Mi reputo (a giusta ragione e con orgoglio) la punta più a Sinistra dei collaboratori storici di Pensalibero. Per questa mia collocazione sinistrosa, che mi porto dai 16 anni, il direttore Cariglia mi avrebbe censurato 100 volte, ma non lo ha mai fatto perché apparteniamo a quella razza laica, testarda e amante della libertà (soprattutto quella altrui) che mi auguro che non arrivi mai all’estinzione.
E non mi censurerà neppure oggi che lo critico aspramente sulla Sua analisi sulla Sinistra&Sinistra (o Sinistra fuori del PD o Sinistra contro il PD o Sinistra Radicale o Sinistra ancora comunista o come la vogliamo chiamare) che non è fatta solo di quelli che Cariglia definisce gli “… irriducibili della sinistra pura e moralmente superiore. Quella che la storia ci insegna essere stata sempre decisiva per le sconfitte e mai per le vittorie…”, cioè gli idioti, ma anche di riformisti senza casa.
Cariglia nel Suo articolo del 4 agosto manifesta una preoccupazione perché sostiene, e su questo si sbaglia, che in Toscana c’è una scelta netta a Sinistra tra un risuscitato polo riformista e una lista A SINISTRA DEL PADRE. Sembra rievocare un altro dei grandi scontri della sinistra italiana, come quello storico tra massimalisti e riformisti, tra il PSDI ed il Fronte Popolare o gli ultimi scontri che ebbero PSI e PCI.
Mi sento in dovere di rassicurare il nostro Direttore, con la dovuta ironia, che il 21 settembre p.v. non c’è niente di simile che finirà sui libri di storia, ma voglio argomentare sul Suo timore per la vittoria di Giani. Cariglia fa un ragionamento di numeri sui voti idioti che potrebbero far perdere Giani ed il PD, un ragionamento che tecnicamente non fa una piega, ma politicamente è un errore che non gli perdono.
Perché da anni il Popolo di Sinistra senza l’intralcio di liste di idioti si è sempre più allontanato dal PD (e le solite listette collegate) proprio perché non vede in questa combriccola un risuscitato polo riformista che porterà “… case, scuole, ospedali, diritti sul lavoro, avanzamenti salariali, libertà civili ecc….” come ci dice Cariglia.
Il PD non ha nulla della vecchia Sinistra Democristiana (e in Toscana mi inchino davanti alla memoria di Amintore Fanfani), non ha nulla del mio PSI, nulla del PSDI di Saragat e dei Cariglia (mi sbaglio?) e tanto meno del vecchio PCI se non qualche difetto.
Il Popolo della Sinistra si trova da anni impotente di fronte ad una cosa (il PD) che non è utile. E limitiamoci al concetto di utilità che in politica è un elemento determinante. Per cui una parte di esso (e chiamateci pure Sinistrosi, ed io sono uno di questi) non sceglie il PD e si rivolge ad altro.
Siamo di fronte a settori consistenti della Sinistra, anche gente di provenienza riformista (come me) che chiameremo da oggi “riformisti scoglionati” e non solo estremisti o idioti. Siamo di fronte a compagne e compagni che scelgono la deriva astensionista (che comunque è una scelta politica che va rispettata) oppure i 5 Stelle ed in questo modo affidano il voto, per il momento, ad un Papa straniero.
In terza ipotesi votano, sempre più a malavoglia, ciò che di sinistra viene presentato fuori e contro il PD che è sempre una cosa arrangiata all’ultimo minuto, ma si accontentano che c’è scritto “SINISTRA” e si mettono a posto con la coscienza.
In tutti e tre i casi queste compagne e compagni non votano il PD non perché ritengono che esista “… un blocco di potere capace di determinare i presidenti di Regione, addirittura pescandoli a piacimento a destra o a sinistra” ma per ragioni molto più elementari che Cariglia sfugge nella Sua analisi.
Invito Cariglia a non pesare la listetta di Fattori perché è lavoro inutile, ma a tenere conto di chi la vota osservando che in Toscana o altrove chi vota Fattori (o roba simile) in ogni caso non voterebbe PD e liste collegate. Sbaglio?
La mia analisi che è più completa si conclude qui sulla Sinistra & Sinistra e ci ha portato necessariamente ai 5 Stelle che Cariglia ha saltato preso dalla preoccupazione del voto degli idioti. Lo sfido a completare a 4 mani la Sua analisi anche sul voto dei Sinistrosi e di tanti “riformisti scoglionati” come me che è confluito in massa sui 5 Stelle.
Questa analisi va fatta di per sé, ma teniamo presente, caro direttore, che il voto dei Sinistrosi e di tanti “riformisti scoglionati” che confluisce sui 5 Stelle può compromettere la vittoria di Giani in Toscana ed in altre realtà. Ed è un voto numericamente più consistente.
Gino Di Maro
Caro Gino, ci mancherebbe altro che ti censurassi. Non mi pare vero che tu scriva con i tuoi punti di vista totalmente liberi, munito, mi auguro, di buoni freni in grado di stopparti prima di sbattere, causa la tua generosa foga, contro il muro. Non è corretto commentarti e contraddirti nel mentre pubblico il tuo articolo. Magari lo farò successivamente, tornando sull’argomento. Per il rispetto che ti devo, ti rammento solo una cosa, al solo scopo di inquadrare meglio il mio editoriale che è oggetto del tuo ironico e simpatico commento. Sono giornalista da oltre cinquanta anni: certo con la mia passione politica che non ho mai nascosto. Ma quando scrivo, è la passione giornalistica che prende il sopravvento. Posso commentare, ma i commenti non prescindono dai dati di fatto. In questo caso, i fatti erano ben rappresentati dal titolo dell’artico: “Il nemico di Giani è a sinistra”. Se ti capita di leggere le posizioni della “sinistra sinistra”, chiamala come ti pare, ma intendo quella che sostiene Fattori, ti accorgerai di una cosa. Tutte le prese di posizione sono contro Giani, contro le cose che dice Giani, contro le proposte di Giani. Nemmeno un minimo di pudore, un po’ di fumo negli occhi per raccontarci uno straccio di proposta e nemmeno qualche flebile critica alla concorrente leghista di Giani. E’ legittimo, ci mancherebbe. Così come è legittimo constatare che il nemico vero di Giani è a sinistra. Quel tipo di sinistra che punta alla sconfitta della sinistra riformista, anche con l’aiuto della destra, secondo uno schema tutt’altro che originale. E questo lo dico non per assecondare la mia passione politica ma per raccontare quello che mi passa sotto gli occhi. (n.c.)

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