Impegni globali nel vertice del G8 contro i ‘paradisi fiscali’

Le proteste contro la globalizzazione in primo luogo, all’insegna dello slogan, bello e immaginifico, “Un altro mondo è possibile”, animate soprattutto dal Comitato Nordirlandese del Congresso Irlandese dei Sindacati (Northern Ireland Committee of the Irish Congress of Trade Unions).
Il complottismo poi, dopo l’ultimo incontro del Bilderberg, nel sobborgo londinese di Watford, ecco il G8 dei “Signori del Mondo” svolgersi in un esclusivo hotel a Lough Erne, villaggio della contea di Enniskillen, scelta fortemente contestata a causa della coincidenza con la stagione delle marce lealiste e i rischi di attacchi di repubblicani dissidenti.
Infine il protagonismo del premier inglese, il conservatore David Cameron, passato dall’incontro ultrasegreto del Bildelberg (dipinto come l’avverarsi del “complotto demo-plutocratico-giudaico-massonico” del turbocapitalismo planetario o, se si preferisce, dello “Stato Imperialista delle Multinazionali”, se lo si guarda rispettivamente dalle destre e dalle sinistre totalitarie e, comunque, occasione di incontri per “orientare” le tendenze del mercato globale) al G8 come capo del Governo del Paese attualmente alla presidenza del Vertice.
Il summit, costato 60 milioni di sterline (circa 70,5 milioni di euro) dovrebbe servire a Cameron per rallentare la sua notevole caduta di consensi in Gran Bretagna, a causa della crisi economica, della disoccupazione di massa e dei tagli al Welfare. E probabilmente, la proposta agli altri “Grandi” della Terra (ma mancano ormai Paesi dalle economie in costante crescita come Cina, India e Brasile, ma anche Sud Africa) di una ferrea lotta all’evasione fiscale aveva come obiettivo quello di recuperare consensi su di un tema sensibile per le classi popolari e il ceto medio, attraverso l’istituzione di un “registro centrale” delle tasse per “sradicare” il fenomeno delle “società segrete in luoghi segreti” a livello internazionale, attraverso i cosiddetti “paradisi fiscali”.
Ecco, quindi, che il G8 di Belfast è diventato il vertice delle tre T, trade, taxation and trasparency (commercio, tassazione e trasparenza), con gli impegni in agenda per la riduzione della fame nei Paesi poveri, presi già nel 2005 a Gleneagles. Una discussione che, probabilmente, circa gli esiti finali e, quindi, i risultati, ha risentito dell’emergenza della guerra civile in Siria e della rivolta in Turchia, area geopolitica strategica sia per i Paesi della Nato che per la Russia. E la lotta all’evasione fiscale quindi? Come nel “Cinque Maggio” di Alessandro Manzoni: “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza”.

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