Energia e guerra in Ucraina
L’indipendenza energetica del vecchio continente, in testa l’Italia, è un passo necessario per la pace e la sicurezza.
Per fermare la guerra tra l’Ucraina e l’invasore russo c’è solo una cosa da fare per l’Europa: Immediatamente cessare di comprare dalla Russia il suo Gas. Per questo motivo, nel contorto incrocio tra affari e diplomazia, continuano a morire e a combattere gli ucraini, per la propria indipendenza. Anime morte che dovrebbero al contrario del romanzo omonimo di Gogol, rendere a Putin il disprezzo da parte di tutta la comunità europea e americana. Cicikov comprava anime morte per il suo prestigio personale e tali anime, ancora vive per l’ultimo censimento russo, permettevano al personaggio di Gogol di poter scalare la società possedendo più servi della gleba d’altri funzionari dello Stato zarista. Ecco, per legge del contrappasso, a Putin spetterebbe il contrario: l’infamia. L’Europa è invece, indecisa, senza una politica estera unita e coerente. Ha interessi e scambi commerciali di vario genere, attracchi portuali per le navi russe, compra il gas e il suo petrolio. La Francia, consegna in questi giorni una nave da guerra appena costruita su commissione della Russia, prima di inasprire le sanzioni contro Putin e i suoi oligarchi di fiducia. Dimostrazione che, nonostante la tragedia dell’abbattimento dell’aereo civile dove sono periti 298 anime, il vecchio continente è debole, mostrando il suo declino nel proscenio politico internazionale. E’ una grottesca posizione quella francese davanti ai fatti di questa tragedia. Hollande, si permette quasi di dire: Sì, scusate, appena vendo questo pezzo di ferro galleggiante con cannoni a Putin, poi gli dico anche io che certe cose non si fanno e gli impongo le sanzioni punitive. Siamo alle comiche, al ridicolo. L’Italia, non è da meno, una politica estera non l’ha mai avuta, ma se si può scusarla per questo rispetto ai cugini d’oltralpe, non è scusabile in quanto a politica energetica attiva, cessata ai suoi albori nell’era di Enrico Mattei. Il nostro Paese si è ben guardato, privo com’è di materie prime, di creare una qualche sia valida forma d’indipendenza energetica dai paesi fornitori, instabili politicamente e per altre faccende umanitarie; né ha pensato di fare una politica del risparmio. Ottusamente, con poca lungimiranza, ha percorso l’idea demagogica di rifiutare il nucleare, quando tutta l’Europa ha fatto investimenti e ricerca in tal senso distribuendo anche vicino ai nostri confini nazionali, numerose centrali. Poco ha senso raccontare, che non siamo capaci di costruirle, lamentando la nostra attitudine ad imbrogliare e la nostra inaffidabilità materiale e morale a fare le cose per bene, che ci umilia davanti a noi stessi, prima che di fronte ad altri Paesi. La Germania ha, invece, nel suo carnet investimenti miliardari nei gasdotti russi dimostrazione che gli affari sono affari. Comprensibile che fino ad oggi i tedeschi sono andati cauti con le sanzioni a Putin cercando vie più morbide, influenzando la politica estera europea. Facile; perché la politica estera europea non esiste o è molto annacquata, senza uno Stato federato europeo, tipo Stati Uniti, con annessi e connessi. La debolezza europea trova in questa drammatica circostanza il pugno duro dai paesi ex sovietici e di quelli, come la Finlandia che in korelia gli ha combattuti per difendersi dall’invasione. Certo non un politico italiano potrà essere indicato ad una coerente politica estera europea almeno nei nomi proposti. La Gran Bretagna sostiene una posizione più decisa ed esemplare, forse perché meno dipendente nella sua politica energetica da Putin, seppur nella finanza londinese, gli oligarchi russi hanno fatto affari. La tragedia del Boeing abbattuto nei pressi di Donetsk, ha scosso finalmente le coscienze e posto come obbiettivo urgente quello di dare un solido sostegno all’Ucraina ed opporre un muro deciso a Putin? Finalmente il vecchio continente avrà capito che l’indipendenza energetica, in testa l’Italia, è un passo necessario per la pace e la sicurezza? Sarebbe la prima vera e utile riforma per il nostro paese. Un punto di forza per l’Europa e i suoi affari commerciali e civili.

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