasonato caffè di Piazza San Marco mi aspettavo una mini-stangata per cappuccino e caffè e alla fine ho pagato solo 7 euro. Dentro tra stucchi e specchi.
C’è l’addetto di un parcheggio di una grande e turistica città italiana che vede arrivare una turista con un telefonino attestante uno sconto e le dice: no guardi noi accettiamo solo la carta, solo gli attestati stampati. Sconcerto tecnologico della giovane turista. E poi la sentenza definitiva: comunque nella settimana di Ferragosto non accettiamo buoni sconto. Amen.
C’è il ristoratore di una nota città turistica italiana che avendo pochi posti a sedere non riesce proprio a rispettare tutte le normative anti Covid e ad alcuni avventori che chiedono se possa portare gli aperitivi al tavolo risponde: vediamo, ma dopo mangiate qui o andate via? Non si fidava. Normale che gli imprenditori e operatori commerciali turistici vogliano ottimizzare i servizi e massimizzare gli introito, ma c’è modo e modo, c’è stile e stile.
Prezzi gonfiati, servizi scarsi o non corrispondenti alle caratteristiche annunciate, piatti cambiati all’ultimo momento, camere e appartamenti pubblicizzati con certe fotografie e poi scoperti in altre condizioni a volte non solo estetiche, a volte la nostra ospitalità celebrata tocca punte basse, molto basse, punte di ospitalità rugosa.
C’è poi il tema del pagamento digitale, cioè senza contante e con carte di credito o bancomat. Sulla carta sembriamo un Paese anche abbastanza moderno dove basta una strisciata per pagare, un contatto sul lettore, un passaggio della app sul telefonino. Nella pratica non è così. Ho visto in una città di mare una locandina davanti ad un ristorante che diceva: no card, only cash, niente carte solo contante. Ah però.
In molti esercizi commerciali e turistici c’è ovviamente il sistema per pagare con carte di credito e bancomat ma spesso non c’è la linea. Eh stasera non c’è campo, eh stasera non prende, eh oggi non funziona. Ovvio che in un Paese in cui mezzo territorio non ha banda larga ci sta che anche i sistemi di pagamento elettronico ne possano soffrire, ma che non si possa pagare con una carta di credito perché la linea non è sufficiente per molto tempo ha il sapore del pretesto.
Non è tutto oro quel che luccica e non è tutto nero quel che sembra scuro ma due o tre episodi di inospitalità danno fastidio e possono rovinare la vacanza e l’immagine di un borgo, di una città di un territorio, anche se la stragrande maggioranza degli operatori è cortese e gentile. Perché fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Fa più notizia uno scontrino esoso senza giustificazione e un parcheggiatore troppo spiccio di un sistema ospitale generale. Purtroppo va così. Ma si può migliorare.
Fabrizio Binacchi

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