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Quando il silenzio delle toghe e il rumore della politica si incrociano

Solo pochi giorni fa il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati aveva annunciato una scelta che merita rispetto: non rispondere agli attacchi provenienti dal mondo politico e mantenere una linea di prudenza istituzionale. Una decisione assunta nel solco dell’appello del Presidente della Repubblica ad abbassare i toni dello scontro tra magistratura e politica. Un richiamo, quello di Sergio Mattarella, che non era formale né rituale. Il Capo dello Stato invitava tutti – magistrati e politici – a recuperare misura e senso delle istituzioni in un momento nel quale il confronto sulla giustizia rischia troppo spesso di trasformarsi in uno scontro permanente.

di Cesare Mannucci | 11 Marzo 2026

Solo pochi giorni fa il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati aveva annunciato una scelta che merita rispetto: non rispondere agli attacchi provenienti dal mondo politico e mantenere una linea di prudenza istituzionale. Una decisione assunta nel solco dell’appello del Presidente della Repubblica ad abbassare i toni dello scontro tra magistratura e politica.

Un richiamo, quello di Sergio Mattarella, che non era formale né rituale. Il Capo dello Stato invitava tutti – magistrati e politici – a recuperare misura e senso delle istituzioni in un momento nel quale il confronto sulla giustizia rischia troppo spesso di trasformarsi in uno scontro permanente.

La scelta dell’ANM di non alimentare la polemica andava esattamente in questa direzione. Un segnale di responsabilità istituzionale.

Proprio per questo le parole pronunciate dalla capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Giusi Bartolozzi, appaiono ancora più sorprendenti.

In televisione la magistrata ha sostenuto che con il referendum sulla separazione delle carriere “ci togliamo di mezzo la magistratura”, arrivando a parlare di giudici come di “plotoni di esecuzione”. Parole forti, inevitabilmente destinate a provocare reazioni e nuove polemiche.

Il ministro Carlo Nordio e la maggioranza hanno scelto di difenderla, sostenendo che si tratta di frasi estrapolate dal contesto e che non vi sarebbe alcuna ragione per chiedere le dimissioni della capo di gabinetto.

È una posizione politica legittima. Ma il problema resta.

Perché al di là delle intenzioni, il linguaggio delle istituzioni ha sempre un valore simbolico.

Se da una parte la magistratura associata sceglie la strada del silenzio per non alimentare lo scontro, dall’altra parte chi ricopre un ruolo apicale nel ministero della Giustizia dovrebbe forse avvertire con ancora maggiore responsabilità il peso delle proprie parole.

Non si tratta di difendere corporazioni o appartenenze.

Si tratta di proteggere l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

In passato non sono mancati momenti nei quali la politica ha tentato di interferire nelle indagini che coinvolgevano esponenti istituzionali, suscitando legittime reazioni in difesa dell’autonomia della magistratura.

Ma proprio per questo oggi occorre evitare che il confronto sulle riforme della giustizia degeneri in delegittimazione reciproca.

Il referendum sulla separazione delle carriere è un passaggio democratico importante. Può e deve essere discusso nel merito, con argomenti giuridici e politici.

Non con slogan che rischiano di trasformare una riforma complessa in una battaglia identitaria contro un intero ordine dello Stato.

Il richiamo del Presidente della Repubblica alla responsabilità istituzionale resta dunque più attuale che mai.

Il silenzio scelto dai magistrati è un segnale di prudenza.

Sarebbe auspicabile che la politica, e soprattutto chi opera ai vertici delle istituzioni, sapesse ascoltare con la stessa attenzione quel richiamo.

Perché quando il linguaggio pubblico perde misura, a indebolirsi non è una parte o l’altra.

È la credibilità delle istituzioni nel loro insieme.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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