• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Quando il “nero” è tedesco

di Davide Giacalone | 25 Giugno 2013

Da noi i bigliettoni te li danno con il contagocce, anche quando sono tuoi, mentre i fratelli tedeschi si leccano il pollice e vanno di sfoglio per i pagamenti imponenti.

merkelPer uno scherzo del vocabolario si continua a fare la guerra ai paradisi fiscali, laddove sarebbe saggio farla agli inferni. Per uno scherzo della turnazione il G8 va a discettare contro la concorrenza fiscale in Irlanda, ovvero in uno dei Paesi che ne trae il maggior profitto. E per uno scherzo dell’autolesionismo noi italiani continuiamo a maledire la nostra evasione fiscale, sentendocene moralmente colpevoli, ignorando che l’economia nera più grande d’Europa si trova in Germania, ovvero laddove sono tutti pronti a fustigare i nostri lascivi costumi.

E’ giusto che nel negoziare un’ampia zona di libero scambio, comprendente l’Unione europea e il Nord America, ci si preoccupi di evitare che sia così smaccatamente conveniente spostare le sedi giuridiche delle grandi imprese laddove le porta non il cuore, ma il fisco. I casi di Apple e Google sono i più noti e i più grossi, ma migliaia si trovano in quelle stesse condizioni. Rispettano le regole e inseguono la convenienza. Nel comunicato finale, però, si trova un numero inquietante di “si dovrebbe” e “dovrebbero” (i Paesi), sicché diciamo che parlare se ne parlò, ma oltre non si andò.

Il solo modo per bloccare questa domiciliazione artificiale, che nulla ha a che vedere con i veri centri produttivi, è quello di attenuare, se non cancellare, la concorrenza fiscale, passando per un accordo fra gli stati. L’altra via sarebbe quella del protezionismo, ovvero l’opposto del libero scambio cui si tende.

Per noi italiani è largamente conveniente e promettente sia l’accordo commerciale che quello fiscale. Siccome viviamo in un inferno fiscale ci è chiaro che quel risultato si può conseguire solo se la pressione scende. Diversamente il globo offre ancora altre opportunità. Altri paradisi preferibili agli inferni. Per far scendere la pressione si deve far scendere la spesa pubblica, per comprimere quella si deve rivedere il modello di stato sociale. Gira e rigira, si torna sempre a quel punto. Aggiungo, però, che sarebbe ben strano avere (com’è auspicabile) un’ampia zona di libero scambio con ridotta concorrenza fiscale tenendoci una grade Ue dentro cui è lecito farsi la concorrenza sui tassi d’interesse per il servizio al debito pubblico. Incontrando il presidente Usa l’Ue ha sbattuto la faccia su una delle sue intollerabili contraddizioni.

Ridurre la concorrenza su tasse e tassi d’interesse comporterebbe, secondo alcuni, un immeritato premio ai viziosi. Fra i quali noi. Solo che uno studio sulla “Shadow Economy in Europe” (l’economia ombra, alias nera), fatto da Visa (quelli della carta di credito), in collaborazione con l’università di Linz (che si trova in Austria, non in Grecia), assicura che, in termini assoluti, la più possente economia nera d’Europa si trova in Germania, ammontando a 350 miliardi di euro. Grazie a quella trovano lavoro 8 milioni di cittadini tedeschi. Ed è retta anche dall’avversione teutonica per le carte di credito, generante un 60% dei pagamenti in contanti. Proprio così: mentre da noi i bigliettoni te li danno con il contagocce, anche quando sono tuoi, mentre vieni segnalato se ritiri 1000 euro dei tuoi soldi, i fratelli tedeschi si leccano il pollice e vanno di sfoglio anche quando si tratta di pagamenti imponenti (ad esempio nel settore edilizio). Poi depositano le mazzette in banche che non intendono sottoporre alla vigilanza europea. Il lavoro Visa-Linz dice un’altra cosa, istruttiva: quando, nel 2003, quella tedesca era un’economica in grave stagnazione il peso percentuale (e anche assoluto) del nero era ancora più alto, né questo arrecava un grosso danno al fisco, visto che far girare i soldi è la precondizione perché qualcuno faccia acquisti e paghi l’Iva. Capito? Da noi il gettito Iva cala anche se aumenta l’aliquota.

Intendiamoci: il nostro nero è percentualmente più alto di quello tedesco, ma pesa meno sul prodotto interno europeo. Il che deve indurci a ritenere sbagliate alcune delle politiche che siamo stati chiamati ad applicare. Due dati (che devo a Marco Fortis) sono determinati: dal 1995 al 2011 il nostro avanzo primario non solo era un record, ma quotava il doppio di quello tedesco, i rigorosi eravamo noi; dal 2011 al 2014, restando in avanzo primario, il nostro debito pubblico cresce più di quello degli altri. Bisogna essere più che ottusi per non capire che la causa non è l’innata malandrineria, ma la gigantesca cretineria delle politiche che stiamo applicando. Noi denunciavamo gli anni in cui pagavamo in minor crescita il maggiore rigore, chiedendo tagli alla spesa anziché aumento delle tasse, ma la pochezza suicida è oggi, quando paghiamo in recessione e debito che cresce senza spingere l’economia un controproducente ossequio al dogma imposto da chi, intanto, prende un illecito vantaggio sulle nostre imprese. Eccolo, il nostro inferno fiscale. Senza neanche il pur imbarazzante vantaggio della più grande economia nera del continente.

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti