I processi a carico di Anna Maria Franzoni, di Avetrana (Concetta Serrano e Sabrina Misseri), Salvatore Parolisi, Albero Stasi, e quello ancora in corso a carico di Massimo Bossetti, ci hanno profondamente indignato. Per non parlare del cattivo gusto di alcuni processi realizzati in televisione che mandano in onda le cose più riservate delle persone, che nulla aggiungono alla notizia (questo è l’aspetto grave; sono ininfluenti ai fini dell’accertamento della verità dei fatti). Qualche giorno fa, il direttore di una televisione privata ha mandato in onda, per l’ennesima volta, il filmato relativo all’arresto di Massimo Bossetti, con l’aggravante del commento; il poveretto non avrebbe gridato la sua innocenza. A parte il fatto che nessuno gli ha comunicato al momento del fermo che nei suoi confronti era stato emesso un ordine di cattura per l’omicidio di Yara Gambirasio, il malcapitato chiedeva al suo responsabile e collega:”ne sai qualcosa tu?” Con tutta probabilità Bossetti pensava a qualche problema sul posto di lavoro della sua impresa, tale da provocare l’arrivo dei carabinieri (furto, truffa). Ma la cosa che più ha lasciato in noi il fermo disappunto è che sono stati resi pubblici dalla Procura i filmati e le registrazioni degli interrogatori e degli incontri in carcere di Bossetti con la moglie. Erano ben due gli inquirenti ad incalzarlo con domande a raffica, sperando che il muratore di Mapello cadesse in contraddizione, ma lui si è sempre proclamato innocente. E poi le domande sui presunti amanti della moglie Marita (purtroppo anche questa parte degl’interrogatori è stata trasmessa in televisione). E più Massimo Bossetti escludeva ogni possibilità d’infedeltà da parte della moglie, più gli inquirenti lo incalzavano. Tutto questo è assurdo; la vita privata di una giovane donna come Marita data in pasto ad un’opinione pubblica morbosa. Quattro famiglie rovinate; quella di Massimo, dei suoi genitori, della sorella e del fratello. Oltre 25mila test del dna eseguiti a spese dei contribuenti. Un investimento senza precedenti, per che cosa? Per un processo indiziario. Per un dna prelevato dal cadavere di Yara, rimasto per mesi esposto alle intemperie, al quale manca una delle sue componenti essenziali. Dispiace a tutti della tragica fine della piccola Yara, ma è ragionevole pensare che un uomo di 44 anni che si presenta bene, con una bella moglie, possa essere attratto da una tredicenne simpatica, ma con l’apparecchietto in bocca e non certo attraente da un punto di vista sessuale? Del caso di Alberto Stasi si può dire tutto e il contrario di tutto, ma quando nel corso del processo il procuratore generale della Cassazione afferma di non aver capito come stanno le cose, in questa vicenda giudiziaria e chiede l’annullamento del processo o l’assoluzione dell’imputato per l’omicidio di Chiara Poggi, come si fa a mandare in prigione per 16 anni un ragazzo, senza che sia stato fugato ogni ragionevole dubbio circa la sua colpevolezza? Si riduce tutto all’indizio delle scarpe; le avrebbe lavate perché non si sono trovate tracce di sangue. Ammesso e non concesso che le abbia lavate (sbagliando) ma sarebbe comprensibile ben sapendo che in Italia la prima cosa che fanno gli inquirenti è mettere sotto torchio le persone prossime alla vittima. E’ andata meglio a Raffaele Sollecito e Amanda Knox, che dopo essere stati condannati in secondo grado, sono stati assolti dalla Corte di cassazione dall’accusa dell’omicidio di Meredith Kercher. La loro vita è stata rovinata dalla carcerazione e da otto anni di processi, ma nessuno ha chiesto loro scusa. Anna Maria Franzoni, Salvatore Parolisi, Concetta Serrano e Sabrina Misseri, sono tutte persone condannate sulla base di indizi. Il Parlamento dovrebbe riformare in modo radicale le leggi, che risentono ancora dell’impronta data dal codice Rocco varato in epoca fascista. Non dovrebbe essere più possibile ai nostri giorni, condannare un cittadino per omicidio, senza prove vere, solo sulla base d’indizi. Lo Stato è nato per difendere i cittadini. Nei fatti, lo Stato è l’ostacolo quotidiano, con il quale gli abitanti devono combattere. Questa non è democrazia!
Quando i cittadini sono vittime dei processi indiziari…
Non dovrebbe essere più possibile ai nostri giorni, condannare un cittadino per omicidio, senza prove vere, solo sulla base d’indizi.
Info Roberto Fronzuti
Fronzuti Roberto, editore e giornalista. Nel 1967 Inizia l’attività giornalistica collaborando con varie testate. Nel 1968 Fonda e tuttora dirige il settimanale d’informazione “L’Eco di Milano e Provincia”. Ha fondato le riviste di settore mensili, “Stampare” e la pubblicazione “F & C Magazine” tradotta anche in inglese e spedita in altri paesi. Dal 1970 al 1980 ricopre incarichi a livello amministrativo nel Comune di San Donato Milanese, nel ruolo di assessore alle Finanze e Commercio. Nel 1992, su nomina del Presidente dell’0rdine dei Giornalisti, entra nel Consiglio di Presidenza dell’Istituto per formazione al Giornalismo Carlo De Martino. Dal 1992-1997, viene eletto nel Consiglio direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Dal 1997 ad oggi, è Segretario Nazionale della Associazione onlus “Tribunale per la Tutela della Salute”.
Ad oggi, Editorialista del settimanale on-line www.pensalibero.it, dal 1
gennaio 2016 è stato nominato direttore de Il Globulo, la rivista dei Donatori di Sangue dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

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