
L’Ucraina non ha ceduto e Putin deve passare dalla missione speciale alla guerra vera e propria contro l’Europa, “l’Occidente collettivo”.
Dice oggi Alexander Dugin in una intervista a Sputnik:
«Esiste un termine militare — «intimidazione» — che significa instillare nell’avversario la ferma convinzione che noi lo superiamo in modo così schiacciante in forza e potenza che qualsiasi resistenza è del tutto futile. Non si tratta di mera intimidazione; è la deliberata distruzione della volontà di combattere del nemico attraverso la dimostrazione di una potenza schiacciante. Dobbiamo iniziare a mettere in atto questo tipo di intimidazione in modo sistematico».
Aggiunge il filosofo rossobruno caro a Putin e ai nostri filofasciorussi di destra e sinistra:
«[Dobbiamo] elevare lo status delle nostre azioni a una vera e propria guerra. Una guerra nel senso letterale del termine contro l’Occidente collettivo sul territorio ucraino».
Credo che oggi Dugin interpreti il comune sentire del vertice putiniano. La guerra aumenterà di intensità. Ma non soltanto nel territorio ucraino, immagino, perché per sperare in una ritirata europea e un negoziato favorevole sarà necessario alla Russia diffondere panico nell’opinione pubblica anche alimentando manifestazioni di massa promosse e gestite dalle quinte colonne presenti in tutti gli stati dell’Unione. Trump, uscito malconcio dal negoziato con l’Iran, non ha probabilmente ancora deciso cosa fare, se schierarsi apertamente con Putin o attendere le sue mosse, e intanto crea cinicamente confusione fra gli Europei, obiettivo strategico per entrambi. In questa situazione c’è da aspettarsi che salteranno gli equilibri politici interni in diversi stati e in Italia prima degli altri, attraversati come siamo dalle forze putiniste da destra a sinistra.
Il ruolo e la tenuta dei partiti e movimenti che sostengono l’Ucraina diventerà allora decisivo. Non basterà dichiarare solidarietà a Kiev: bisognerà reggere la pressione quando le piazze rumoreggeranno e le coalizioni entreranno in convulsione. È in questo contesto che i soggetti liberaldemocratici dovranno dimostrare di che pasta sono fatti. Un ruolo specifico toccherà al neo costituito @s_pubblico perché lo scontro troverà il suo scenario istituzionale principale nel Parlamento Europeo, dove si deciderà non una battaglia tattica ma la direzione politica dell’Europa per i prossimi anni. È lì che la figura di @pinapic Pina Picierno, fondatrice di Spazio Pubblico, con la sua riconosciuta influenza trasversale dentro il PE di cui è vicepresidente, rappresenterà una risorsa essenziale in un momento in cui lo scontro si sposterà sulle istituzioni comunitarie, il vero campo di battaglia per il futuro dell’Europa.
Marco Taradash

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