Sull’autobus delle 10 del mattino ci saranno state una decina di vecchiette. Eleganti e pettinate, si vedeva che non erano allo sbando.
La prima a destra non faceva che lagnarsi di una gamba e la seconda a sinistra della schiena. All’inizio rimasero sul vago e si scambiarono solo i nomi delle medicine. Ma la curiosità morbosa delle altre le fece entrare più nel particolare. Entrai, entrammo, allora tutte in sala operatoria o dove solo un esperto di anatomia del corpo umano potesse attenderci. Una lunga ed esasperante descrizione di parti lesionate, ulcerate, infettate ed ancora purulente accompagnava nel bollore umido del bus queste nostre nonne, così malate e tuttavia così capaci di parlare tanto e svelto, con quel caldo che mi aveva azzerato la pressione, ma a loro no, che purtroppo l’avevano alta assai.
Dalle anamnesi degli ultimi 10 anni emersero una lunga catena di diabeti, calcoli , prolassi, psoriasi, cisti, flebiti, cateratte, artrosi, artriti ( deformanti) bubboni vari, piaghe essudative e trombosi.
Gli infarti ed i tumori li lasciarono ai mariti, per lo più defunti.
Dopo una sparata collettiva contro medici e ospedali, se la presero con le tasse, le pensioni ed i condomini.
Finiti quelli ( io volevo scendere, ma tutti gli autobus in fila parevan zeppi di ottantenni fintamente arzille come quelle ) se la presero con i partiti, con i governi, con il comune, con le nuore, con le cognate e qualcuna persino con il prete.
Non contente mi fecero il riassunto della cronaca nera degli ultimi mesi e sputarono sui neri e sugli arabi,albanesi e rumeni, sugli indiani i pakistani e i filippini, contro i giovani ribelli, offesero tutti, persino i vigili e per estensione naturale anche i carabinieri e la polizia. Ad un certo punto inveirono giacchè c’erano, contro drogati,lesbiche e finocchi.
A tre fermate dall’arrivo, quella rabbia schiumosa mi aveva contagiato ed ora anch’io mi sentivo malata e razzista, sfiduciata ed incazzata contro tutti.
Cercando di distrarmi contando i semafori che mi separavano dalla fine di quello strazio capii di colpo quanta ragione avessero i romani a togliersi dai piedi certi vecchi rimbambiti. Scesero praticamente tutte insieme, quasi al volo,come se intuissero quei pensieri, incuranti dei calli e delle unghie incarnate issati su tacchi poco adatti ad eterne inferme.
Per penitenza o forse per potermi consolare ripensai allora ad un circolo di certe vecchie dame, conosciute una ventina di anni fa , loro coetanee: donne anziane, dignitosamente belle, che ancora ci tenevano alla vita e all’amore ed alla bella vita ed al sesso, che bevevano martini a mezzogiorno giocando a carte ed ammiccando ai camerieri.
Elena Ronconi

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