• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Putin e l’ossessione del Donbass

Dei due oblast che lo compongono le forze russe controllano la quasi totalità del Luhansk e il 75% circa del Donetsk. Anche se non esistono dati ufficiali sul conflitto, stime ufficiose ma credibili indicano il computo delle vittime della parte russa in più di un milione fra morti e feriti. Quando le armi taceranno si faranno i conti e Putin, in un modo o nell’altro, sarà tenuto a giustificare le conseguenze delle sue decisioni davanti alla propria opinione pubblica, seppur drogata da anni di indottrinamento mediatico

di Paolo Bergamaschi | 2 Novembre 2025
Foto: la battaglia di Bakhmut – 10/3/2023 – Ucraina / Donbass – Un missile russo ha appena bombardato una base militare a Sloviansk il 10 marzo 2023

Quella del Donbass per Vladimir Putin più che una rivendicazione costruita su presupposti manipolati e farlocchi è diventata un’ossessione. Dei due oblast che lo compongono le forze russe controllano la quasi totalità del Luhansk e il 75% circa del Donetsk. Troppo poco per l’inquilino del Cremlino per presentarsi a un eventuale tavolo negoziale dopo un accordo di cessate-il-fuoco che cristallizzerebbe la linea del fronte odierna. Nel settembre del 2022 la Federazione Russa ha unilateralmente annesso quattro regioni dell’Ucraina, incluso le due del Donbass, senza controllarne completamente alcuna dopo avere inglobato la Crimea nel marzo del 2014.

Undici anni di guerra prima sobillata e poi pilotata e conclamata senza avere la decenza di chiamarla per nome spacciandola ancora oggi come ‘”operazione militare speciale”. Anche se non esistono dati ufficiali sul conflitto, stime ufficiose ma credibili indicano il computo delle vittime della parte russa in più di un milione fra morti e feriti. Si tratta di un numero spaventoso che fa il paio con quello della parte ucraina meno consistente ma altrettanto grave vista la popolazione ridotta. Quando le armi taceranno si faranno i conti e Putin, in un modo o nell’altro, sarà tenuto a giustificare le conseguenze delle sue decisioni davanti alla propria opinione pubblica, seppur drogata da anni di indottrinamento mediatico. Come è spesso accaduto nei periodi post-bellici i veterani di guerra costituiscono una mina vagante in grado di destabilizzare la situazione se le promesse non vengono mantenute. Degli scenari di invasione dell’Ucraina ipotizzati da Mosca non si è realizzato nemmeno il “piano C”.

Evaporato in poche settimane nella primavera del 2022 il “piano A”, ovvero la rapida occupazione di Kiev e la rimozione di Zelensky, abbandonato nell’estate dello stesso anno il “piano B” che prevedeva la conquista della mezzaluna russofona che va da Kharkiv a Odessa ribattezzata in Novorossiya (Nuova Russia) dai circoli ultra-nazionalisti di Mosca, non rimane che la terza opzione ovvero la rivendicazione originale con il pieno controllo del Donbass e almeno a questa Vladimir Putin non vuole o non può rinunciare. Se lo facesse sarebbe a rischio di contraccolpi interni dagli sviluppi imponderabili.

In questo contesto trovare la quadra per Donald Trump, assurto al ruolo di pacificatore, è un’impresa davvero complicata al punto di indurlo a congelare il vertice con il pari grado russo che avrebbe dovuto tenersi a Budapest nel giro di pochi giorni dopo la lunga telefonata del 16 ottobre. Poche settimane fa mi trovavo a Izium, uno dei punti caldi dell’oblast di Kharkiv a ridosso della linea del fronte. Parlando in un bunker con i membri di un centro operativo di soccorso e evacuazione dei soldati feriti mi descrivevano la situazione come difficile ma tutto sommato stabile. Yuri e Disney, i due uomini poco più che trentenni che dirigevano le operazioni mostravano sulla cartina la linea di contatto che negli ultimi mesi, nella zona, non si è praticamente mossa. Originario di Dnipro il primo e di Kyiv il secondo mi raccontavano di essere a disposizione 24 ore al giorno sette giorni su sette ma di non provare per questo stanchezza o nostalgia di una casa che non visitavano da tempo. «Il 70% dei feriti una volta ristabiliti vuole tornare al fronte», sottolineavano con convinzione a dimostrazione della determinazione del popolo ucraino a resistere all’aggressione russa nonostante la disparità delle forze in campo.

La guerra, però, non fa sconti a nessuno tra i muri degli edifici bucati dai proiettili degli obici e dei droni di una città spettrale che ha dimezzato la popolazione. Contrariamente a qualche mese fa, tuttavia, l’ipotesi di una cessazione delle ostilità non è più campata per aria ma una prospettiva in grado di materializzarsi se sussistono certe condizioni. Una di queste è senz’altro capire di quanti altri brandelli di territorio ucraino servono a Putin per salvare la faccia in un quadro economico interno che ormai manifesta crepe allarmanti. Dopo avere sbocconcellato la Moldavia sottraendo la Transnistria, amputato la Georgia annettendo alla Federazione Russa, di fatto, l’Abkhazia e l’Ossezia meridionale, tenuto in scacco per 30 anni l’Azerbaigian e l’Armenia soffiando sul fuoco del conflitto in Nagorno Karabakh la strategia del Cremlino impone anche a Kyiv di pagare il suo dazio di territorio. Unica fra le ex repubbliche sovietiche in Europa a non subire le minacce di Mosca è la Bielorussia ma per questa basta e avanza Aleksandr Lukashenko.

L’inverno incipiente, intanto, offre alla Russia l’occasione per provare ancora una volta la spallata decisiva, sia distruggendo le infrastrutture energetiche in tutta l’Ucraina, sia assassinando i civili come denunciato dalla commissione di esperti indipendenti delle Nazioni Unite nell’ultimo rapporto del 27 ottobre. Crimini di guerra e crimini contro l’umanità per i quali, si spera, qualcuno in Russia sarà chiamato a pagare. Se si arriverà ad una pace giusta e duratura.  

Paolo Bergamaschi

(da Vita.it)

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: conflitto ucraina, Donbass, donetsk, missili tomahawk, nato, putin, Russia, Ucraina

Info Paolo Bergamaschi

Paolo Bergamaschi è nato a Viadana (MN) e ha vissuto per anni a Bruxelles. Ha lavorato per 25 anni come consigliere politico presso la Commissione Esteri del Parlamento Europeo. Veterinario di professione, collabora con riviste, siti web e quotidiani con reportage e analisi di questioni europee e avvenimenti internazionali. E’ spesso ospite di programmi radiofonici che trattano di politica estera. E’ musicista e cantautore con sei cd all’attivo. Ha pubblicato Area di Crisi-Guerra e pace ai confini d’Europa (La Meridiana, 2007), Passaporto di Servizio (Infinito edizioni, 2010), L’Europa oltre il muro (Infinito edizioni, 2013), Terre d’Oriente (Infinito edizioni, 2017) e Terre di Nessuno (Infinito edizioni, 2020).

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti