I giornali ucraini trasudano soddisfazione. Non più uno “zar, ma un mendicante”: come partner “affidabili” hanno umiliato Putin al vertice della SCO, si può leggere.
Al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato i leader di Cina, India, Turchia e Iran, oltre a parlare con i capi delle ex repubbliche sovietiche.
Putin non ha ottenuto risultati concreti durante il vertice. E, soprattutto, nessuno a Samarcanda ha sostenuto il militarismo della Russia. Inoltre, gli interlocutori del presidente russo hanno parlato pubblicamente con lui di pace.
Il Daily Telegraph scrive che Putin non ha fatto aspettare il suo arrivo ai suoi partner, come è avvenuto in passato. Questa volta ha dovuto aspettare lui stesso.

C’è poi da registrare l’assenza dei leader di Cina e India all’incontro serale “senza legami” organizzato dal presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev.
E se Putin ha preso parte alla cena e ha posato per una foto in comune, Xi Jinping ha deciso di rifiutare sia la cena che il servizio fotografico.
Non si pensi che sia gossip, in diplomazia queste cose contano.
Il leader indiano Modi -che viene descritto in genere come un nazionalista- ha aperto l’incontro con un discorso sulla necessità di “democrazia, diplomazia e pace” e ha accolto con favore l’opportunità di “discutere il progresso verso la pace“. In un dialogo con il presidente russo, Modi ha affermato direttamente che “l’era attuale non è un’era di guerre“.
I giornalisti dicono che quando Modi ha fatto questa osservazione, il capo del Cremlino ha stretto le labbra, ha guardato Modi, poi ha rivolto lo sguardo in basso prima di toccarsi i capelli sulla nuca.
“Conosco la sua posizione riguardo al conflitto in Ucraina, le sue preoccupazioni, che esprime costantemente – gli ha risposto Putin – Faremo di tutto per fermarlo il prima possibile“.

Ovviamente si stratta della solita tecnica russa, dire una cosa e farne un’altra: mentire è ormai una seconda natura, e non da oggi, si pensi alla pubblicazione di oltre un secolo fa dei “Protocolli dei Savi di Sion”.
Con la Cina l'<alleanza> è impari.
Infatti, già prima dell’incontro tra Putin e Xi Jinping, si è verificato un evento che ha dimostrato come la Cina non sia tanto un alleato quanto un concorrente della Russia. Prima di arrivare a Samarcanda, il Presidente della Repubblica popolare cinese ha visitato la capitale del Kazakistan. Durante i negoziati con il presidente di questo paese, Kasim-Zhomart Tokayev, sono state ascoltate le sue parole sulle garanzie di sovranità e integrità territoriale del Kazakistan.
È quindi la Cina che garantisce per il Kazakistan, ovviamente soprattutto rispetto alle mire imperiali russe.
“A Samarcanda , il presidente russo è stato più un diligente supplicante, riconoscendo che la Cina potrebbe avere ‘domande e preoccupazioni’ sulla guerra e promettendo di affrontarle. Il leader cinese, nel suo discorso pubblico, ha parlato della “responsabilità di un grande potere di svolgere un ruolo di primo piano nel portare “stabilità in un mondo travagliato” – e in questi commenti si intravede una critica nascosta”, scrive il Washington Post.
Il vertice, in cui si sono incontrati i presidenti di Cina e Russia, ha dimostrato che “la fallita guerra di Putin in Ucraina sta indebolendo l’influenza della Russia” in Asia centrale, scrive l’analista britannico Timothy Ash. Crede che invece della Russia, la Cina acquisirà maggiore influenza in Asia centrale, così come la Turchia nel Caucaso settentrionale.
Tutto questo è corretto. C’è concordanza di fondo tra i commentatori più accreditati che non la Russia ma la Cina si avvantaggi della della guerra in Ucraina, all’est, mentre nella storica area di influenza turca, sia Erdogan a riappropriarsi della scena.
Tenendo conto del fatto che la Russia ha fallito i suoi obiettivi, quelli veri, imperiali, anche a Occidente, comunque vada a finire la guerra in Ucraina, è ora di cominciare a valutare le alternative che si proporranno al probabile crollo delle federazione russa e le conseguenze sul diverso assetto delle Relazioni Internazionali che ne scaturirà.
Luciano Priori Friggi

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