In un libro (“Machiavelli teorico delle crisi“) che curai per la ricorrenza dei 500 anni de Il Principe, nell’Introduzione accennai alla necessità per una teoria politica in grado di creare modelli efficienti di incorporare il concetto di “generazione”. Dell’importanza di questo fattore sono ben consci i sondaggisti che, dopo aver sintetizzato le risposte con una media generale, poi le riclassificano per fasce di età. Spesso accade che, così interrogata, la realtà assume contorni diversi dal primo impatto.
È il caso di un sondaggio effettuato in Russia da Vciom, una società specializzata nel settore e controllata dal Cremlino. L’esito non doveva circolare tra il pubblico, ma le slide riassuntive, fatte pervenire ai funzionari per discussioni riservate, sono uscite all’esterno, finendo su Meduza e poi su tutti i giornali. Si tratta di un sondaggio per il Comitato Centrale della Federazione Russa, organizzato dal Cremlino a fine giugno.
Secondo quanto riportato, agli intervistati è stato chiesto quale fosse la loro visione della guerra: “Alcuni dicono che il l’attività militare in Ucraina dovrebbe cessare il prima possibile. Altri credono che non sia ancora il momento di farla finita. Con quale punto di vista sei più d’accordo, il primo o il secondo?“
Sulla base dei documenti a disposizione di Meduza, il 30% degli intervistati ritiene che “l’attività militare in Ucraina” dovrebbe essere “terminata il prima possibile”. Un altro 13% ha affermato che è difficile rispondere alla domanda, mentre il 57% ha affermato di ritenere che la guerra dovrebbe continuare.
La sorpresa arriva nella fascia di età 18-24 anni, il 56% ha sostenuto la fine della guerra, mentre il 19% vorrebbe che continuasse. Nella fascia di età 25-34 anni, il 43% per cento desidera che la guerra finisca, mentre il 41% vuole che continui.
Nel complesso, più la fascia di età è anziana, più è alta la percentuale di intervistati che ha sostenuto la guerra. Tra gli intervistati con più di 60 anni, ad esempio, il 72% ha dichiarato di volere che il conflitto continui.
Sempre secondo i dati del sondaggio, nelle due città principali, Mosca e San Pietroburgo, circa il 40% degli intervistati voleva che la guerra finisse, mentre il 48% voleva che continuasse. Più alto il consenso nelle altre grandi città russe (quelle con una popolazione di oltre un milione) con il 62% degli intervistati che in media ha espresso sostegno per la sua continuazione.
Interessante anche la rilevazione del sostegno in relazione ai media. Tra gli “utenti Internet attivi”, il 47% degli intervistati ha affermato di volere che la guerra finisca, mentre il 35% ha affermato di volere che continui. Tra i telespettatori, tuttavia, solo il 22% sostiene la fine della guerra, mentre il 68% desidera che continui. Come si sa, in Russia la televisione è controllata direttamente o indirettamente dal regime.
I giornali in genere sottolineano che i giovani sono contrari alla guerra perché toccherebbe a loro farla, mentre i più anziani sarebbero favorevoli perché vissuti sotto il comunismo, e quindi nostalgici. Sono spiegazioni superficiali. Gli anziani sono in maggioranza a favore della guerra perché abituati a ragionare in modo ideologico e quindi più sensibili alla propaganda “anti-imperialista” dell’attuale regime, identica a quella comunista. Sotto il martellamento dei media filogovernativi questa fascia di popolazione, che ha subito le privazioni prima e dopo la caduta del muro, cade facilmente nella propaganda che addossa al ‘cattivo’ occidente la causa dei propri mali.
Tra i giovani il fattore generazionale è decisivo. Chi ha meno di 40 anni, in netta maggioranza, ha una mentalità e un’apertura verso il nuovo sconosciute ai più anziani. Il loro modello di riferimento è l’occidente e vedono nella guerra non un mezzo per risolvere problemi interni ma un residuo del passato, uno strumento che la politica usa per accrescere il consenso e la presa sulla società e l’economia.
Questo sondaggio –e i giornali hanno glissato su tale aspetto per superficialità e ignoranza– indurrà il Cremlino a usare una certa prudenza nell’allargamento della guerra che, è bene ricordarlo, non è stata dichiarata all’Ucraina. E non a caso, perché il dichiararla implicherebbe una mobilitazione generale, con tutti i giovani chiamati alle armi. E sappiamo dalla storia che in Russia i giovani, quando si ritrovano in armi e ammassati in eserciti, in genere mal diretti e con grandi problemi di logistica (accentuati dalle ruberie, un aspetto costante e di enormi dimensioni), finiscono per rivolgere le armi contro i propri governanti.
Luciano Priori Friggi
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