L’ultimatum lanciato una decina di giorni fa dall’Arabia Saudita e dai suoi alleati contro il Qatar, e scaduto il 5 luglio, evoca – per quanto diversi siano i contesti – quello con cui poco più di un secolo fa Vienna reagì all’attentato di Sarajevo. Può sembrare un paragone azzardato, visto che nel 1914 il rigetto dell’ultimatum trascinò in un catastrofico conflitto tutte le grandi potenze dell’epoca, mentre oggi assistiamo a un braccio di ferro all’interno di una piccola organizzazione regionale araba, il Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Eppure alcuni esperti, soprattutto americani, non esitano a ipotizzare che la crisi possa sfuggire di mano (non probabile, ma possibile) e l’incendio propagarsi oltre i confini del Gcc. Un incidente fra forze saudiane e navi inviate dall’Iran per alleviare il blocco imposto al Qatar, incidente volutamente provocato o meno, potrebbe fare scattare un conflitto locale di medie proporzioni. Ma il pericolo di una sconfitta dell’Arabia Saudita potrebbe condurre a un coinvolgimento degli Stati Uniti. Ciò per le stesse ragioni che spinsero Bush senior ad attaccare l’Iraq nel 1991, cui si aggiungono ora il carattere impulsivo del presidente Trump e la fissazione di molti suoi collaboratori e di buona parte del mondo politico di Washington sull’ostilità all’Iran, abilmente fomentata dalla lobby pro-israeliana. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=4047

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