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Quando tirarono le orecchie alla Dc

Quando l’otto maggio del 1990 a Piazza dei Caprettari arrivarono i risultati delle elezioni regionali della Lombardia, il capo della segreteria politica, Giorgio Medri, che era di Como, non ci credeva. La Dc dal 36 per cento era scesa al 28. Il partito comunista dal 26 era passato al 18. I socialisti, la famosa onda lunga, dal 15 erano scesi al 14. Solo che non era stato il partito repubblicano ad interpretare il malcontento. Il Pri dal 4 era crollato al 2. Era irrotta nella politica nazionale la Lega Nord che da zero, 0,5, aveva preso più del 18, diventando il secondo partito in Lombardia. Medri che pensava alla Lega come un fenomeno del varesotto se ne uscì quasi allegramente, “altro che caduta del muro di Berlino!”.

di Riccardo Bruno | 22 Marzo 2026

Quando l’otto maggio del 1990 a Piazza dei Caprettari arrivarono i risultati delle elezioni regionali della Lombardia, il capo della segreteria politica, Giorgio Medri, che era di Como, non ci credeva. La Dc dal 36 per cento era scesa al 28. Il partito comunista dal 26 era passato al 18. I socialisti, la famosa onda lunga, dal 15 erano scesi al 14. Solo che non era stato il partito repubblicano ad interpretare il malcontento. Il Pri dal 4 era crollato al 2. Era irrotta nella politica nazionale la Lega Nord che da zero, 0,5, aveva preso più del 18, diventando il secondo partito in Lombardia. Medri che pensava alla Lega come un fenomeno del varesotto se ne uscì quasi allegramente, “altro che caduta del muro di Berlino!”.

Il capo della Lega Nord lo notavi a cena alle diciannove alla pizzeria sotto palazzo Madama. Era l’unico in tutta la sala, che alle 21 se ne andava a dormire all’Hotel Genio, poco distante e di fronte al Palazzaccio. Umberto Bossi era stato eletto al Senato, unico rappresentante con i resti del proporzionale e fino allora era comunemente considerato un tipo folcloristico. Faceva comizi ad un pubblico di quindici, venti persone. Vestiva e si pettinava come uno scappato di casa. In una sola tornata elettorale aveva distrutto il pentapartito. Undici mesi ed il Pri avrebbe lasciato l’area di governo, passando all’opposizione. Umberto Bossi sarà ospite del congresso repubblicano di Carrara. Il Pri è la prima forza politica costituzionale ad avere rapporti con il suo movimento. A Carrara per Bossi ci furono più fischi che applausi, perché Bossi veniva percepito principalmente come un avversario dell’unità nazionale. Un errore di prospettiva. Gli avversari dell’unità nazionale erano diventati la democrazia cristiana ed il partito socialista, lo stesso partito comunista per la sua storia legata ad est. Bossi era la rigenerazione nazionale, concentrata nel profondo nord.

Odiava Garibaldi e l’Unità d’Italia in quanto espressioni monarchiche. A via Bellerio, la sede storica della Lega, c’è il busto di Cattaneo. Vero che la maggior parte dei leghisti nemmeno lo conosce. Resta il fatto che la Lega è l’unico partito ad avere l’ effige di un repubblicano nelle sue stanze. Quando Bossi venne alla sede del Pri di Corso Vittorio, si fermò davanti al nostro in corridoio. – Uh il Mazzini, disse. Sembrava contento. La voce repubblicana, a costo di aspre polemiche interne, adottò Bossi difendendolo in tutte le sue smargiassate e sopportando certe sue intemperanze. Lo aveva sempre considerato un fratello sceso dalla parte sbagliata del letto. Questo atteggiamento ebbe successo nel 1994. La rottura di Bossi con Berlusconi portò la Lega nel gruppo dei Liberali, democratici e riformatori Europei. L’idillio fu breve. La Lega tornò con Berlusconi ed il partito repubblicano divenne fondatore dell’Ulivo e fece espellere i deputati leghisti dall’Eldr. Ci sarebbe poi entrato Giulietto Chiesa, un vecchio stalinista che ancora difendeva Putin.

Bossi avrebbe avuto un’ultima occasione secessionista, l’ingresso nell’euro. Prodi e Veltroni esitavano, lui era pronto a portarci dentro la Lombardia seduta stante comprese le scarpe. Prodi aderì e Bossi perse la sua ultima verve. Anche se era di origini meridionali, senza la prospettiva secessionista, l’Umberto , perdeva interesse alla politica in quanto tale. Per questo sarebbe emerso uno come Salvini. Bossi la seconda volta alla corte di Berlusconi si era spento. Appariva senza forze, si ammalò. E si che quando venne alla festa repubblicana di San Pietro in Vincoli, non c’era modo di mandarlo a letto. Stava lì a raccontare di quando Berlusconi gli mostrò i lavori di restauro della sua tenuta di Arcore, decine di stanze del Settecento, a lui, che in estate, riparava la serranda della rimessa con chiodi e martello.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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