
L’Artico (o Artide), l’estremo nord del mondo, è sempre stato considerato una regione misteriosa e affascinante. È il luogo del sole di mezzanotte e dei mesi di buio, della banchisa e del pack. Inoltre, circondato dalla Russia, dall’Alaska, dalla Groenlandia e dai Paesi scandinavi, è un luogo d’incontro fra continenti che sembrano quasi darsi la mano attorno al Polo Nord.
All’Artico è dedicato il recente saggio di Alessandro Giraudo, intitolato, appunto, Quando i coccodrilli nuotavano nell’Artico. Ghiaccio, storia, potere (Il Mulino, ottobre 2026). Un libro che unisce una ricostruzione storica di come quest’area fosse conosciuta in tempi remoti (e di come venisse considerata nelle varie culture) ad analisi scientifiche e geopolitiche sulle conseguenze dello scioglimento dei ghiacci e sui relativi scenari futuri.
Ma è anche un libro ricco di aneddoti e curiosità: ad esempio, si parla dell’errore di Tolomeo e di quello «voluto» di Mercatore; si spiega perché, in passato, fossero le popolazioni native americane ad avere una conoscenza più approfondita della regione; si racconta dei vichinghi, ma anche della famiglia Caboto, dell’epopea dei merluzzi e dei suoi legami con il Concilio di Trento, nonché delle spedizioni di Bering e Nobile. Si ricorda, inoltre, la vendita dell’Alaska, che avrebbe potuto avere altri acquirenti.
«Ma», si chiederà il lettore, «che cosa c’entrano i coccodrilli?». C’entrano, eccome, perché tra 100 e 40 milioni di anni fa i coccodrilli (o comunque i loro progenitori) vivevano e nuotavano nell’Artico. È un capitolo affascinante, che ci riporta a un Mar Artico con temperature simili a quelle dell’attuale Florida.
Ma ancora più rilevante è chiedersi: che cos’è oggi, per noi, l’Artico?
Una nuova cornucopia, capace di offrire immense risorse all’umanità (dal petrolio alle terre rare), o un nuovo centro di conflitti, un fragile vaso di Pandora fra i ghiacci?
Per secoli l’Artico è stato un mondo lontano, misterioso e quasi inaccessibile. Poi le guerre mondiali, durante le quali è stato teatro di importanti battaglie navali, e la Guerra fredda lo hanno trasformato in uno spazio strategico, dove i sottomarini navigano nel silenzio sotto la calotta polare e gli aerei militari ne sorvolano i cieli. (Ma perché alcune navi mercantili procedono in retromarcia?)
Oggi – scrive Alessandro Giraudo – tutto sta cambiando di nuovo: lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove possibilità per la pesca, i commerci e la navigazione.
L’autore osserva che le rotte polari possono dimezzare i tempi di percorrenza fra Asia ed Europa e che già oggi alcune metaniere attraversano quei mari senza l’assistenza dei rompighiaccio.
Di conseguenza, l’Artico fa gola a molti: governi, imprese minerarie, compagnie di trading, armatori, operatori turistici. Lo dimostra l’accordo tra Washington e Copenaghen, che blinda la presenza militare statunitense e riafferma la sovranità danese.
Il confine estremo del mondo potrebbe diventare un nuovo Mediterraneo, uno dei grandi crocevia economici e geopolitici del XXI secolo.
Sarà una miniera di opportunità per l’umanità o la miccia di nuove contese?

Lascia un commento