• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Pupi radicali

Incurante degli ammonimenti dell’arguto Bordin («Marco non ha voluto infierire, non ha forzato la mano, però ne esce ammaccato»), lo storico leader declama, tuona, sentenzia. Si bea degli applausi e dei signorsì. Si compiace della plebiscitaria unanimità. E non si accorge, dal pulpito sacerdotale di un ateismo ortodosso, che la sua nave sta colando a picco.

di Giulio Laroni | 8 Novembre 2006

E’ finita l’opera dei pupi radicale: tutto è andato come doveva andare”, commenta – una marionetta tra le mani con le sembianze della Bernardini – il Pannella luciferinamente soddisfatto dell’ultima, esilarante vignetta di Vincino apparsa sul Corriere dello scorso 6 novembre. E rappresenta in modo mai così preciso quella realtà irricevibilmente oligarchica, insopportabilmente elitaria e intollerabilmente centralista che è diventato oramai da troppi anni il Partito Radicale. Un movimento che dimentica la base, i militanti, il territorio. Soffoca ogni iniziativa venuta dal basso. Affida ai microfoni di Radio Radicale le parole d’ordine per frotte di peones pronti a portar firme e a scattare sull’attenti. E fonda la sua azione politica sulla delirante saggezza di un simpatico vecchio pazzo. Facendo arrabbiare persino Daniele Capezzone, già fido braccio destro del canuto presidente, che chiede di non scordarsi di quei Radicali che hanno fatto scelte diverse. Chiede di dare un taglio alle trite e ritrite rievocazioni delle antiche battaglie abortiste e divorziste. Chiede di non guardare con troppa indulgenza alle malefatte del bonario curato di campagna.
Ma il vecchio pazzo, tra sordi colpi di tosse e contorti funambolismi verbali, non ci sente o non ci vuol sentire, e il giovanotto manda giù il boccone e se la mette via: «E’ stata approvata la mozione unitaria – osserva con la consueta espressione diligente – che è la fotocopia della mia relazione. E Marco ha detto che la nostra differenza è solo nei toni…».
Incurante degli ammonimenti dell’arguto Bordin («Marco non ha voluto infierire, non ha forzato la mano, però ne esce ammaccato»), lo storico leader declama, tuona, sentenzia. Si bea degli applausi e dei signorsì. Si compiace della plebiscitaria unanimità. E non si accorge, dal pulpito sacerdotale di un ateismo ortodosso, che la sua nave sta colando a picco.

Giulio Laroni
g.laroni@pensalibero.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Giulio Laroni

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Beppi Lamedica

    16 Novembre 2006 alle 23:51

    Gli interventi di Franco e G.-M. di Rubano mi sollecitano alcune precisazioni.
    A Franco dico che ha frainteso nel ritenere che Veneto liberale, il Tavolo permanente dei liberali veneti e il Coordinamento dei liberali vogliano riunire i liberali. I liberali non sono mai stati uniti, quindi riunirli sarebbe come raddrizzare le gambe ai cani. Quello che è possibile fare è di tentare di “mettere assieme” i liberali anticonservatori, moderati e radicali, riformisti e riformatori che potrebbero ottenere il consenso elettorale pari ad una percentuale di due cifre. Nessun paragone con il PLI di Malagodi, corrente esterna della DC. La DC oggi non c’è più e di conservatori ce ne sono troppi, mentre riformisti e riformatori sono timidi o rassegnati.
    Inoltre
    a) Perchè ingiuriare la Bonino?
    b) I liberali hanno avuto un qualche peso politico grazie un certo signor Camillo Benso conte di Cavour
    c) Gobetti e Amendola, Rossi e Sogno non hanno avuto molta “simpatia” per il regime “mussoliniano”, pur essendo stati liberali. Di liberali, liberisti e libertari ce ne sono stati, effettivamente, troppo pochi. I tempi oggi sono più favorevoli, visto che il secolo dello statalismo lo abbiamo lasciato definitivamente alle spalle.
    d) Non ho mai preteso che i liberali diventassero rivoluzionari di sinistra. Destra e sinistra sono categorie desuete che personalmente non uso più da decenni. A propria volta i liberali sono stati rivoluzionari perché hanno realizzato uno stato in cui il monarca non era più legibus solutus e dalla sovranità proveniente da Dio si è passati alla sovranità popolare. Perché non lo possono più essere, oggi che i tempi sono più favorevoli, non lo capisco proprio.

    Rispondi
  2. G.M.

    16 Novembre 2006 alle 21:50

    Contree le vent è un provocatore e lo conosciamo bene. Fa cose pregevoli che sottendono risposte. Le piu varie. Non avariate.
    allora:
    a)che la Bonino sia disponibile per ogni seggiola non lo dico il ma la storia di questa Repubblica;
    b)che i liberali abbiamo avuto un qualche peso politico lo si deve a personaggi come Malagodi;
    c) che i liberali, oltre alla lor storia che gli ha fatto fare liste comuni con Mussolini, abbiano anche tentato di “contemporaneizzarsi” distaccandosi dal puro “liberismo”: LAISSEZ FAIRE, LAISSEZ PASSER, è altrettanto vero visto come, attraverso Baslini hanno riscoperto l’anima laica che ha risvegliato molte coscienze addormentate;
    d) che i liberali, come pretende La Medica diventino rivoluzionari di sinistra mi sembra fuori posto. Ognuno deve portare la cultura che ha.
    Solo Pannella è l’uomo per tutte le stagioni visto che quando succede qualcosa lui (citato da Bordin) l’aveva gia detto.
    Non ha purtroppo il carisma dell'”ipse dixit”, altrimenti: o sarebbe un fallimento, o dovrebbe ottenere almeno la preferenza del 50+1 degli italiani.
    Se desideriamo tutti quindi “ottenere qualcosa”, dobbiamo “rinunciare a qualcosa”, cosa che mi sembra non compare in queste discussioni. Allora o restiamo tutti coglioni, o restiamo tutti impazziti.
    Ma credo che sabato rinsaviremo se non vogliamo perdere solo tempo e denaro.
    “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis”.

    Rispondi
  3. puccio cartoni

    16 Novembre 2006 alle 20:28

    “Pupi radicali “? In realtà non mi pare che i “pupi” siano non solo nel partito radicale………Con l’abolizione del voto di preferenza tutti gli elettori italiani sono oramai dei pupi alla mercé dei burattinai di destra e di sinistra (parole che ormai non significano più alcunchè di serio )! Soffermarsi solo sui radicali e su Pannella , al limite , può sembrare del folklore politico , ma il fatto grave è la situazione generale nella quale siamo stati gettati…..!

    Rispondi
  4. franco

    14 Novembre 2006 alle 14:14

    Beppi, alcune cose sono condivisibili.
    Sui radicali, sui fallimenti radicali, abbiamo opinioni diverse…
    Resto dubbioso su una cosa: se in 60 anni, quando ce n’erano i presupposti, il PLI aveva il 2% dei consenti, oggi che – dopo la caduta del comunismo – tutti si dicono liberali (esclusa forse l’estrema destra e l’estrema sinistra), chi e cosa si intende riunificare? Per arrivare ancora una volta ad un partito del 2%?
    Poi, ovviamente, contrastare questo sistame politico è necessario ed è necessario che ognuno, con le proprie forze e le proprie convinzioni ci metta quello che può…
    E’ interessante il tavolo dei liberali, ottimo come metodo, ma ad oggi si rischia di non capire più chi è liberale (e quindi il tavolo è vuoto) o meglio tutti si dicono liberali (e quindi il tavolo è vuoto ugualmente).
    ciao

    Rispondi
  5. ramon de castagno

    10 Novembre 2006 alle 21:52

    Gentile Beppi La Medica, non se ne abbia a male. Nel campo laico e socialista i tavoli abbondano, i distinguo si sprecano. Di umiltà manca ogni traccia.

    Rispondi
  6. Beppi Lamedica

    10 Novembre 2006 alle 21:17

    Replico a Franco poi tento di spiegare perché è opportuno che i liberali stiano con i liberali.
    I meriti di Pannella non sono ascrivibili solo agli anni ’70. Se nel mio precedente intervento avevo ridotto gli esempi agli anni’70 è perché il mio interlocutore parlava di argomenti degli anni ’70 (divorzio e aborto). Non vivo nel passato perciò non posso cancellare 25 anni di lotte liberali, liberiste e libertarie che tu, invece, dimentichi.
    In particolare il successo del 1999 non fu affatto dovuto “a fatti contingenti”, come da te ritenuto. Fu un risultato scientificamente perseguito ed ottenuto. Era la conseguenza della lotta per emancipare il popolo produttivo, della scelta di temi liberali e liberisti per la campagna referendaria, dell’assemblea dei Mille e delle incursioni nel nordest.
    L’exploit della lista Bonino alle europee è stato conseguito anche con la vendita dei “gioielli di famiglia”, per contrastare la campagna dei “non notiziabili”. Per la prima volta era stata aperta una breccia nelle mura della partitocrazia e si era realizzata l’opportunità di un grande soggetto di liberali. Quella opportunità, purtroppo, non è stata colta. Occorreva trasformare il partito dei “radicali di professione” in un soggetto meno corsaro perché oggetto della fiducia di masse popolari. Invece i radicali e Pannella incorsero nell’errore di presumersi gli unici liberali, liberisti e libertari, autoisolandosi nei confronti dei propri simpatizzanti. Di lì è iniziata la grave dèbacle. I risultati delle regionali del 2000 e della successiva tornata referendaria segnano l’inizio della crisi. Agli errori sino aggiunti gli orrori dell’ospitalità, dell’alternanza per l’alternativa e all’assurda dichiarazione di considerarsi i “giapponesi di Prodi”, che li ha resi prigionieri di una coalizione conservatrice.
    Sulla gestione da monarca “illuminato” di Pannella, nulla quaestio. Ma Pannella può fare a meno dei radicali, ma non è vero l’inverso.
    Mi scuso con i lettori per questa intrusione da “radicale” per rispondere ad un altro “radicale”, e pongo fine a questa discussione.
    Ritengo più utile parlare da “liberale immoderato”, come si autodefinisce un amico, a moderati laici e socialisti.
    La confusione tra liberali e socialisti non è molto utile come prova l’esperienza della Rosa nel Pugno. Quello che occorre è che i liberali stiano con i liberali e i socialisti con i socialisti. Solo quando avranno saputo costituirsi in soggetti con una certa consistenza potranno, eventualmente, collaborare in occasioni specifiche, purché scelgano il campo anticonservatore. (Ad evitare fraintesi per il sottoscritto ed i suoi amici “conservatori” sono entrambe le coalizioni “perbene e perbeniste”).
    Non è un progetto di immediata realizzazione. Diceva Carlo Rosselli: “[…]Il rivoluzionario che ha fretta, che si scoraggia perché la vittoria non appare ancora vicina, che diventa facile preda del pessimismo, non è un vero rivoluzionario. Il vero rivoluzionario deve saper sfidare il tempo, specie quando il tempo si enumera ad anni, come nel caso di noi italiani. Dalla calma risoluta del rivoluzionario si misura la sua forza…[…] Continuare, insistere, non scoraggiarsi…”
    Ad avviso del sottoscritto e dei suoi amici una opportunità potrebbe esserci nel 2009 in occasione delle elezioni europee. Nel frattempo collaborazioni marginali potranno anche realizzarsi, ma occorre tanta umiltà e tanta voglia di costruire una vera democrazia liberale.
    I liberalsocialisti e i socialisti liberali si troveranno, però, prima o poi a dover scegliere se stare tra i liberali o pensare di “inquinare” i socialisti, dove si sono annidati i comunisti.
    Personalmente ritengo più opportuna, per la lotta alla democrazia populista, la prima scelta essendo la seconda destinata ad essere velleitaria per la capacità degli altri coabitanti di rendere “inoffensivi” soprattutto quelli più vicini ideologicamente.
    In conclusione i liberali stando divisi, nulla possono incidere in questa democrazia populista. Per questo insieme ad amici di altre regioni, stiamo dando vita al coordinamento dei liberali italiani mentre in Veneto è già al lavoro il “Tavolo permanente dei liberali”. Mi auguro che ci sia almeno un po’ di attenzione da parte di chi, tra i lettori, si sente moderato o radicale, riformista o riformatore.

    Rispondi
  7. franco

    10 Novembre 2006 alle 11:01

    caro beppi,
    se (noi) radicali continuiamo a vivere nel passato ricordando le lotte degli anni ’70, siamo destinati a scomparire. Dopo quelle battaglie di libertà, è stato un susseguirsi di errori, di fallimenti, di ricerche di alleanze varie (prima con il centrodestra ora con il centrosinistra). Anche dopo tangentopoli, Pannella non è riuscito a rintagliarsi un ruolo che si poteva assumere visto che intorno c’era terra “di conquista” e l’exploit della Bonino del 1999 è dovuto a fatti contingenti che, peraltro, Pannella non è riuscito a gestire facendo finire tutto in una bolla di sapone.
    Le colpe di 20/25 anni di fallimenti è da imputare ai dirigenti.. in un qualsiasi altro partito/movimento ci sarebbe sicuramente stato un cambio di dirigenza, gente nuova, prospettive nuove… Non credo che altri partiti avrebbero tollerati tanti e tanti errori da parte del proprio leader, l’avrebbero defenestrato dopo il primo (forse il secondo) grosso errore…
    Invece, ciò non è avvenuto, perchè (ed è cosa nota) il movimento radicale è di proprietà di Marco Pannella (idem, radio, siti e quanto gira intorno).
    In sostanza Pannella gestisce il partito come un monarca “illuminato” (secondo lui) che si avvale di cortigiani…
    Questo è il probelma dei radicali e questo, ma spero di no, porterà alla dissoluzione di un partito movimento che ha lotatto per la libertà indivuduale … ma 30 anni fa… molte cose sono cambiate da allora e qualcuno prima o poi oltre che ricordare aborto/divorzio/divorzio/aborto deve ricordare la “pochezza” degli ultimi 25 anni e, soprattutto, gli errori politici (di valutazione) compiuti.

    Rispondi
  8. Beppi Lamedica

    9 Novembre 2006 alle 11:22

    Devo una precisazione a Ramon de Castagno. Ho dimenticato un avverbio: “soprattutto” La frase esatta è la seguente: “ricordiamoci che se in Italia vi è qualche riconoscimento della libertà individuale, lo si deve soprattutto a lui.”
    Non era mia intenzione disconoscere il contributo di laici e socialisti, ma essendo più moderati perché governativi, erano più prudenti. Non mi riferivo solo al divorzio e all’aborto, ma anche a tante altre battaglie cui hanno contribuito i moderati laici e socialisti (voto ai diciottenni e riforma del diritto di famiglia, ad esempio). Mettere sullo stesso piano il contributo di moderati e radicali, di riformisti e riformatori, non corrisponde al vero, anche perché contraddice la natura prudente dei moderati e dei riformisti e la natura temeraria dei radicali e dei riformatori.
    A Giampaolo Mercanzin posso dire che avrebbe fatto meglio a risparmiarsi l’affermazione circa la sete di potere della Bonino.

    Rispondi
  9. Giampaolo Mercanzin

    9 Novembre 2006 alle 07:39

    Dalle ultime, ho una mail di Pannella, sembra che lo SDI faccia gruppo a sè.
    Era e resta una operazione contronatura. I radicali matti da legare, ma liberi, difficilmente poi resteranno dentro “L’Unione”.
    Ci resterà la Bonino, che ha sempre avuto sete di potere e non ha mai disdegnato cariche come quella servitale da Berlusconi nel 1994, in Consiglio d’Europa.
    Staremo a vedere!

    Rispondi
  10. ramon de castagno

    8 Novembre 2006 alle 23:03

    Nessuno tolga a Pannella meriti e demeriti. E a ciascuno sia dato il suo.
    Le due grandi conquiste degli anni ’70, divorzio e aborto, furono possibili perchè, una volta tanto, laici e socialisti italiani parlarono ad una sola voce. La legge che introdusse il divorzio va sotto il nome del liberale Baslini e del socialista Fortuna.
    Assumersi tutto il merito o attribuire ai soli radicali tutto il merito è peggio che ingiusto e falso. E’ un errore politico. Perchè nasconde le potenzialità che ancora oggi potrebbero essere espresse dalla fusione delle esperienze socialiste, socialdemocratiche, liberali, repubblicane e radicali. E il richiamo della Rosa nel Pugno al solo Fortuna è una colossale sciocchezza perchè utilizza un bravo dirigente e parlamentare socialista al fine di abiurare tutto il resto della storia di quel partito.

    Rispondi
  11. Beppi Lamedica

    8 Novembre 2006 alle 22:22

    No, Giulio, Pannella non è un vecchio pazzo. Pannella è un grande uomo
    politico (e sarebbe stato anche un grande statista, se in Italia non ci
    fosse stato il regime partitocratico) che fa grandi azioni (ricordiamoci che
    se in Italia vi è qualche riconoscimento della libertà individuale, lo si
    deve a lui) ma fa anche grandi errori (la presunzione di dare solo lui
    corpo al liberalismo moderno, dopo i successi del 1999). Dal 2005 è riuscito
    addirittura a trasformare i predetti errori in orrori (dall’ospitalità
    pietita alla formula dell’alternanza per l’alternativa). Sono convinto che
    si è reso conto di aver imboccato un vicolo cieco da cui si esce solo avendo
    il coraggio di dissolvere i radicali italiani.
    Deve, però, tenere conto dei molti “radicali di professione” che in questi
    anni non hanno fatto nulla per impedire gli errori e gli orrori, per cui
    giubila Capezzone ma salva la Bernardini, altra responsabile del crollo
    degli iscritti e dell’entrate per autofinanziamento, perchè tesoriera
    uscente.
    Inseguire il sogno della RnP, ossia la mescolanza tra radicali e SDI, senza
    avere il coraggio di riconoscere che era stato un bieco espediente per
    sopravvivere (deputati e finanziamento pubblico), è l’unica strada che gli
    resta per giustificare la scelta di stare nella coalizione prodiana. Sono
    convinto che si augura la crisi del governo di centrosinistra per potersi
    liberare dalla maledetta dichiarazione di essere il “giapponese di Prodi” .
    Nel frattempo tenta di riportare i radicali sulle posizioni del 1999 per
    riprendere la via maestra della radicale alternativa liberale al regime.
    Il guaio è che ogni giorno che passa i radicali italiani dilapidano il loro
    patrimonio. Speriamo che ci lascino qualcosa.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti