Qualcuno sa il vero motivo della crisi di governo? Ovvero, è in grado di spiegare, senza giri di parole la natura del dissenso? Insomma: c’era da votare, ovvero convertire in legge, un decreto che prevedeva una serie di sostegni per aiutare a superare le mille difficoltà derivanti da covid, guerra, costi energetici, ed altri fattori straordinari. Nessuno potrebbe negare che siano necessari, e nessuno lo ha fatto. Dunque, per capire le mosse del capo(?) dei 5Stelle è inutile fare ricorso alla scienza politica; più opportuno ricorrere alla psicanalisi. Siamo di fronte a Giuseppe Conte che, divenuto politico per caso, non pare avere metabolizzato le ansie, i dispetti, le sconfitte che la competizione politica presenta ogni giorno a chi ci si vuole cimentare. E che, in tal modo condizionato, ha disfatto già due governi, si accinge a distruggerne un terzo, e non fallirà nell’impresa, da non escludere meritoria, di finire di cancellare il partito che generosamente gli ha conferito tante opportunità.
Della crisi del governo Draghi, si capisce con chiarezza una sola cosa: che fa molto piacere a Vladimir Putin e alla sua guerra di aggressione alla Ucraina. Non è certo, perché non provato, che dietro ci sia qualche “manina” estera che abbia agito in tal senso. E nemmeno che gli autori, in primo luogo Conte, di tanto sfacelo ne fossero consapevoli. Ma questo, lungi dal rassicurare, preoccupa assai di più. In quali mani siamo stati in questi anni e potremmo ritornare ad essere: persone che non si rendono conto, oppure non si preoccupano degli effetti disastrosi dei loro atti, affidati a risentimenti che in politica non dovrebbero esserci, essendo di per se un continuo e legittimo scontro di interessi.
Ma da questa incredibile vicenda potrebbe nascere del buono. Da decenni, non sappiamo più, in Italia, da cosa un partito differisca dall’altro: non lo possiamo intendere, quanto meno, a leggere i loro programmi. E da altrettanto tempo si cerca di forzare gli italiani ad un bipolarismo mai realizzato se non sotto specie di confuse e contrapposte ammucchiate. Ora, invece, potrebbe essere non più così. Questa vicenda ha ulteriormente chiarito un discrimine importantissimo, che già ha segnato la nostra storia. Alle prossime imminenti, o imminentissime, elezioni si tratterà di scegliere fra Occidente, Europa e democrazia, da un lato, e populismo, autocrazie e regimi autoritari dall’altro. Subito dopo la seconda guerra mondiale, gli italiani, pure con una pluralità di partiti, seppero fare la scelta giusta e meritarsi decenni di crescita economica e civile. Oggi siamonuovamente di fronte a questa scelta che porterà dentro i partiti non pochi scompigli. Perché non sarà consentito restare in mezzo al guado: da Berlusconi con il caro “amico” Putin, al Pd con i suoi ostinati nostalgici del “glorioso” impero sovietico. Tutti i leader politici si dovranno dotare di profili ben delineati. Per quelli che non se la sentissero o non ne fossero in grado, ci sarà la possibilità di richiamare in servizio Giuseppe Conte, che appare sempre più vicinoalla disoccupazione politica.
Nicola Cariglia

Io non sono tanto sicuro di ciò che mi viene raccontato in nome dell’occidente e della libertà. Beb sapendo da dove proviene……
Stai chiedendo troppo ai cittadini italiani caro Nicola (chiamarli popolo è troppo impegnativo). Dimentichi cosa diceva nel 19° secolo il barone Von Metternich che probabilmente aveva ragione: “l’Italia e solo un’esèressione geografica”. Difatti, dove sono gli italiani?
“””Tutti i leader politici si dovranno dotare di profili ben delineati.”””
iniziando proprio da quello che da qualche decennio mancano: essere “Leader partitici”. Ovvero, avere qualche titolo, particolare, utile al popolo (bue), che ritengono di rappresentare in base a professorali e dottorali titoli accademici … manco i Nobel.