
Ascoltando il racconto dell’ Onorevole Dario Carotenuto sulla flottiglia, più che una testimonianza diretta sembra di assistere all’ennesima rappresentazione emotiva costruita per alimentare indignazione ideologica e propaganda mediatica.
Ed è proprio questo il problema dell’Occidente contemporaneo: la trasformazione sistematica di ogni evento geopolitico in un racconto isterico dove tutto deve essere spettacolarizzato, drammatizzato, deformato fino al limite della credibilità.
Israele può essere criticato, come qualsiasi altra nazione democratica. Ma trasformare un fermo navale in una narrazione apocalittica fatta di torture, orrori e persecuzioni serve soprattutto a costruire consenso emotivo dentro un’opinione pubblica sempre meno interessata ai fatti e sempre più dipendente dalla propaganda sentimentale.
Il punto ormai non è nemmeno la singola dichiarazione. Figure così sono il prodotto di un sistema mediatico che premia l’eccesso, la vittimizzazione continua e la deformazione della realtà.
Dovrebbe essere un dovere culturale non dare spazio alla stupidità militante e alla menzogna emotiva elevata a verità assoluta. Invece oggi la provocazione viene premiata più dello studio, l’isteria più dell’analisi, il tifo più della conoscenza storica.
E così terrorismo, guerra, autodifesa e diritto internazionale finiscono dentro un gigantesco frullatore ideologico dove ogni proporzione salta completamente.
La cosa più inquietante è che questa rappresentazione caricaturale della realtà trova consenso. Perché una società culturalmente indebolita non cerca più profondità o complessità: cerca slogan immediati, indignazione permanente e bersagli facili.
Quando una civiltà perde il senso delle proporzioni, perde lentamente anche la capacità di comprendere il mondo reale. E senza lucidità storica e culturale, resta soltanto una massa emotiva facilmente manipolabile da qualsiasi propaganda costruita ad arte da chi mantiene interessi diretti o indiretti sui temi trattati.
Piero Terracina

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