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Quale sarà il futuro delle monete digitali?

Bitcoin e criptovalute, oggi prive di valore, potranno funzionare solo rendendole convertibili in oro e argento e facendole circolare come loro sostituti

di Gerardo Coco | 5 Giugno 2016

Le monete digitali o criptovalute permettono di effettuare pagamenti online direttamente da un soggetto ad un altro, in modo anonimo, senza passare attraverso il sistema bancario e sono gestite collettivamente dal network degli utilizzatori (i nodi della rete). Sono il risultato di una formidabile tecnologia, la blockchain, un database progettato per fare transazioni e assimilabile a un estratto conto pubblico che conferma e convalidata tutte le transazioni. L’intero network conosce il saldo di ogni portafoglio digitale esistente e invalida qualsiasi tentativo di manipolazione. Sono frazionabili all’infinito e quindi utilizzabili per ogni tipo di pagamento. La quantità delle cripto valute, predeterminata da un algoritmo che ne riproduce la scarsità, non può essere inflazionata. Ciò che resta da capire è se impulsi magnetici, ossia «non cose» possano costituire il fondamento di un sistema monetario di un’economia complessa.

Circa due secoli fa, l’uomo d’affari ed economista David Ricardo (1772-1823) fece questo ragionamento. Supponiamo, scrisse, che in un mercato chiuso circoli un milione di monete d’oro e che ciascuna moneta contenga cento grani d’oro fino. Data una certa velocità di circolazione e una certa quantità di merci si avrà un certo livello di prezzi. Supponiamo, ora, che il governo tolga da ogni moneta 10 grani. Allora ogni moneta non conterrà che 90 grani ma malgrado ciò, il livello dei prezzi (cioè il valore della moneta) non sarà alterato se lo stesso numero di monete resta in circolazione. Il governo può continuare a togliere oro dalle monete 20, 30 grani e così via, finché tutto l’oro è tolto e le monete diventano semplici gettoni senza “valore intrinseco”: se la quantità non è aumentata, la capacità di acquisto della moneta gettone sarà la stessa di quella della moneta aurea. Si conclude quindi che anche se la moneta è formata da una sostanza priva di qualsiasi utilità diretta, essa conserva valore (cioè capacità di acquisto rispetto alle merci), purché sia emessa in quantità limitata. Quindi, in base a questo ragionamento anche«gettoni magnetici» come le criptovalute prodotte dai computer, sarebbero denaro.

Molti, tra cui i creatori delle monete digitali, hanno preso alla lettera questo celebre esempio, trascurando che nel sistema ricardiano l’oro non scompare affatto perché il valore dei sostituti monetari (i gettoni), affinché non si inflazioni, deve essere sempre equivalente a quello della quantità d’oro che essi sostituiscono nella circolazione. L’esempio fu solo un tentativo pedagogico di spiegare il nocciolo della teoria quantitativa (per mantenere il valore di una moneta bisogna limitarne la quantità) e convincere della convenienza a usare sostituti monetari al posto dell’oro, troppo costoso a prodursi per la circolazione interna. E’ l’essenza del Gold Exchange Standard, ideato proprio da Ricardo e durato fino al 1971. In questo sistema l’oro è il mezzo di pagamento internazionale (e l’argento moneta sussidiaria), serve a saldare i deficit commerciali e presuppone necessariamente un rapporto di conversione con i sostituti monetari di cui impedisce emissioni arbitrarie.

Se si fossero ricordati di tutto questo, i creatori delle monete digitali avrebbero evitato clamorosi errori il primo dei quali è di averne fissato unilateralmente e a priori la quantità con un algoritmo. Nella realtà il denaro non può essere una quantità fissa. Ricardo, infatti, parla di quantità limitata, non fissa e fa riferimento a un livello di prezzi e a una velocità. Se chiamiamo P il livello dei prezzi, M la quantità di moneta, V la sua velocità e Q la quantità di merci prodotte, l’equazione P=MV/Q, che esprime la teoria quantitativa nella sua forma più semplificata, può essere risolta solo dal mercato non da un algoritmo. Altrimenti si cade nell’errore dei pianificatori che, «regolamentando», ottengono risultati opposti a quelli desiderati.

Se l’offerta monetaria resta fissa, il valore dipende ovviamente dalla domanda e se c’è un’aspettativa di rialzo, si arriva al paradosso di far apprezzare le valute digitali come quadri d’autore o come francobolli rari come infatti è accaduto dal 2010 al 2013 quando i bitcoin si sono rivalutati 20.000 volte. Chi li ha acquistati ha fatto un investimento speculativo. Bene. Ma allora non si tratta di denaro che è numerario e unità di conto la cui caratteristica è la stabilità non la volatilità.

Accortisi dell’errore gli analisti hanno cercato di modificare l’algoritmo in modo da far coincidere domanda e offerta. Altro ma stesso errore. La domanda aggregata consiste delle domande di milioni e milioni di individui che vengono riadattate costantemente in risposta alle continue mutazioni dell’economia, degli stili di vita e della tecnologia. Pensare di calcolarla matematicamente è una follia collettivista.

Quanto al problema del credito non è stato neppure sfiorato. Le valute digitali possono andar bene per micro pagamenti ma non per un’economia creditizia dove le transazioni non sono regolate a pronti. I periodi di produzione non coincidono con quelli delle vendite, l’attività economica è caratterizzata da fluttuazioni, irregolarità e sfasature temporali tra spese e redditi che solo il credito, che non è una quantità fissa, può colmare e stabilizzare.

Il denaro non può essere una «non cosa» o un’entità matematica. Il valore dell’oro può essere calcolato in termini di petrolio e viceversa, in quanto entrambe sono merci che hanno un valore indipendente. Per misurare valori bisogna possedere valore. Come il metro è l’unità di lunghezza che misura ogni altra lunghezza e il kilogrammo è l’unità di misura del peso, la ricchezza deve essere misurata da un’unità di ricchezza. Ora qual è il valore hanno le criptovalute? E’ il derivato di dollari, euro, yen, sterline con cui si acquistano ma che non hanno valore indipendente in quanto rappresentano debiti di terzi. Che valore avrebbero, infatti, le monete digitali se le valute da cui derivano perdessero valore? La risposta è ovvia: quello dell’oro (o dell’argento), monete reali, le uniche a sopravvivere a un olocausto monetario grazie al loro valore indipendente.

E allora il futuro possibile e desiderabile delle monete digitali non può che essere quello di ancorarle all’oro e all’argento e farle circolare come loro sostituti. La convertibilità conferirebbe loro il valore di cui oggi sono prive, stabilizzandole immediatamente e trasformandole da «non cose» in «certificati informatici» rappresentativi dei preziosi. Hackers e perfino impulsi elettromagnetici di un’esplosione atomica potrebbero annullare la memoria dei computer ma non l’oro e l’argento custoditi nei depositi. Il credito poggerebbe su una base indipendente di ricchezza e non sui debiti. Si tornerebbe al sistema ricardiano, ma reso più efficiente dalla tecnologia esistente e con la quale si potrebbe finalmente realizzare un sistema di pagamenti alternativo, decentrato, senza frizioni, solvibile e globale. Gli anni delle banche centrali e del sistema bancario tradizionale potrebbero essere davvero contati.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banche, banche centrali, euro, futuro, governo, mercato, sistema bancario

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Orazio Covolo

    6 Giugno 2016 alle 22:11

    Questa volta sono d’accordo con Lei.
    Restiamo però limitato a queste pseudo monete….
    Mi sono confrontato pochi giorni or sono con il sito byoblu.com, e sul Blockchain e Bitcoin, affermando a mio modesto parere che tali monete Bitcoin, non erano supportate dal nulla, (a parte il cambio Bitcoin – Euro) ne tanto meno la Blockchain in quanto mi sembra a dir poco assurda l’ipotesi che tutti i computer potessero avere in memoria tutto il sistema di pagamenti internazionali — Nota del giornalista!!!!!
    Ma, a parte il fatto che come giustamente fa notare Lei, che non si parla mai di credito con tali monete, avevo aggiunto al mio commento che tale situazione non poteva andare lontano… anche perché occorre osservare che lo Stato, chiede come pagamento delle tasse non bitcoin ma Euro, mezzo di pagamento di cui lo stato non ha più potere di emissione salvo quello di tassare!!!
    Particolare che affossa in parte l’utilizzo.
    Tale sistema può andare bene per scavalcare le banche come possibile alternativa per i pagamenti, ma nulla più.
    Restando in materia di oro=moneta, noto una venatura di fondo “austriaca”?
    Di quanto detto su Riccardo, questo non lo sapevo… non si smette mai di imparare.
    Distintamente.

    Rispondi

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