Quando nacque il loro pargoletto, i genitori del futuro ministro dell’interno democristiano e vice presidente del CSM Rognoni, ebbero come una premonizione. Con un visino da bambola così, questo figlio piacerà a tutti, sarà l’icona di chi non conosce il peccato.
Perciò gli misero un nome appropriato, Virginio. Ed egli li ripagò, avventurandosi nelle terre selvagge e corrotte della politica portandosi dietro la sua immagine immacolata: abbigliamento, espressione, tutto dava l’idea di uno che poteva traversare chilometri di palude e fango senza che uno schizzo mettesse a repentaglio le sue scarpe lucide. Fu ministro dell’interno negli anni bui del terrorismo e capitò che si desse la caccia al figlio di un collega del suo stesso partito. Si sospettò, probabilmente a torto, che qualcuno avesse avvertito questo collega. Della buriana che venne montata dall’opposizione di sinistra rischiò di farne le spese il presidente del consiglio, che era Cossiga, ma il ministro della polizia, cioè Rognoni, non fu minimamente disturbato e rimase al suo posto con la sua aria da Virginio. Che sembra, tuttavia, aria da donna perduta se paragonata a quella assunta nella sua attuale veste di vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura. Indossati questi panni, si è fatto tal custode della intangibilità di casta, da far apparire mangia-giudici uomini come Violante e Scalfaro. “Trascinare la magistratura nella campagna elettorale è un tentativo di delegittimazione che va respinto nel modo più fermo e assoluto” ha ribadito or ora. Con ciò insinuando a chi non è “virginio” un paio di dubbi: che se in campagna elettorale i magistrati ci entrano da soli, per Virginio va bene; idem, se ad essere trascinata, dalla campagna elettorale alla galera, magari per essere assolta anni dopo, è un un’intera classe politica, salvo il PCI e la sinistra DC cui apparteneva Rognoni.

“Con ciò insinuando a chi non è “virginio” un paio di dubbi:…..” Ma che evidentemente “dubbi” non hanno da essere, dato che l’ affare della politica interessa giustamente tutti;ed appare chiaro che gli interessi personali maggiormente stuzzichino chi appartiene a caste già per se potenti…
Giustissimo. In tutte le forze politiche occorre smascherare i “galantuomini”, i disinteressati, gli amanti della politica serena e superiore. In poche parole i veri, incalliti mestatori. Paolo Dani