
Da tre anni l’economia russa è in stato di guerra. Mosca brucia risorse in armamenti, sussidi, controlli di capitale e propaganda, mentre sanità, istruzione e infrastrutture si sgretolano. L’energia, un tempo leva di potere, oggi viene svenduta a Pechino e Nuova Delhi a prezzi da saldo, trasformando la Russia in un ambulante del gas con la bandiera rossa.
Putin vola a Pechino per trovare un partner che lo sollevi da questo macigno. L’idea è rilanciare il progetto BRICS come cartello anti-occidentale. Ma il nodo resta lo stesso: senza un ceto medio che alimenti consumi interni, senza un’economia capace di autofinanziarsi, è tutto fumo. Russia e Cina continuano a reggersi su modelli da pseudo schiavitù, salari compressi e consumi domestici ridotti al minimo, costrette a riversare all’estero la loro produzione.
Il paradosso è evidente: per avere un ceto medio servono welfare, salari reali in crescita, regole chiare per il capitale, tribunali indipendenti, trasparenza. In una parola: democrazia economica e civile. Ma per Russia e Cina sarebbe come segare il ramo su cui siedono le loro oligarchie parastatali. Possiamo davvero immaginarle come democrazie funzionanti? Nemmeno nei loro incubi peggiori.
Intanto l’Occidente, con le sue valute di riferimento, i mercati profondi e i protocolli finanziari globali sotto controllo, osserva e ride. Perché il dollaro e l’euro non sono solo moneta: sono fiducia, prevedibilità, tribunali imparziali e regole scritte che valgono anche domani. Una moneta di riserva non nasce da un vertice a Pechino, ma dalla certezza che il capitale possa entrare e uscire senza paura.
Il progetto BRICS si arena sulle sue stesse contraddizioni: economie incompatibili, interessi geopolitici divergenti, lingue e sistemi politici inconciliabili. L’Europa ha impiegato decenni di compromessi e crisi per costruire una moneta unica, e ancora oggi ne paga i limiti. Pensare che Russia, Cina, India, Brasile e Sudafrica possano farlo per decreto è pura sceneggiata.
Alla fine, Putin non cerca un alleato, cerca un fesso. Qualcuno disposto a caricarsi il costo di una guerra che sta spolpando la sua economia e riducendo la Russia a satellite energetico della Cina. Ma nel mercato globale nessuno fa beneficenza: o hai consumi, o hai capitale, o hai innovazione. Putin non ha nulla di tutto questo. Solo armi, gas e illusioni.
E l’Occidente, che tiene ancora in mano la grammatica della finanza mondiale, può permettersi il lusso di sorridere.
Piero Terracina

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