Una delle principali cause della guerra con la Russia risiede in tempi molto lontani. Cominciò il giorno che l’Italia decise di dismettere le centrali nucleari di Montalto di Castro e Caorso, cioè quando si rifiutò attraverso il referendum, di dare al paese un’abbondante autonomia di risorse energetiche che l’avrebbero messa al riapro dall’obbligo di approvvigionarsene all’estero. Questa scelta, era influenzata da posizioni anti nucleariste, che in generale si stavano affermando non solo in Italia ma in Europa ancor prima dell’unione monetaria, nonostante molte nazioni vicine avessero impianti nucleari ben funzionanti. La rinuncia dell’Europa per una politica nuclearista fu compensata solo in parte con lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi del mar del nord, quelli del carbone, surrogati come il fotovoltaico, l’eolico. Ciò provocò l’indomani del crollo dell’Unione sovietica ripercussioni inaspettate. Gli oligarchi ne presero il posto, attraverso logiche del tutto, o in parte, legate a mafie interne, al FSb, e alla delinquenza comune che imperversava e imperversa in Russia. A Mosca, dove la democrazia è assolutamente sconosciuta, le rivendicazioni di molte repubbliche ex sovietiche per l’indipendenza era fortissima, portò alla deriva l’ex impero. L’abbondante ricchezza di risorse primarie come gas e nafta, era ed è, un enorme affare che la Russia ha potuto gestire offrendo, all’unico mercato che ne aveva necessità, mezzi finanziari e tecnologici , il suo approvvigionamento: l’Europa. Milioni di persone che mandano in fumo tonnellate di gas e petrolio. Ogni mattina e sera in colonne lunghissime di auto, o con i numerosi altri mezzi di trasporto per raggiungere il loro posto di lavoro. La Germania, in primo luogo, ma anche l’Italia, era interessata a creare società miste con gasdotti provenienti dalla Russia. Eravamo alla fine del 1987 e l’Italia di fatto usciva dal nucleare, mentre in seguito società tedesche in mano a Helmut Kohl, avrebbero fatto accordi per i gasdotti siberiani. Nel 1991 in piena disfatta sovietica, scoppia la prima guerra Cecena. La Cecenia non è mai stata doma dal giorno che la Russia l’occupò al tempo dello Zar Alessandro I già nel 1817 e nota col nome di conquista russa del Caucaso. In particolare, appunto, le regioni di Cecenia e Deghestan. Perché, allora, questa nuova guerra che riecheggiava nelle nostre pagine di giornale, vaghe e lontane dalle tragedie civili imposte dall’esercito Russo? Per il Gas e il petrolio del Caucaso. In Europa. Sul Mar Caspio. Mettere mano sulla Cecenia voleva dire avere un punto strategico più vicino alla ricca Europa. L’Unica che, dismesso il nucleare poteva comprare lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e del gas, trasportato attraverso i gasdotti che sarebbero arrivati via Mar Nero, al vecchio continente. L’eroismo del popolo ceceno e di Dudaev, musulmano ancora non fondamentalista, ma pervaso da sentimenti indipendentisti, riuscì per un lungo periodo a resistere. L’assassinio di Dudaev nel 1995 rimise in discussione le sorti di questa piccola regione caucasica. Nel 1999 Putin inventò un nuovo casus belli, come affermato dalla giornalista Politovskaia, uccisa da sicari in un ascensore di un palazzo di Mosca: per riprendere la guerra, Putin accusò la Cecenia di avere nottetempo minato un grande palazzo della periferia di Mosca, facendolo crollare su se stesso e causando una strage di morti civili. Di conseguenza fu rasa al suolo Grozny, la capitale cecena, con bombardamenti a tappeto. In quella guerra furono uccise dall’esercito russo a filo di lama altre migliaia di persone civili inermi che fuggivano dal loro paese. Nel complesso i russi uccisero dai centocinquanta ai duecentomila ceceni. Dopo anni di guerra e rocamboleschi episodi, la legge coranica della Sharia imposta da Kadirov, fu il suggello di un accordo con Putin per un reciproco soccorso, al punto che anche l’FSB non ha mai visto di buon occhio tale intesa. In più occasioni kadirov , poi, aveva salutato giubilante la strage di Charlie Hadbo a Parigi. Kadirov si era anche proposto d’invadere per Putin l’Ucraina, oggi occupata dai carri armati russi. Questo perché la Russia dopo Maidan ha continuato l’unica politica che storicamente sa fare: quella di occupare e invadere altri popoli e nazioni. Per questo motivo e per nessun altro, la Russia è soggetta a sanzioni mai troppo dure. L’Europa e l’Italia in particolare, disconoscendo l’uso pacifico dell’atomo è responsabile in parte delle tragedie di questo nuovo secolo. L’Europa non esiste come stati uniti, lo si è capito a Minsk nel gennaio 2015. Non ha una banca federale come gli Usa. E’ divisa da lingue differenti e oggi i paesi che la compone, sembrano tra loro più distanti. Li accomuna solo il fabbisogno di petrolio e di gas. L’ipocrisia dell’Europa si sta di nuovo manifestando come nel 1938, quando decise di pagare un tributo alla Germania di Hitler assai caro sulle spalle dell’umanità.
Enrico Martelloni

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