
Vladimir Putin sarà a San Pietroburgo per i prossimi due giorni, 21 e il 22 dicembre. La città ospiterà l’ormai tradizionale incontro informale dei leader della Comunità degli Stati indipendenti (Csi) e una riunione del Consiglio economico supremo eurasiatico. Lo ha riferito l’ufficio stampa del Cremlino, citato dall’agenzia Tass. Putin terrà anche colloqui bilaterali con i leader di diversi Paesi. L’Unione economica euroasiatica (Uee) comprende, in particolare, Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan. La Csi è, invece, attualmente composta da 11 Paesi: Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Ucraina. Tuttavia, Moldavia e Ucraina da tempo non sono coinvolte nelle attività dell’organizzazione. Il Consiglio dei ministri della Lituania ha stanziato 22 milioni di euro a favore dell’industria della difesa ucraina e delle iniziative internazionali per la ricostruzione delle infrastrutture militari del Paese. L’inviato russo per i colloqui sull’Ucraina, Kirill Dmitriev, è arrivato a Miami, stando a quanto riferito da una fonte russa all’Afp, per partecipare ai colloqui sull’Ucraina con gli inviati Usa. Il presidente ucraino Wolodymyr Zelensky afferma di “non essere sicuro” che l’incontro tra Stati Uniti, Ucraina e Russia produrrà “nuovi” risultati. L’inviato presidenziale russo, Kirill Dmitriev, ha bollato come “un attacco alla pace” l’articolo del Wall Street Journal in cui si afferma che “l’improbabile ascesa diplomatica di Steve Witkoff è stata sostenuta da due sostenitori: Donald Trump e Vladimir Putin”. Secondo il The Wall Street Journal, “il Cremlino ha alimentato l’ascesa dell’amico di Trump, Witkoff, con il rilascio di prigionieri, emarginando i diplomatici di carriera” e avrebbe chiesto all’inviato Usa di recarsi in Russia senza la Cia. Dmitriev ha quindi rimarcato che l’articolo del Wsj “è stato programmato appositamente per indebolire le discussioni di pace, ma non fa altro che rafforzare la comune determinazione per la pace e la sicurezza”. Sui territori del Donbass, territorio ucraino parzialmente occupato dai russi, “ho spiegato che non sarà possibile che noi ce ne andiamo e che l’esercito russo rimanga, perché non crediamo che una zona libera del genere sia sicura”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky parlando con i giornalisti, come riporta Rbc-Ucraina. Zelensky, ha auspicato che gli Stati Uniti a “esercitino maggiore pressione sulla Russia” nel giorno in cui una delegazione di Kiev è attesa a Miami per nuovi colloqui. “Gli Stati Uniti devono chiarire: se non c’è una via diplomatica, allora ci sarà una pressione totale”, ha dichiarato Zelensky ai cronisti, alludendo alla possibilità di maggiori forniture di armi o all’estensione delle sanzioni a Mosca. Solo gli Stati Uniti possono convincere la Russia a mettere fine alla guerra in Ucraina. E’ la convinzione ribadita dal presidente Volodymyr Zelensky, che ha parlato con i giornalisti a Kiev. “Credo che questa forza esista negli Stati Uniti e nel presidente Donald Trump – ha detto – E credo che non dovremmo cercare scelte agli Stati Uniti. Tutte le possibilità sono discutibili in quanto non è certo che sarebbero in grado di farlo”.
La Russia si sta preparando a cooperare con gli Stati Uniti nell’Artico. Lo ha scritto su X l’amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale presidenziale per la cooperazione economica con i paesi stranieri, Kirill Dmitriev, dopo aver riferito sempre su X di essere in viaggio per Miami, in Florida, per colloqui sull’Ucraina. La Russia ha continuato i suoi attacchi contro la città e le infrastrutture della regione di Odessa, nell’Ucraina meridionale, provocando un grave incendio nel più grande terminal di olio vegetale del Paese, mentre il bilancio delle vittime dell’attacco di venerdì sera è salito a otto. Mosca ha intensificato i suoi attacchi nelle ultime settimane contro la regione di Odessa, sul Mar Nero, colpendo strutture portuali, infrastrutture energetiche, ponti e altre infrastrutture civili, nel contesto dei colloqui mediati dagli Stati Uniti volti a porre fine al conflitto.
Giuseppe Basilico

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