
Io no so se questi sondaggi che circolano e che vedono il NO in netto vantaggio (oggi il Corriere ne pubblica uno in grande spolvero di Pagnoncelli, ieri ndr) siano o meno attendibili.
Del resto lo scopriremo tra poco più di tre settimane.
Ma c’è un precedente storico. E riguarda una consultazione cruciale come quela odierna: il taglio della scala mobile.
A fine marzo 1985 (quindi circa due mesi e mezzo prima del voto), il settimanale Panorama pubblicò un’indagine realizzata dall’istituto SWG su un campione di 1.561 persone (rilevazione 15-17 marzo 1985).
I risultati indicavano: 50,2% intenzionato a votare Sì (cancellazione del decreto) 10,1% intenzionato a votare No (conferma del taglio)
circa 40% di indecisi.
Gli analisti dell’epoca commentarono che il divario appariva difficilmente recuperabile in così poco tempo e che molti indecisi avrebbero probabilmente scelto il Sì.
In alcune sedi politiche (soprattutto tra i promotori del referendum, PCI e CGIL) circolavano stime ancora più favorevoli, che arrivavano a parlare di un 80% a sostegno dell’abrogazione.
Tuttavia questi sondaggi si rivelarono molto imprecisi. Il risultato finale fu:Sì (abrogare il taglio) → 45,7%
No (mantenere il taglio) → 54,3%
Affluenza → 77,9%
Si trattò quindi di una delle più clamorose “sorprese” (o errori) della storia dei sondaggi italiani: nonostante le previsioni molto ottimistiche per il fronte del Sì, prevalse nettamente il No, segnando una pesante sconfitta politica per il PCI di Berlinguer e per la CGIL.
Stefano Pillitteri

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