4 Novembre 2016: c’eravamo Tutti, perché giornata di celebrazioni più densa non c’è.
Una volta, anche Festa Nazionale.
Poi – anni Settanta – l’abbiamo confusa nella politica dell’austerity; e quei Tutti di oggi, molti, allora eravamo bimbi.
Convengo con Saint-Exupéry: …i riti ci vogliono. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni”, dice il piccolo principe.
Quindi mentre imboccavo il nastro autostradale verso casa, di rientro dalla celebrazione provinciale aretina con il Prefetto ed i rappresentanti delle Forze Armate del territorio, ho messo in fila quattro pensieri, corroborati da tanti articoli e articoletti di stampa locale e nazionale, affaccendati sul 4 novembre odierno.
Densa di celebrazioni: istituita nel 1919, poiché l’Italia completava l’unità nazionale.
Aveva vinto la Prima Guerra Mondiale, l’Italia, e il 4 novembre è la data dell’entrata in vigore dell’armistizio, siglato nella padovana Villa Giusti.
Festa anche delle Forze Armate, i nostri soldati, sì: a partire da quel Milite Ignoto, del cui trasporto fino a Roma (1921) è come se avessi un ricordo personale…. quello di mia nonna, che, come tante giovani ventenni, assisté al rallentamento del treno in stazione per omaggiarne il passaggio e quando me lo raccontava avevamo di che commuoverci.
Densa di celebrazioni.
Ma celebrare una ricorrenza così celebrata e nello stesso tempo relegarla comunque nell’indifferenza di un calendario, restituisce una Nazione che deve ancora soprattutto nutrire il proprio senso di identità e appartenenza e tradurre, libera da codini atteggiamenti, i propri simboli in sentimento e nella dignità dello stesso, in scelte ed azioni civiche, senza – come troppe volte accade – che tanta Destra sbandieri l’ideale della Patria come se fosse un’appropriazione ideologica, e senza che tanta Sinistra, per lo stesso motivo, lo affossi.
Ed è urgente.
Paola Bonci

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