Oggi abbiamo una risposta esemplare da dare a chi ci chiede cosa significa essere liberali. Significa sapere di non avere assolutamente nulla in comune con Rosy Bindi, ma desiderare di difenderla fermamente dalla volgare e becera stupidità di cui è stata fatta oggetto. Il fatto che nel 2006 si ritenga che lesbica sia l’equivalente di un insulto ci amareggia, ci rattrista, ci deprime e, soprattutto, ci fa incazzare, perché in questo Paese ignorante, retrogrado, incivile ed irrimediabilmente provinciale si è ancora convinti che:
a) una lesbica è una cittadina – forse – di categoria inferiore, da additare come esempio del famoso “errore di natura” in una società dove si ritiene che normale faccia forzatamente rima con eterosessuale
b) una donna single non può reggere il Ministero della Famiglia, perché non ne ha una
O perbacco, sarà forse nata per abiogenesi, la Bindi?! Non avrà avuto, che so, un padre, una madre, fors’anche un fratello od una sorella, magari un lontano cugino di terzo grado – insomma, questa Bindi è stata partorita dal nulla o proviene anche lei, come tutti noi, da una famiglia?!
In realtà, in questa penosa vicenda, è veramente difficile stabilire se sia più squallido l’uso improprio del termine lesbica, o la pretesa di considerare una donna single elemento “defamiliarizzato” e dunque non abilitato ad occuparsi di politiche familiari. Forse si richiedono al Ministro della Difesa credenziali da Rambo?!
In conclusione, a dimostrazione che la pezza è sempre peggiore dello strappo che dovrebbe coprire, due note a margine:
– Fini ha definito “imbecille” il senatore Saia: non poteva accorgersene prima di candidarlo?
– La molto onorevole signora Santanchè ha espresso solidarietà alla Bindi “per l’insulto ricevuto”: ci pare che in AN non sia solo Saia a ritenere che lesbica sia un insulto.
Ah, “le magnifiche sorti, e progressive” che attendono il nostro Paese…!
Chi.Bo.

Brava Ch.Bo.!Condivisibile dalla prima all’ultima parola!Una bella,tempestiva ed opportuna lezione di liberalismo.
Ma, io suggerirei una possibile soluzione definitiva (radicale riformista!!) al problema per chiamare le cose con il loro nome, senza che nessuno debba sentirsi offeso, secondo quello che è e deve essere lo stile di un vero polo laico, liberale e socialista.
Se un uomo che sta con un altro uomo si chiama omosessuoale, allora come potremo chiamare una donna che sta con un’altra donna?
Semplice: donnasessuale.
Così, si risolve il problema, ci sitrova d’accordo e si passa al prossimo punto all’OdG!
Saluti, dal vostro Vittorino Zuccotti
Cara signora Chiara: dire imbecille a uno che dovrebbe essere rappresentante del popolo e che fa affermazioni simili, soprattutto in una trasmissione televisiva, è offesa agli imbecilli.
Credo che questo signore, mio concittadino purtroppo, sia convinto di non “essere perseguito per le opinioni espresse in costanza del proprio mandato” e quindi autorizzato ad ogni tipo di nefandezza.
Non sono un estimatore della Bindi, né appartengo al mondo dei “diversi”, ma ho apprezzato moltissimo la sua pacata risposta al Saia, che per penitenza dovrebbe mettere il “saio”.
Giampaolo Mercanzin